mercoledì 11 settembre 2013

Pace fatta tra Müller e Gutiérrez. Ma Bergoglio non ci sta.

Sorvolo sulla lettera a Scalfaro, devo leggerla bene, non mi sorprendono i soliti mal di pancia che si leggono in giro, mi sorprendono invece le reazione dei lettori di Repubblica che non sono pochi pochi, soffermarsi a parlare di questa vicenda un po' stupiti e conquistati da questo approccio sincero ma non banale di Papa Bergoglio.

Ma adesso riprendiamo un articolo di Magister che merita di essere letto e che chiarisce una volta per tutte la formazione remota di Papa Francesco, per nulla simpatizzante della cosiddetta Teologia della Liberazione e quindi di tutto quel movimento culturale, liturgico e teologico ad esso collegato.





 
Il prefetto della congregazione per la dottrina della fede e il fondatore della teologia della liberazione provano a chiudere vent'anni di polemiche. Ma uno dei critici più severi di questa corrente teologica è stato proprio l'attuale Papa



ROMA, 5 settembre 2013


Domenica prossima, nella basilica di Santa Barbara a Mantova, il prefetto della congregazione per la dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller e il teologo peruviano Gustavo Gutiérrez presenteranno assieme l'edizione italiana di un loro libro a quattro mani dedicato alla teologia della liberazione, in vendita da lunedì 9 settembre in tutte le librerie:

G. Gutiérrez, G.L. Müller, "Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa", Edizioni Messaggero-EMI, Padova, 2013, pp. 192, euro 15,00.

Il libro è uscito nel 2004 in Germania senza suscitare particolari emozioni, ma questa sua ristampa italiana è stata salutata da alcuni come una svolta storica: quasi fosse la firma di un trattato di pace tra la teologia della liberazione e il magistero della Chiesa.

Gutiérrez è considerato uno dei padri della teologia della liberazione e Müller fu suo allievo e ammiratore. Tant'è vero che quando nel 2012 Benedetto XVI lo chiamò a presiedere la congregazione per la dottrina della fede, molti manifestarono sorpresa.

Si devono infatti proprio a Joseph Ratzinger, quando era lui il prefetto della congregazione, le due "istruzioni" concatenate del 1984 e del 1986 con cui la Chiesa di Giovanni Paolo II sottopose la teologia della liberazione a una critica molo severa, mossa "dalla certezza che le gravi deviazioni ideologiche denunciate finiscono ineluttabilmente per tradire la causa dei poveri".

Ma evidentemente Ratzinger riteneva accettabile la lettura che Müller dava delle posizioni di Gutiérrez, se non solo l'ha fatto prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ma gli ha affidato anche la cura dell'edizione completa delle sue opere teologiche, in tedesco già arrivata quasi a metà dell'impresa.

Il giudizio positivo di Müller sulla teologia della liberazione – letta attraverso la lente di Gutiérrez – lo si coglie fin dalle prime righe della pagina del libro riprodotta più sotto:

"Il movimento ecclesiale e teologico dell’America Latina, noto come teologia della liberazione e che dopo il Vaticano II ha trovato un’eco mondiale, è da annoverare, a mio giudizio, tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo".

Più avanti egli sostiene:

"Solo per mezzo della teologia della liberazione la teologia cattolica ha potuto emanciparsi dal dilemma dualistico di aldiquà e aldilà, di felicità terrena e salvezza ultraterrena".

L'espressione di papa Francesco: "Sogno una Chiesa povera e per i poveri" è stata sbrigativamente assunta da molti come il coronamento di questa assoluzione della teologia della liberazione.

Ma sarebbe ingenuo considerare chiusa la controversia.

Lo stesso Jorge Mario Bergoglio non ha mai celato il suo disaccordo con aspetti essenziali di questa teologia.

Suoi teologi di riferimento non sono mai stati Gutiérrez, né Leonardo Boff, né Jon Sobrino, ma l'argentino Juan Carlos Scannone, che aveva elaborato una teologia non della liberazione ma "del popolo", centrata sulla cultura e la religiosità della gente comune, dei poveri in primo luogo, con la loro spiritualità tradizionale e la loro sensibilità per la giustizia.

