mercoledì 7 agosto 2013

VE LO SPIEGO IO FRANCESCO


L'introduzione è superflua, riprendo ciò che è ben detto nella pagina Chiesa e post Concilio.
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Il Foglio: Editoriali e commenti

di Gianni Gennari

Il vaticanista di Avvenire bacchetta l' ermeneutica fogliante sulle uscite "rivoluzionarie" di Papa Bergoglio. Liturgia, estetica e Sacrificio eucaristico Armeni non coglie il senso cordiale e scherzoso con il quale il Papa aveva raccomandato alle suore: "Siate madri e non zitelle!"
Un Foglio più "imperdibile" del solito, quello del primo agosto dedicato in gran parte a temi di chiesa cattolica, e per più di una ragione... Ne enuncio alcune in ordine di precedenza cartacea. A pagina uno Ritanna Armeni riflette sul rapporto tra Papa Francesco e la realtà femminile come tale: "Il Papa delle donne ci stupisca ancora". Esortativo... Un articolo a due facce, come si vedrà. Stessa pagina 1 segue requisitoria a una sola faccia - "People' s Pope (...). Lo storico De Mattei stronca la 'forma" scelta da Francesco" - con ampio spazio anche all' interno, titolo tutto in maiuscolo ancora più deciso - "UNA FALSA IDEA D' AMORE" - e imperativo con immediata ammonizione: "Il Papa non deve cercare troppo lontano i piccoli, gli umili, ce li ha in casa tra i fedeli che sposano evangelo e tradizione. Il vicario di Cristo non è da talk show". Non male, come perentorietà ex cathedra "storica"! Ancora prima pagina, lì sotto: "L' eccezionale normalità di Francesco", con ampio seguito all' interno, ove Piero Vietti espone il pensiero del filosofo Costantino Esposito, cattolico che - testuale - "analizza la ratio del gesuita che parla ai cuori" evidenziando tra l' altro, e per fortuna, il fatto che "ci troviamo di fronte a un uomo contento... perché il Signore lavora nel cuore" e allora se non insiste su certi temi di antica e pur motivata polemica "scombussolando" quelli che solo su quei temi insistevano da sempre, lo fa perché "sa unire così bene amore e giudizio" e non perché non è fedele alla dottrina della chiesa. Non basta ancora, però, perché sempre all' interno - "Niente latino ma canti. Applausi, balletti, qualche obiezione sulla 'disinvoltura' liturgica di Francesco" - per Mattia Rossi "la discontinuità liturgica bergogliana" è eccessiva, e di fatto lo colloca al seguito - ecco il punto, vero? - dell'"antropocentrica dottrina postconciliare" sulla stessa liturgia, e perciò questa "a Lampedusa e Copacabana è stata poco cattolica", pur "in salsa differente", contraddicendo così "gli otto anni di pontificato di Benedetto XVI". Finito? No, e infatti ancora un altro articolo, stessa pagina interna, il quarto dunque, ma del tutto positivo, ove Nicoletta Tiliacos in un bell' articolo informato racconta "La devozione del Pontefice a Teresa di Lisieux, il Dottore della chiesa che chiamava 'fratelli' gli atei". Così il Primo agosto, ma va ricordato che il giorno prima (31/7) c' erano altri 4 articoli non proprio pacifici e benevoli nei confronti di Papa Francesco, tra cui "La bellezza di Francesco" - grande foto appositamente scelta - uno dei consueti divertissement di Stefano Di Michele tra ironie e giudizi allegri su "La rivoluzione in terra annunciata da un aereo in cielo..." Lì sopra un altro articolo di Matteo Matzuzzi su "L' offensiva sociale del callejero", in concreto il "girandolone" (o "bighellone") individuato sempre nel Papa, e proprio lì sotto titolo per Francesco Agnoli con una formale "Protesta contro un provvedimento canonico che reintroduce una divisione ecclesiale sulla liturgia". Insomma: a parte lo scritto gentile e informato della Tiliacos, la quale rimanda tra l' altro ad un recente volume su Teresa di Lisieux edito a novembre scorso dalla Lindau e dedicato alla vera lezione dottrinale della giovane carmelitana, Dottore della chiesa nella "Scienza dell' Amore", due giorni di fuoco ad alzo zero "versus" Francesco...
Che dire, allora? In ordine di apparizione, e brevemente. Nell' articolo della Armeni, apprezzabile per il riconoscimento dell' affetto e della stima manifestata da Francesco per le donne, giacché egli ha anche "trasceso" certa tradizione ecclesiastica diffidente nei confronti del genere femminile, due particolari significativi. Il primo nel dare ancora credito a una calunniosa falsità - subito e da mesi dimostrata tale anche con prove su Avvenire (21 e 23 marzo), sul Foglio stesso e altrove - che attribuiva al cardinale Bergoglio una frase contro le donne mai pronunciata, e neppure pensata. Evidentemente la cosa è sfuggita alla Armeni.
