giovedì 13 settembre 2012

La PRIMA Riforma Liturgica di Bugnini: le rubriche del Messale Romano del 1962, e del Breviario Romano 1961, sono conformi alla Tradizione?


Da un mio thread sviluppato su Chiesa e post Concilio.
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Perché non riprendere serenamente e approfondire una delle più importanti questioni che più appassionano la Tradizione?

Abbiamo in questi giorni con profitto parlato del Magistero che DEVE essere conforme alla Tradizione immutabile Divino Apostolica di Gesù e degli Apostoli: LEX CREDENDI. Perchè non parlare della Liturgia: LEX ORANDI, di come questa sia cambiata e non certo con il Concilio Vaticano Secondo?

Per la categoria liturgica (così come è stato fatto per il Magistero) perchè una riforma sia genuinamente cattolica si deve o non si deve parlare di legittimo progresso, di maturità di omogeneità di questa che è una legge Liturgica Universale? o si può "cambiare", manomettere e sovvertire, perché "ce lo chiedono i tempi"?

Riprendendo da un altro studio postato vorrei riproporvi questo quesito:

La prima Riforma Liturgica di Bugnini: le rubriche del Messale Romano del 1962, e del Breviario Romano 1961, sono conformi alla Tradizione?

Ovviamente parliamo della Liturgia Latina tradizionale. Il motivo generale di tante cose strane della Liturgia Romana Tradizionale è che nessuno mai si prese la briga di concepirla razionalmente, ed è proprio questa la vera forza del Rito stesso! Il Rito Romano nasce come ripresa consuetudinaria di riprese consuetudinarie, tagliate e riadattate e riproposte, di un nucleo tradizionale Divino-Apostolico trasmesso. Andando avanti così nei secoli si vennero a sovrapporre situazioni liturgiche che nessuno concepì  razionalmente, ma che furono il frutto di rimaneggiamenti e sovrapposizioni. Questo è stato il criterio Tradizionale, che certamente non è un criterio razionale ma è pur sempre un criterio che deve essere accettato, condiviso e difeso, proprio perché Cattolico. [Cfr. di Mario Righetti, Manuale di Storia Liturgica, Libro III: La Liturgia Romana, 1944].

Le tappe dell'involuzione liturgica (cfr. La Riforma Liturgica 1948-1975 di Bugnini) in parole molto povere, sono:
-I salmi ri-tradotti del Breviario Romano detti di Bea, 1945 ma facoltativi.
-La nuova Settimana Santa (sperimentale per il Sabato Santo 1951 ma poi) obbligatoria 1953-1956 (con annessi e connessi di riforme di digiuni, messe vespertine ecc.), simile per certi versi a quella di Paolo VI.
*Rubriche semplificate del 1955.
*Edizione di un codice delle rubriche del 1960 per Messale e Breviario (che di fatto recepisce tutte le riforme degli anni '50)
*Totale soppressione di un buon numero di Ottave e di Vigilie, (ect.): tutte di tradizione antichissima.
*Edizioni tipiche del Breviario e del Messale: 1961-1962,  (che sono semplicemente la logica conseguenza dell'uscita del codice delle rubriche: io questi ultimi quattro punti lo considererei quasi una unica questione).
-Edizioni ad interim 1965-1968
-1969 Rito di Paolo VI, con le sue varianti tra cui il "rito" Neocatecumenale.

La Riforma quindi del 1961-62, fu una semplice RIFORMA DI TRANSIZIONE, come è ben spiegato nei particolari QUI, di matrice assolutamente giansenista, tra l'altro.

Si dirà che il Messale del 1962 è sostanzialmente identico alla Messale precedente. Sebbene il santorale sia pressoché identico la parte più importante, il nucleo di certissima Tradizione Apostolica fu violato. I novatori sapevano che se fosse passata la Riforma di Pio XII della Settimana Santa, si sarebbe da li a breve cambiato il tutto Messale, così come avvenne.
"Primo passo di tale riforma è stata l'opera del Nostro Predecessore Pio XII con la riforma della Veglia Pasquale e del Rito della Settimana Santa (Cf. S. CONGREGRAZIONE DEI RITI, Decr. Dominicae Resurrectionis, 9 febbraio 1951: AAS 43, 1951, pp. 128 ss.; Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 16 novembre 1955: AAS 47, 1955, pp. 838 ss.), che costituì il primo passο dell'adattamento del Messale Romano alla mentalità contemporanea." Tratto dalla Costituzione Apostolica Missale Romanum del Papa Paolo VI che promulgò il Messale rinnovato per ordine del Concilio Vaticano II, 3 aprile 1969.
Chi contesta il Messale Romano, a ragione o a torto, del 1969 :Bugnini 2.0, ingoia però Bugnini 1.0: 1962 senza colpo ferire, con il suo espianto più grave, con le sue soppressioni, semplificazioni, mutilazioni a casaccio.
Chi contesta gli Altari posticci apportati dalla Riforma del 1969: Bugnini 2.0, però dovrà sorbirsi il "tavolinetto" (che è molto più brutto) davanti all'altare, richiesto per la Domenica delle Palme dal Bugnini 1.0 (1953), dove, il sacerdote dà le spalle al Santissimo Sacramento per la prima volta.
Chi dice che "non si può parlare con Dio con la stessa lingua cui si parla al proprio cane": Bugnini 2.0, dovrà poi rispondere in italiano alla Rinnovazione delle promesse battesimali, sempre in italiano, proposte nel Sabato Santo dal  Bugnini 1.0 (1962).

Tutto quello che sarà il Messale del 1969 è  presente, seppur in germe, nel Messale del 1962.

Se vediamo, con stupore, che certo tradizionalismo 1962duista, che ha abbracciato il primo Messale e il primo Breviario di Bugnini, si domanda (o apertamente o sottovoce) se è valido e legittimo il secondo Messale di Bugnini.

Certo altro tradizionalismo invece se dà per certa la validità e la legittimità, pur con qualche legittima e pesante riserva, del secondo di Bugnini (e quindi della sua riforma in genere) continua però a mantenere viva e presente l'ultima riforma Liturgica conforme ed omogenea alla Legge Liturgica universale fedelmente tramandata, arricchita, ma mai violata del Concilio di Trento: le rubriche del 1952 della  Messale Romano editio VI iuxta typicamUltimo Messale (con le sue rubriche) ritenuto valido e legittimo tra l'altro dall'Oriente Ortodosso Cristiano. Un Esempio.


Il non parlarne, non risolve il problema. Siccome che so che tra i nostri più assidui lettori ci sono dei liturgisti che ben comprendo il problema, chiedo loro di farsi coraggio di intervenire per creare un pensiero, per sollevare una problematica che deve essere almeno conosciuta. Il "tanto nella mia Chiesa faccio quello che mi pare, tanto nessuno mi vede", non è un criterio liturgicamente onesto.