Nel 2005 – dunque quando era già uscito in Germania il libro di Müller e Gutiérrez – l'allora arcivescovo di Buenos Aires scrisse:

"Dopo il crollo dell'impero totalitario del 'socialismo reale' queste correnti di pensiero sono sprofondate nello sconcerto. Incapaci sia di una riformulazione radicale che di una nuova creatività, sono sopravvissute per inerzia, anche se non manca ancora oggi chi le voglia anacronisticamente riproporre".

A giudizio del fratello di Leonardo Boff, Clodovis, l'evento che segnò l'addio della Chiesa cattolica latinoamericana a quel che restava della teologia della liberazione fu la conferenza continentale di Aparecida del 2007, inaugurata da Benedetto XVI in persona e con suo protagonista il cardinale Bergoglio.

Clodovis Boff maturò proprio in quel periodo la sua "conversione". Da esponente di punta della teologia della liberazione diventò uno dei suoi critici più taglienti.

Nel 2008 fece scalpore la polemica tra i due fratelli. A giudizio di Clodovis, l'errore "fatale" in cui la teologia della liberazione cade è di collocare il povero come "primo principio operativo della teologia", sostituendolo a Dio e a Gesù Cristo.

Con questa conseguenza:

"La 'pastorale della liberazione' diventa un braccio fra tanti della lotta politica. La Chiesa si fa simile a una ONG e così si svuota anche fisicamente: perde operatori, militanti e fedeli. Quelli 'di fuori' provano scarsa attrazione per una 'Chiesa della liberazione', poiché, per la militanza, dispongono già delle ONG, mentre per l’esperienza religiosa hanno bisogno di molto più che una semplice liberazione sociale".

Il pericolo che la Chiesa si riduca a una ONG è un segnale d'allarme che papa Francesco lancia ripetutamente.

Sarebbe ingannevole trascurarlo, nel rileggere oggi il libro di Müller e Gutiérrez.

Qui di seguito se ne anticipa una pagina, a firma del prefetto della congregazione per la dottrina della fede.

9 commenti:

Latinista ha detto...

Caro don Camillo,
mi permetta di riprendere qui ciò che ho scritto da mic a riguardo, e cioè che Magister, per quanto di solito si legga con piacere (l'ultimo articolo, quello sulle conversioni, a dire il vero neanche un po') e benché certo sappia il fatto suo, ha spesso la tendenza a dare troppo peso alle sue speranze, fino a deformare i fatti. Come quando, l'anno scorso, presentava come imminente la rimozione del card. Bertone - e non se ne fece nulla; o come quando, un paio di mesi fa, interpretò a modo suo le parole del Papa sul prelato dello IOR - e dovette incassare una smentita ancor più sonora.

In questo caso mi pare che, pur non avendo certo per Francesco il trasporto che dimostrava per Benedetto XVI, pure si sforzi in tutti i modi di mettere le cose sotto una luce positiva. Ora, il Papa forse non sarà un ortodosso della teologia della liberazione, anche se certo non gli manca il pauperismo populista, ma che vuol dire "Bergoglio non ci sta"? Ha forse detto o fatto qualcosa per dare anche solo quest'impressione? Anzi, mi risulta che nei prossimi giorni incontrerà Gutierrez:

http://rorate-caeli.blogspot.com/2013/09/for-record-pope-francis-to-meet-with.html#more

Che dice, l'ha chiamato per tirargli le orecchie?

don Camillo ha detto...

Latinista, sì è vero, non sempre ci coglie Magister, tuttavia le obiezioni da lui mosse a difesa delle sue tesi sono per me convincenti.

Io non posso vantare di essere stato missionario stanziale in sud-america tuttavia ho viaggiato molto e sono stato in Argentina, Boliva, Perù, Messico, Guatemala, Brasile, ho risieduto per un buon tempo avendo avuto la possibilità di avere contatti con sacerdoti e vescovi e nunzi, ovviamente parliamo di conoscenze sacerdotali dove con poche battute in una serata si riusciva ad inquadrare i vari componenti di un mosaico ecclesiale sociale vastissimo e complicatissimo.

Negli anni 80-90 c'era un certo episcopato assolutamente entusiasta di questa teologia della liberazione assolutamente immanente all'uomo, tanti missionari e tanti soldi dall'Europa! La Chiesa si poneva come unica referente per il povero e l'indigente in uno stato "laico" assolutamente assente, massone ed elitario, ma in un dato momento l'episcopato Latino Americano ha capito che sfamare il povere sì è importante ma istruire il ricco affinché possa governare e pensare a risolvere i "problemi" dei SUOI poveri è altrettanto importante. Negli anni 2000 con l'aiuto dell'Opus Dei la mentalità è cominciata a cambiare.

