martedì 24 settembre 2013

PADRE PIO E LA MESSA MODERNA, sfatiamo un altro mito, Padre Pio ha accettato tutte le Riforme liturgiche del suo tempo.

Riporto il lavoro di Luigi Accattoli, che sfata la leggenda che Padre Pio rifiuta il Nuovo Messale. Il Padre nella cosiddetta "Ultima Messa" celebrata domenica 22 settembre 1968, utilizza le rubriche del Messale del Cardinale Lercaro del 12 marzo 1965. Prima però vorrei confutare l'articolo di Francesco Colafemmina che citando un brano di Yves Chiron così scrive:

"La riforma liturgica preoccupava certamente Padre Pio. Anche se il Novus Ordo non entrerà in vigore ufficialmente e in maniera obbligatoria solo nel 1969, e cioè sei mesi dopo la sua morte, fin dalla prima domenica di Quaresima del 1965, che cadeva il 7 marzo, furono celebrate per la prima volta messe in lingua volgare, seguendo testi liturgici “sperimentali” del cardinal Lercaro e di monsignor Bugnini. Questa liturgia “sperimentale”, che abbandonava il latino e sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento, non poteva incontrare l’assenso di Padre Pio. Prima ancora che fosse ufficialmente autorizzata, chiese, il 17 febbraio, di poter continuare a celebrare la messa secondo il rito tridentino."
Colafemmina, per giustificare la tesi secondo la quale Padre Pio avrebbe rifiutato le innovazioni liturgiche si aggrega a chi come lui non sa nulla della Riforma del 1965, riforma presto abortita e sostituita con l'attuale Messale completamente diverso del 1969. Questa non è solo una "liturgia sperimentale", ma è una liturgia più che consolidata tratta dal Messale del 1962, è infatti il Messale (un Messale) Tridentino letteralmente tradotto in italiano, con alcune modifiche nelle cerimonie: le più evidenti: l'Altare girato, la potatura del salmo ai piedi dell'altare, l'eliminazione del gesto del Sacerdote di prendere la patena tra le dita nel "Per Ipsum, cum Ipso et in Ipso" sostituito con una semplice ostensione delle Specie Eucaristiche e l'eliminazione dell'Ultimo Vangelo e delle preci Leonine al termine della Messa. Colafemmina che parla per bocca di Chiron, dice che questa Messa "sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento", mi domando come possono sostenere tale tesi, se il Messale in questione è identico nella sua sostanza al Messale di Trento? Possiamo solo dire che l'italiano potrebbe fare schifo, ma non che l'Ordinario "sconvolgeva la formulazione teologica del sacramento".





Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche.
Il cardinale Bacci fa visita a Padre Pio il primo aprile 1964. A seguito dell’introduzione nella “messa con il popolo” di alcune parti da leggere in italiano, su sollecitazione del Padre il 17 febbraio 1965 il guardiano del Convento, padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, scrive al cardinale Ottaviani facendo presente che “Padre Pio ha 78 anni, ha la vista indebolita ed è sofferente per la vita di lavoro che conduce e per le altre sofferenze a tutti note”; per queste ragioni chiede “che la Santa Messa da lui celebrata tutte le mattine ad orario inconsueto – 4,30 circa – e cioè due ore prima delle messe ad orario solite a celebrarsi nel nostro Santuario, venga considerata come messa privata e come tale esente dalle norme concernenti la messa con partecipazione di popolo; fermo restando l’aggiornamento a l’uniformità per le altre cerimonie da osservarsi nelle messe private”. Così è documentato nella Positio della causa, vol. III/1, p. 753. La lettera di risposta positiva del cardinale Ottaviani porta la data del 20 febbraio 1965 (Ivi, p. 754). Non c’è traccia, nei documenti, di alcuna frase di Padre Pio contro il Concilio. Anzi, dalla lettera del guardiano si apprende che la dispensa riguardava solo la lingua (a causa della “vista indebolita” che impediva a Padre Pio di leggere i nuovi testi, mentre quelli in latino li conosceva a memoria), ma Padre Pio osservò le altre norme liturgiche venute con il Concilio, come si può vedere dalle immagini delle Messe celebrate sulla mensa rivolta al popolo (il filmato della cosiddetta “ultima messa di Padre Pio”, celebrata il giorno precedente la morte, lo mostra rivolto al popolo e propongono immagini e audio del diacono e del suddiacono che leggono il Vangelo e l’epistola in italiano). La stessa ragione aveva indotto già nel 1961 il Padre a chiedere la dispensa dalla recita del breviario, sostituito con quella del rosario. Inoltre nella lettera famosa di Padre Pio a Paolo VI a sostegno dell’Humanae vitae si legge: “L’Ordine dei cappuccini è stato sempre in prima linea nell’amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla sede apostolica; prego il Signore che tale rimanga e continui nella sua tradizione di serietà e austerità religiosa, povertà evangelica, osservanza fedele della regola e delle costituzioni, pur rinnovandosi nella vitalità e nello spirito interiore, secondo le direttive del Concilio Vaticano II” (Epistolario IV, p. 12 e 13).

