sabato 7 settembre 2013

(4) Bugnini e la Riforma liturgica Pacelliana (i Documenti).

Il 28 luglio scorso ci siamo posti questa domanda:

La PRIMA Riforma Liturgica di Bugnini: le rubriche del Messale Romano del 1962, e del Breviario Romano 1961, sono conformi alla Tradizione?

Ora entriamo nei documenti che sono stati recentemente pubblicati. Il Testo che abbiamo preso in esame è la "Memoria sulla riforma liturgica" (Bibliotheca ephemerides liturgicae Suppl. Nr. 128) di Braga Carlo. 2003.  Abbiamo cominciato a parlarne QUI.

E' un libro non solo da leggere ma da studiare, consiglio caldamente di acquistarlo. Carlo Braga ha fatto una grande opera di sintesi,  ci racconta nei particolari cosa è stata la Riforma piana della liturgia Romana. 
Ovviamente la sua lettura dei documenti che lui meravigliosamente riporta, è una lettura in un certo senso di parte, a fortiori direi, riconosce implicitamente che la Riforma piana nel suo progetto genuino non ha approdato a niente, ma questo niente ha portato comunque a qualcosa e quel qualcosa sono le Riforme Liturgiche del Concilio. La definirà come una sorta di "riforma di transizione" infatti afferma il Braga "ma non si può negare di essere stata, almeno in parte, precorritrice di quella del Vaticano II e di essere parte di quel "passaggio dello Spirito nella Chiesa"  riconosciuto e posto in rilievo da Pio XII già nel 1956". 
Insomma come sarebbe stato il Messale Romano se Pio XII avesse dato ascolto ai suoi collaboratori competenti in materia? Quasi sicuramente diverso dal Messale del Papa Paolo VI. 

E il Papa Giovanni XXIII cosa fece? continuò la riforma incominciata da Pio XII?

Dai Documenti, in filigrana, si capisce che Papa Giovanni, aveva tutto il materiale raccolto dalla Commissione di Pio XII: Mons. Mario Righetti, P. Giuseppe Jungmann e P. Bernard Capelle, ma non se ne servì nel modo più totale, basta leggere quel che è riportato dal Braga. Infatti circa le Vigilie e le Ottave, (il quadro liturgico riformato, anzi mutilato a casaccio, nelle Rubirche del 1962) questi eminenti esperti di liturgia non avevano l'intenzione di modificarle come poi Papa Giovanni XXIII le modificò.

Forse Papa Giovanni XXIII, voleva arginare il novatore Bugnini?
O forse voleva "ufficializzare" la riforma di Pio XII circa la nuova Settimana Santa [resa obbligatoria per tutta la Chiesa Cattolica latina con il Decreto Maxima Redemptonis il 19 novembre del 1955], che però lui non celebrò come Papa?

Papa Giovanni XXIII dichiara che voleva dare "un Messale al Concilio", e infatti i Presidenti della riforma liturgica pacelliana: i Cardinali Micara e Cicognani partorirono il Messale del 15 gennaio del 1962, [non gli esperti ritenuti tali da tutti] e questo stesso al termine dell'assise conciliare con altre mutilazioni a casaccio venne poi  tradotto in italiano dal Cardinal di Bologna Giacomo Lercaro: il Messale del 12 marzo del 1965, Presidente Consilium ad exsequendam Constitutionem. Sembrava tutto risolto! ma questo Messale il primo in Italiano fu misteriosamente ed inspiegabilmente abortito. 

Infatti!

Sotterraneamente Bugnini & Co. preparava il Nuovo Messale, perché evidentemente questo Messale del 1965, non era troppo "nuovo". Come avvenne per il Triduo Sacro, così come riportato dal Braga lo studio e la realizzazione fu affidato "ad una specifica commissione". Commissione sempre seguita da Bugnini [che fu Segretario della Commissione della riforma liturgica generale di Pio XII (1948-58), poi Segretario della Commissione preparatoria del Concilio (1959-62), per diventare Segretario del Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia (1964-69) e da ultimo Segretario della Sacra Congregazione per il Culto Divino (1969-75)]. 1948-1975, 27 ANNI! ininterrotti!

Solo con una specie di atto di forza questa "commissione" anzi questa sotto commissione, avrebbe imposto il nuovo Messale. La forza gli venne dal Papa (Paolo VI) e dal Concilio. Atto di forza perchè gli esperti della commissione: Righetti, Jungmann e Capelle, seppur chiamati a dare un parere ma "sub secreto" consideravano il Messale Tridentino non un oggetto (da modificare razionalmente) ma un soggetto che va rispettato. Dirà Braga per giustificare il loro tentennamento nelle nell'attuare concretamente le riforme, che in loro, rimaneva forse troppo "il timore reverenziale della tradizione". 
Stato Città del Vaticano - 1948 - (!!!)
Aspettando contributi molto più autorevoli del mio, vi lascio a questa lunga e proficua lettura, per uno studio che non può finire così presto. Cliccare sull'immagine per il collegamento al testo completo di Carlo Braga.

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