In tutta questa l'Argentina come si è posta? L'Argentina per via della sua massiccia immigrazione dall'Italia e Spagna in particolare, non si è mai sentita parte del Sud-America. Questo è un fatto. Influenze della cosiddetta Teologia della Liberazione forse più presente al nord del Paese, ma pur sempre limitata. So che Bergoglio quando era a capo della sua Provincia dei Gesuiti che comprendeva tutta il sud-America, se non sbaglio, ma sopportava i gesuiti che professavano tale teologia. So di episodi interessanti.

Ad ogni modo Bergoglio è considerato dai i suoi stessi confratelli tra i più conservatori in sud-America. Nell'Episcopato ha sempre appoggiato l'idea di rivolgere le attenzioni pastorali anche alle classi politiche che contano con la costruzione di Grandi Università per super ricconi, per intenderci.

Quindi dice benissimo Magister quando dice:

"Suoi teologi di riferimento non sono mai stati Gutiérrez, né Leonardo Boff, né Jon Sobrino, ma l'argentino Juan Carlos Scannone, che aveva elaborato una teologia non della liberazione ma "del popolo", centrata sulla cultura e la religiosità della gente comune, dei poveri in primo luogo, con la loro spiritualità tradizionale e la loro sensibilità per la giustizia."

Ma Magister si può comprendere a pieno solo se si legge l'articolo magistrale di Blondet già da me likato altrove. Nel comment successivo ti riporterò la parte più significativa.

Concludo. La politica di Bergoglio è quella di abbattere i "pregiudizi" sulla Chiesa, e lo fa a suo modo con il suo carattere sincero e risoluto che può piacere o meno. Geniale rispondere a Scalfaro sul suo giornale, il tempio del Laicista radical chic! Certo non mi piace il suo modo di procedere oscillante come quello di B16 (lo cita sempre, infatti chi oggi sputa veleno su di lui non sa che Francesco ha utilizzato discorsi di B16 parafrasandoli così come mostrato molto bene su su Crocevia - kerygmatico è geniale) però è un uomo che sa quello che vuole!

Mi spiace che certo tradizionalismo da blog, che poi saremo gira che ti rigira i soliti 30 o giù di li ad intervenire accaniti in questi anni (un numero ridicolo e fastidioso) si sia mal posto così. Non ci facciamo una buona figura.

Secondo me dovremmo comportarci come se fossimo sotto una tornado una tromba d'aria, Ancorati alle fondamenta (Tradizione) e posti sotto gli architravi solidi della casa (Sacra Scrittura), gli unici che il vento non può spazzare via e aspettare che passi il temporale. Mentre invece vedo alcuni che sono usciti fuori e si credono che sgridando al vento il temporale passi. Verranno spazzati via!

don Camillo ha detto...

"Non ho commenti, solo sospiro. Uno sforzo per capire da dove viene questo Papa «pacchiano e un po’ tamarro» (amico Siro!) non sarebbe male. Per questo, invito alla lettura di un articolo molto istruttivo.

È qui la chiave: Jorge Maria Bergoglio è un peronista. Come tanti sudamericani e tutti gli argentini di destra o sinistra non importa, è intriso della mentalità e degli stili impressi dalla lunga, cordiale dittatura di Jean Domingo Peròn e dalla sua adorata consorte, Evita, oggetto di indiscussa iperdulìa. Peròn, cattolicissimo, vinse le sue prime elezioni con lo slogan «Dios, Patria y justicia Social»; la sua idea di economia era ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, e «caratterizzate da una forte critica al capitalismo e alle sue strutture d’ingiustizia, sfruttamento e oppressione sociale, senza per questo cadere in derive comuniste»: stesse idee ancor oggi nutrite e praticate da Bergoglio. Da studente si fece punire per essere andato in classe con il distintivo peronista in vista; da giovane prete, divenne padre spirituale della formazione peronista Guardia de Hierro, fautrice di una terza via tra le due violenze peroniste, filocomunista-montoneros e destrista Tripla A – già, perché il peronismo in Argentina è «tutto», un mistico tutto che comprende Evita e la giustizia sociale come sogno, e mantiene e contiene il nero e il rosso... e l’anti-americanismo, l’anticapitalismo come tratto comune.

