martedì 3 settembre 2013

La riforma liturgica ( 1948- 1975) di Annibale Bugnini. Cap 4, Le croci della Riforma: Esperimenti non autorizzati

Cari amici, incominciamo questo approfondimento, dell'opera storico monumentale delle tappe che hanno portato alla Riforma Liturgica, il libro ha per titolo: La Riforma Liturgica (1948- 1975), Ed. Liturgica Vincenziana - Roma 1981-1997, un libro da acquistare per chi volesse seriamente fare una critica Liturgica con competenza e cognizione di causa. 

Ci sarebbe molto da dire, ad ogni capoverso mi piacerebbe arricchirlo con qualche mia robusta bordata, ma per amore della Lituria per ora mi astengo aspettando tuttavia vostre impressioni. Premetto che non è e non sarà un bel leggere, infatti, il capito non a caso l'ha intitolato Le croci della Riforma, non sarà un bel leggere per chi è stato ferito dalla Riforma, ma credo anche che non è stato un bello scrivere manco per  Bugnini nel raccontare cioè e nel cercare di giustificare tutto questo cambiamento mondiale nel rivolgersi al Signore e nell'offrire il Sacrificio. E allora buon calvario!





18. ESPERIMENTI 

I. Esperimenti non autorizzati  

La Costituzione liturgica, con il principio dell'adattamento, ha aperto in qualche modo la via agli esperimenti. Essa tratta della utilità e, a volte, della necessità di esperimenti preliminari all'adattamento di alcuni riti che la Conferenza episcopale può permettere presso «alcuni gruppi a ciò preparati e per un determinato tempo» e «dopo aver ottenuto la facoltà della Sede Apostolica » (n. 40; cf. n. 44). Si tratta di un procedimento ordinato, temporaneo, delimitato e sotto la responsabilità delle due autorità: Santa Sede e vescovi. Ma alcuni incominciarono a ragionare in modo diverso, più o meno così: i privati, singoli o gruppi, fanno degli esperimenti liturgici, dai quali poi la gerarchia sceglierà quelli che più corrispondono alle esigenze del popolo. A questo c’era da aggiungere una certa impazienza. Era difficile far comprendere che non si poteva anticipare o sperimentare quanto la Costituzione liturgica concedeva e che per essere attuato attendeva solo la determinazione giuridica della Chiesa.  

Così il «pretesto» degli esperimenti fu spesso addotto a facile giustificazione di iniziative personali. Qualcuno, forse con un po' di mala fede, asseriva anche di averne il permesso. Il fenomeno si manifestò assai presto, se P. Bugnini, in una nota firmata posta alla fine del secondo numero ciclostilato di Notitiae, si chiedeva fin dal titolo: «Quo vadis Liturgia?», e diceva: « Non di rado si resta ammirati di fronte a iniziative in campo liturgico, scritti, fotografie, conferenze, per le quali vengono in mente le parole di Giobbe: “E mi si rizzarono i peli del corpo”. E concludeva: «Dove vai, liturgia, o piuttosto, dove la state portando, liturgisti e pastoralisti? La via della riforma sicura, luminosa, ampia, spaziosa è quella indicata dalla Chiesa e dal Supremo Pastore; ogni altra via è falsa »1. 

Il problema fu continuamente toccato dal «Consilium» negli incontri con i presidenti delle commissioni liturgiche nazionali e con i Direttori dei periodici, nelle lettere generali 2 e particolari.  

Il tema è rimbalzato, come si è visto, anche nei discorsi del Santo Padre, da quello ai partecipanti al Congresso sulle traduzioni, il 10 novembre 1965, a tutti gli altri concessi al « Consilium ». Le parole del Papa hanno spesso un tono accorato e sofferto nei riguardi di chi attenta alla sacralità della liturgia, a chi agisce per proprio conto, contro le nor- me stabilite dalla Costituzione liturgica 3.  

A volte il «Consilium» si vide costretto a intervenire pubblicamente a causa della pubblicità data a certi scritti o iniziative. Gli articoli di Notitiae spesso fanno il punto di situazioni, denunciano arbitrarietà 4. Queste si riferivano a vari aspetti. È difficile riferire tutta la vasta casistica, anche perché alcuni gravi fenomeni di indisciplina erano isolati, del tutto personali, chiaramente frutto di menti stravaganti. Altri più comuni riguardavano: la libera creazione di testi, compresa la preghiera eucaristica; la sostituzione della Bibbia con letture profane; celebrazioni fuori del luogo sacro: famiglie, sale di riunioni, refettori; uso del pane comune; eliminazione dei paramenti; uso di musica chiassosa e non adatta ad un' azione sacra; omelie dialogate, a volte più discussioni che ascolto della parola di Dio; qualche stravaganza rituale.  

