mercoledì 4 settembre 2013

(1) Un "Nuovo RITO" estraneo alla tradizione liturgica: l'eresia Giansenista e la Riforma Liturgica. Riflessioni del Reverendo sacerdote don Ricossa.

Riporto un articolo che ho postato su Chiesa e post Concilio un anno fa. Credo che sia interessante riprenderlo insieme agli altri postati, in tutto 4 riguardanti le Riforme liturgiche iniziate dagli anni 30. Credo che sia importante per poi inquadrare meglio ciò che dice e scrive Bugnini.





Mi ha colpito molto la frase dell'articolo di Magister che ringrazio anche per il suo impegno a favore della Musica Sacra:

"In realtà, il pericolo temuto da Benedetto XVI e da molti vescovi – come risulta dalle numerose denunce pervenute in Vaticano – è che le modalità particolari con cui le comunità neocatecumenali di tutto il mondo celebrano le loro messe introducano di fatto nella liturgia latina un nuovo "rito" artificialmente composto dai fondatori del Cammino, estraneo alla tradizione liturgica, carico di ambiguità dottrinali e fattore di divisione nella comunità dei fedeli.  Alla commissione da lui voluta, il papa ha affidato il compito di accertare la fondatezza di questi timori. In vista di decisioni conseguenti".

Un "Nuovo RITO" estraneo alla tradizione liturgica!

Detto in modo un po' casereccio, il motivo generale di tante cose strane della Liturgia Romana tradizionale (sempre criticata dai cosiddetti esperti di liturgia nostrani) è a mio giudizio il fatto che nessuno mai si prese la briga di concepirla razionalmente, ed è proprio questa la vera forza del Rito stesso! Il Rito Romano nasce come ripresa consuetudinaria di riprese consuetudinarie, tagliate e riadattate e riproposte, di un nucleo tradizionale Divino-Apostolico trasmesso. Andando avanti così nei secoli si vennero a sovrapporre situazioni liturgiche che nessuno concepì razionalmente, ma che furono il frutto di rimaneggiamenti e sovrapposizioni. Questo è stato il CRITERIO Tradizionale, che certamente non è un criterio razionale ma è pur sempre un criterio che deve essere accettato, condiviso e difeso, proprio perché Cattolico. [cfr. di Mario Righetti Manuale di Storia Liturgica, Libro III: La Liturgia Romana, 1944].

Come ho già detto altrove non è possibile affermare che la nuova Messa sia “in sè” cattiva, giacché in sé essa, il suo nudo testo, non è altro che in buona sostanza il recupero di testi più antichi e il rimaneggiamento di essi. 

Se è “cattiva” la nuova Messa, allora furono cattive anche le liturgie antiche da dove i testi della nuova Messa sono stati tratti (ivi compresa la Sacra Scrittura, giacché le nuove parole della consacrazione sono prese da san Paolo). Ciò che rende la messa cattiva “per accidens” è la volontà eretica e scismatica del movimento liturgico e del gruppo dei riformatori, di mettere mano alla Liturgia per ottenere un prodotto che potesse essere utilizzato al fine di veicolare una idea di Chiesa diversa da quella Tradizionale, e una idea di religione diversa da quella Tradizionale.

La Messa nuova è un Rito che pur non essendo assolutamente falso in sé (poiché è potenzialmente valido), a causa della sua ambiguità voluta e ricercata dai suoi ideatori, va inteso comunque come intrinsecamente perverso. Ossia pur non essendo necessariamente dannoso, è stato studiato dai suoi ideatori per sovvertire (cambiare radicalmente) il Rito (Tradizionale) comunemente conosciuto, alla faccia della cosiddetta "continuità" come al solito dichiarata ma non dimostrata.

Mi rendo conto che sotto ai riflettori c'è ora diciamo il "Rito" neocatecumenale ma astraendo e utilizzando il criterio di Tradizione e di omogeneità liturgica potremmo confrontare senza indugio il Rito Tridentino nella sua purezza e interezza con quelle che furono le "grandi" Riforme Liturgiche operate  -  r a z i o n a l m e n t e  -  degli anni '50 volute da Mons. Bugnini e i suoi collaboratori senza arrossire o peggio scandalizzarci.

Le tappe dell'involuzione sono in parole molto povere:

-I salmi ri-tradotti del Breviario Romano detti di Bea, 1945.

-Settimana Santa (sperimentale per il Sabato Santo 1951 ma poi) obbligatoria 1953-1955 (con annessi e connessi di riforme di digiuni, messe vespertine ecc.)

-Rubriche semplificate del 1955

-Edizione di un codice delle rubriche del 1960 per messale e breviario (che di fatto recepisce tutte le riforme degli anni '50)

-Edizioni tipiche del Messale e del Breviario 1961-1962 (che sono semplicemente la logica conseguenza dell'uscita del codice delle rubriche: io questi ultimi tre punti lo considererei quasi una unica questione).

-Edizioni ad interim 1965-1969

-Rito di Paolo VI, con le sue varianti tra cui il "rito" Neocatecumenale.

Prima di procedere nel dettaglio credo che sia utile leggere uno studio assai chiaro e brillante del rev.do don Ricossa. L'articolo che propongo è di un sacerdote che segue le tesi dette "di Cassiciacum", questo non significa che ne condivida le sue posizione ecclesiologiche. Condivido l'analisi, ma escludendo ciò che riguarda il sedevacantismo in genere. Ho parlato già abbondantemente della mia posizione. Don Ricossa ha il merito di non fermasi nell'analisi storica al un post Vaticano II, come se "prima" si pensasse che la Liturgia fosse tutta bella lineare splendida senza abusi liturgici! E sì, i famigerati abusi liturgici, quelle cose buffe, che si vedono in giro nel mondo web che alcuni pensano siano spuntate fuori solo con IL Concilio. Gli abusi c'erano anche prima con l'evidente placet delle autorità competenti. 

La crisi quindi sta a monte! in questo momento dove tutti si domandano cosa sia la VERA Tradizione liturgica vi lascio alla lettura di questo studio che evidenzia in modo preciso chi è stato e chi è il nemico della Liturgia Romana e quindi Cattolica sperando di raccogliere interessanti spunti per un approfondimento ulteriore.

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