Già. Provate a vedere Bergoglio in chiave peronista, e tutto diventa più chiaro: la sua informalità e il suo autoritarismo cordiale e paternalista, la sua «modernità» apparente unita a vera fede senza rispetti umani. Peronismo è stato il suo primo gesto di richiesta di benedizione: gesto – come insuperabilmente sottolinea Andrae Virga – «di un capo carismatico che, con l’appoggio delle masse, intende rovesciare le vecchie élites ramificate, in favore di una struttura di potere più piramidale». Si capiscono e condonano anche certi suoi pressapochismi e ineleganze plebee: in ogni peronista cova una simpatia caratteriale per i descamisados.

In questo, rincresce riconoscerlo, è ovvio che uno come lui, che ha passato la vita nella specialissima esperienza argentina, non ha alcuna particolare simpatia per i fautori della Messa in latino, fra cui mi pongo. Il 16 giugno 1955 aerei della Marina Militare bombardarono la folla durante un comizio di Peròn, causando centinaia di morti – e immani disordini per vendetta. Un gesto insensato, o forse ordinato dai referenti politici a Washington di questi anti-peronisti in divisa, liberisti e difensori della borghesia compradora in politica sociale? Certo è che gli aerei che bombardavano la gente, portavano la scritta Cristo Vence. Per un sudamericano cattolico, la richiesta della Messa in latino evoca i generali liberisti e filo-amnericani, la Tripla A; evoca il «dottor Plinio» Correa De Oliveira, la sua Tradiçao Familia Propriedad che – pur con tutti i suoi meriti di banditrice della «dottrina contro-rivoluzionaria» – sul piano sociologico, economico e politico, in Latino America è strumento delle classi possidenti, latifondiste, subalterne agli interessi delle multinazionali Usa, e feroci protettrici dei propri privilegi.

In Italia non è così. Sappiamo che chi chiede la Messa in latino non è quel tipo umano, né ha a nulla di vedere con quegli interessi. Bisogna convincerne Bergoglio, questo è il punto. "

Anonimo ha detto...

Secondo me dovremmo comportarci come se fossimo sotto una tornado una tromba d'aria, Ancorati alle fondamenta (Tradizione) e posti sotto gli architravi solidi della casa (Sacra Scrittura), gli unici che il vento non può spazzare via e aspettare che passi il temporale. Mentre invece vedo alcuni che sono usciti fuori e si credono che sgridando al vento il temporale passi. Verranno spazzati via!

Ma le pare possibile accettare che questo Papa, utilizzando questa sua suggestiva metafora demolisca tutta la bellezza plurisecolare dell'edificio della Chiesa?

don Camillo ha detto...

Mi è arrivato un messaggino di un sacerdote allarmato: "il 4 di Ottobre Papa Francesco toglierà la Sacra Porpora".
Toglierà il Cardinalato? non credo, chi eleggerà il Papa? I parroci Romani? magari!
Toglierà le tonache rosse? più plausibile conoscendo la mentalità "militaresca" poco cortigiana di Francesco. E' importante? a me cambia poco, forse al Gricigliano, preferiranno buttarsi dalle finestre che rinunciare alle Cappe Magne!

Io non ho commentato nè approfondito la faccenda, sarà stato uno scherzo?

Ci si abitua a tutto! ci abitueremo anche a questo.

Anonimo ha detto...

Bergoglio non ci sta?? povero Magister ieri Bergoglio ha incontrato Guttierez..

don Camillo ha detto...

Ma non ha dimenticato un suo sgarbo.

Latinista ha detto...

Sì, va bene, Gutiérrez fu sgarbato con un vecchio amico del Papa, e questo il Papa non l'ha dimenticato. Ma che c'entra con la teologia della liberazione? È la solita pezza del buon Magister.

Piuttosto, cosa dice questa stretta amica del Papa?
"Se la teologia della liberazione ci porta ad essere giudici dei nostri fratelli, ci sarebbe da compiere una liberazione da questa teologia".
Capito? Mica per altro.

don Camillo ha detto...

Carissimo, dicono che si sono visti, ma mi pare che non siano trapelate indiscrezioni sul colloquio... aspettiamo e vediamo.

Ne riparleremo.