Il secondo particolare a causa di un equivoco che non permette all' autrice di capire il senso non offensivo, ma cordiale e scherzoso con il quale il Papa incontrando le Superiore Generali delle monache cattoliche aveva raccomandato "Siate madri e non zitelle!".
Infatti proprio nel libro della Lindau citato lo stesso giorno sul Foglio all' interno dalla Tiliacos si trova la "fonte" della battuta di Francesco, per nulla malevola e del tutto fraterna. In quel volume infatti a pagina 339 si riporta una lettera di Celina, sorella di Teresa di Lisieux, che racconta come proprio la giovane monaca le avesse detto che il monastero non doveva essere "una bella compagnia di zitelle"! Dunque nessuna offesa, ma il ricordo di un' espressione esplicita di "Teresina" - come l' ha chiamata Francesco - lei che già nel 1887 passando per Roma lamentava la scarsa considerazione per le donne in certi ambienti di chiesa, e che in uno dei testi più magnificamente pieni di Spirito Santo, quello delle sue "vocazioni" universali (Man. B, f. 3, ivi, p. 358: "Vorrei essere tutto") non ebbe paura di scrivere che avrebbe addirittura desiderato - se la cosa non fosse stata impossibile - essere anche "prete"!
Eccoci, dunque, alla "stroncatura" imperativa di De Mattei... Credo sia lecito e doveroso ricordare che essa non è altro che conseguenza di una sua convinzione circa tutto ciò che riguarda il Concilio Vaticano II, visto da lui come "tradimento" della dottrina cristiana e cattolica, e conseguente valutazione nella quale soltanto chi ha resistito e resiste al Concilio è "vero cattolico", e tutti gli altri sono per lo meno sospetti di "eresia" vera e propria. In questo contesto la vicenda dei "lefebvriani", sia noti che coperti, cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno resistito così a lungo fino a oggi, la dice lunga sul modo di concepire la fede e la storia da parte di chi la pensa come il De Mattei, e che ora magari penserebbe di poter lamentare pubblicamente un distacco dottrinale di Francesco rispetto ai suoi predecessori con un equivoco volontario e manifesto - il solito - per il quale solo chi condivide le sue idee su Dio, Cristo, chiesa, sacramenti, Maria, sessualità ecc. è un vero cattolico e rifiuta la dottrina - soltanto "pastorale", e quindi di seconda classe - del Vaticano II. Il discorso sarebbe lungo, e complesso, ma qui è sufficiente.
Consenso vero, invece, per il pezzo nel quale Piero Vietti parla della "contentezza" di Francesco dimostrata anche "parlando al cuore" di tutti, ma di nuovo evidente l' equivoco di Mattia Rossi grazie al quale si qualifica, anzi si squalifica come "poco cattolica" la liturgia di "Lampedusa e Copacabana" con l' accusa di "contraddire" il "pontificato di Benedetto XVI". Chi pensa questo - ovviamente liberissimo di farlo - confonde l' estetica, la sua estetica, con la sostanza del Sacrificio eucaristico, e non è confusione da poco. Quanto invece agli articoli del giorno precedente - 31 luglio - spiace lo stile goliardicamente inventivo di Di Michele, la qualifica di "girandolone" data a Francesco per un solo viaggio, dopo 35 anni di centinaia di "viaggi papali", e infine per la "Protesta" di Agnoli varrebbe la pena chiedersi - aiutati anche da una dichiarazione successiva della Santa Sede attraverso il portavoce papale - se il vero problema della Comunità messa sotto osservazione dalla Congregazione dei religiosi sia quello della liturgia antica o conciliare o invece si tratti proprio della pretesa di identificare una sola liturgia, quella antica, con la fede cattolica, e del conseguente rifiuto totale di riconoscere le "novità" del rito postconciliare perché giudicato - e siamo di nuovo alla convinzione di de Mattei e Co.
- traditore della sostanza della fede cattolica e del Sacrificio di Cristo. Non di sola "liturgia" si tratta, perciò, e chi conosce la realtà non potrebbe negarlo...
E' tutto: leggo e continuerò a leggere il Foglio, imperdibile in tanti sensi, anche quando la si pensa diversamente su tante cose...

1 commento:

Anonimo ha detto...


Habemus Papam? Boooh!
Parce domine.