Bisogna onestamente ammettere che molte volte c'è stata esagerazione nel riferire fenomeni di abusi liturgici. A volte si trattava semplicemente di celebrazioni nella perfetta norma, fatte usufruendo delle possibilitàdi adattamento previste dai libri liturgici e non conosciute da qualche sprovveduto o prevenuto osservatore. Ma il fenomeno non si può negare. E certamente ha fatto del male ai fedeli, e anche alla riforma in genere. Più volte il « Consilium » e lo stesso Santo Padre lo hanno sottolineato. Infatti, il cavallo di battaglia, anche questo pretestuoso, di chi non vuole accettare la riforma liturgica si basa proprio sugli abusi volutamente amplificati per affermare che la riforma è cattiva e non può essere accettata, ed è essa stessa causa di indisciplina. 

Ma chi consideri onestamente le cose non può dire che organi preposti alla riforma siano complici di ciò con il loro silenzio. 

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1 Notitiae, n. 2, 15 februarii 1965, 13. Fascicolo ciclostilato, fuori della serie stampata. 
2 Cf. specialmente quelle del 30 giugno 1965, n, 4: N 2 (1966) 259 e del 21 giugno 1968: N 3 (1967) 290-292.   
3 Cf. in particolare i discorsi del 19 aprile 1967: N 3 (1967) 127-128 e del 14 ottobre 1968: N 4 (1968) 344-345. 
4 Cf. ad esempio « Liturgiae degradatio », in: N 6 (1970) 102; « Quaestiones ex Hollan- dia », in: N 6 (1970) 41; « Autenticidad, no ibridismo », in: N 6 (1970) 72; « Rinnovamento nell'ordine», in: N7 (1971) 49; « Myricae », in: N 11 (1975) 196; « Quonam sensu Liturgia renovari debet? », in: N 9 (1973) 288. Sono da aggiungere gli interventi dei vescovi, ad esempio: « Alger: De quelques anomalies dans les célébrations liturgiques », in: N 11 (1975) 145-147; « Gallia: Notificano circa celebrationem missae », in: N 11 (1975) 112-118, con commento della SCCD; cf. anche N 12 (1976) 445-446; « Lettres des Evèques flamands sur la liturgie », in: ibUL 195-202. 
5 Anche i permessi per la con celebrazione e la comunione sotto le due specie erano dati singolarmente ai richiedenti, con decreto nel quale erano indicate modalità, tempo, condizioni. Un altro permesso era stato dato ai presidenti delle commissioni liturgiche nazionali, il 21 dicembre 1964, di fare delle celebrazioni sperimentali della messa secondo le indicazioni della Istruzione Inter Oecumenici. Anche in quella occasione, con indicazioni ben precise e con l' avvertenza che è meglio non attuarle che fare delle celebrazioni non sufficientemente preparate.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Bisogna onestamente ammettere che molte volte c'è stata esagerazione nel riferire fenomeni di abusi liturgici.

Certo forse negli anni 60 non c'erano tutti questi abusi, anni 60 dove ancora il Rito Tridentino era utilizzato ancora alla grande, mi domando ora che direbbe Bugnini nel vedere migliaia e migliaia di abusi, fatti anche di Papi stessi!


Ma chi consideri onestamente le cose non può dire che organi preposti alla riforma siano complici di ciò con il loro silenzio.

Complici? adesso direi proprio non solo complici ma mandanti!

Poveri noi in che mani è stato messo Nostro Signore, diceva bene Padre Pio, non sacerdoti, ma macellai.

don Camillo ha detto...

Si vede chiaramente che gli abusi no sono incominciati con il Messale del 1970, ma con il famigerato Messale Tridentino sfoltito del 1965, sostanzialmente identico al Messale del 1962.

Quello che poi è successo dopo è sotto gli occhi di tutti.

diogene ha detto...

Ma allora don Camillo, Padre Pio che Messale ha utilizzato?

Ἰουστινιανός ha detto...

Sotto tutto questo ciò che si vede è, in verità, il disprezzo verso la Tradizione: la liturgia non è più un dono venuto da Dio, né il punto di unione fra il cielo e la terra, ma appunto qualcosa su cui perfino l'autorità papale può "esperimentare". E questo, purtroppo, è un problema che abbiamo da secoli...

D'altra parte, penso che sarebbe molto interessante cercare il nesso di unione tra questa "esplosione" (si dice così) di abusi liturgici e gli abusi che erano già presenti negli anni 40 e 50 (Messe celebrate verso il popolo, &c.). Forse questo aiuterebbe a capire perché tutto si è svolto in questa maniera così pazzesca.

Kyrie eleison

Ἰουστινιανός ha detto...

Un altro discorso sarebbe se, col messale del 62, ci troviamo ancora nella liturgia "tridentina"...

Kyrie eleison

don Camillo ha detto...

Ἰουστινιανός, molto pertinente, eccoti accontentato buona lettura:

http://lepaginedidoncamillo.blogspot.it/p/leresia-antiliturgica-dai-giansenisti.html

Ἰουστινιανός ha detto...

Grazie don Camillo, conoscevo già quell'articolo. Comunque al mio parere sarebbe doveroso andare ancora indietro, verso il Rinascimento e il suo razionalismo estraneo allo spirito liturgico tradizionale, assieme al giuridiszionalismo che circondò la liturgia durante tutta l'età tridentina: senza quest'impostazione, che colloca l'autorità dei chierici sopra la tradizione liturgica, sarebbe stato impensabile che Urbano VIII, già nel 1632, buttase via gli antichi inni e li sostituisse ad atri "barocchi" (secondo me, un vero e proprio precedente del Salterio Piano).

La ringrazio peraltro per questi studi che ci offre sulla liturgia, purtroppo i confronti e gli analisi che si trovano su internet (sia da parte novatrice che tradizionalista) sono piuttosto superficiali.

Saluti dalla Spagna, e Le chiedo scusi per scrivere commenti sempre così lunghi.
Kyrie eleison

Ἰουστινιανός ha detto...

Mi permetta anche di aggiungere questo link, perché mi pare molto illustrativo dell'ambiente liturgico delgi anni 60:

http://ordorecitandi.blogspot.com.es/2010/06/my-newly-acquired-1962-missale-romanum.html

Forse già lo conosceva; comunque mi pare che sarà utile ad altri lettori.

Kyrie eleison

don Camillo ha detto...

Ti ringrazio per le parole, e devo ammettere che è consolante poter andare un po' più nella questione liturgica. Sul breviario hai ragione, ma se incomincio a dire che San Pio X, fece un mezzo pasticcio con il Breviario, tempo pochi minuti arrivano i "tradizionalisti" che mi linciano.
E' comunque un argomento che vorrei primo a poi prendere in mano.
Per gli Inni, sì rattrista un po' sapere che è stata messa mano agli Inni antichissimi di Ambrogio, ma vedi al tempo il latino lo sapevano e lo sapevano molto bene per cui alla fine gli esperti e competenti sono morti, e si sa che il clero più di tante domande non se le poneva, non aveva ne il tempo ne la voglia, per cui tutto è andato avanti fino a Pio X che alla fine nello scontentare tutti ha accontentato tutti! Ma lui era Pio X! Per cui tutto gli si perdona!

don Camillo ha detto...

Grazie per il sito e l'articolo, conosco bene, acquisto ogni anno l'Ordo per le Rubriche del 1952 per me i miei amici sacerdoti.

Domenicano ha detto...

Don Camillo, ma non è che gli abusi ci son sempre stati? In Francia le messe con Comunione per il popolo erano rarissime ai primi del '900. In Belgio, poi, negli anni a ridosso della Prima Guerra Mondiale prese a diffondersi la messa dialogata...

don Camillo ha detto...

Gli abusi ci sono sempre stati, ma bisogna distinguere bene un conto solo quelli dati dall'ignoranza del clero, diffusissimi: San Vincenzo de Paoli nel parlava nei suoi scritti, di un clero basso illetterato che, per intenderci, durante la Messa leggeva anche le rubriche scritte in rosso.
Diversi sono gli esperimenti permessi dalla Santa Sede negli anni 30-40, dove monasteri e alto clero "giocava" a dire Messa nei modi più all'avanguardia. Da cui poi sono sorti come schegge impazzite preti che si sono sentiti in diritto di sperimentare anche loro senza "permesso" alcuno. ECCO!

Domenicano ha detto...

Grazie don Camillo! Sapessi quante volte i preti m'han chetato con la storia delle monache che in Quaresima, all'Officio, dicevano: "Hic non dicitur Gloria. Gloria Patri..." Questa distinzione degli abusi è fondamentale ma spesso e volutamente ignorata.

don Camillo ha detto...

Ho avuto sotto mano una lettera del Cardinale Bellarmino che in pieno Concilio di Trento concedeva ai Monasteri della Visitazione l'Ufficio della Beata Vergine Maria, una conquista di San Francesco di Sales per le sue figlie. Infatti come clausura papale erano tenute ad un ufficio completo, ma siccome la Visitazione, a differenza degli altri grandi Ordini era costituito da donne semplici e per lo più illetterate, il Bellarmino concedeva tale Ufficio "perchè lo potessero recitare con un latino coretto che non potesse dare modo agli esterni, colti o semi colti, di ridere per le parole scorrette o sbagliatela o per pronuncia degli accenti nel latino".
Questo a significare come era sentito il problema e come seppero però rispettare il principio senza mortificare nè le forme nè le persone.