Padre Pio secondo il video, ha celebrato la Messa "votiva" dell'Immacolata, a motivo della sua ipovedenza. Per gli ipovedenti, la Sede Apostolica concedeva che il sacerdote invalido e anziano privatamente potesse celebrare una o al massimo due Messe, una della Madonna (dell'Immacolata che conosceva a memoria) e quella dei defunti ovviamente a scelta, sempre e comunque tutti i giorni. Nel 20 febbraio del 1965, riceve tale concessione, il 12 marzo esce il Messale Tridentino tradotto. Ma lui ne è dispensato per il permesso accordatogli qualche settimana prima. Quindi è falso la conclusione di molti tradizionalisti che lui nel 1965 si opponesse ad un Messale che ancora non era uscito e che sostanzialmente non era difforme al Messale che sempre ha utilizzato, e che privatamente sempre poteva Celebrare. Perchè le modifiche erano vincolanti solo se si celebrava con il popolo.
Nel settembre 1968, quel Messale con le Rubriche del 1965, era reso obbligatorio e in italiano anche nella parte del Canone, se utilizzato con il popolo, ma Padre Pio, anche se ne era dispensato lo utilizzò. O meglio fece una Messa "privata" ma pubblica, era una domenica di settembre eppure celebrò la Messa dell'8 Dicembre. Per la sua malconcia salute e per l'abitudine non pronuncio le Orazioni e il Canone in Italiano ma si sottomise a tutte le norme presenti nelle Rubriche. Altare girato, dal video si vede che non recita il Salmo Introibo e tutto il resto. Tutto questo, per il permesso accordatogli il 20 febbraio, poteva evitarlo anche senza scandalo, a motivo e sopratutto della sua salute (chi poteva solo osare di andare contro il Padre in quelle condizioni?) ma non lo fece! Come si può sostenere che P. PIO FOSSE COSTRETTO? Non abbiamo ne prove della costrizione nè alcuna testimonianza in merito. Potendo per Concessione Celebrare la solita Messa nel SOLITO MODO, celebrò quella che a quel tempo era detta NUOVA!

Ora l'unica domanda lecita a cui non avremo MAI risposta è solo una, se il Padre fosse campato fino agli anni 70 e in buona salute, che Messa avrebbe detto? E grazie a Dio, non lo sapremo mai!

Eccola la Messa:











31 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie don, un capolavoro!

un prete ha detto...

Don Camillo, quale è il punto, cosa vuole dimostrare?

don Camillo ha detto...

Detto in parole povere, i tradizionalisti ignoranti, fanno male a dire che P. Pio non si sia aperto al "nuovo" perchè certamente "ispirato da Dio" oppure che sia stato "nemico" della Messa del 1969, perchè ancora in quel periodo stavano ancora giocando tra i vari schemi proposti da Bugnini e tutto era ancora non definitivo.
Lo stesso i modernisti ignoranti quando dicono che se fosse stato vivo "certamente e per obbedienza" avrebbe celebrato e pure volentieri la Messa del 1969, quella di oggi per intenderci.

Ecco!

don Camillo ha detto...

Per l'anonimo grazie, se ci sono dubbi, qualsiasi, non vi fate scrupoli nel domandare.

Nelle Pagine ho messo il RITUS SERVANDUS del 1965 molto importante e anche abbastanza difficile da trovare in giro in quanto non tutti i Messali del 1965 lo riportavano. E' fatto sbrigativo un po' approssimato, ma è utile per vedere i cambiamenti apportati al Messale Tridentino prima della sua totale scomparsa.

Andrea Carradori ha detto...

Mi permetta reverendo, prima che vada a scuola, di intervenire sull'argomento che ha postato.
Premesso che per età anagrafica e per formazione io sono favorevolissimo al " mio " messale conciliare del '65 ( io sono figlio anche del Concilio ...) . C'è comuqnue da riconoscere che il Messale del '65 era nella piena ermeneutica don la Tradizione della Chiesa e con le sante risoluzioni conciliari in tema liturgiche . Ora debbo scappare. Buona giornata.

don Camillo ha detto...

Sì anche io devo scappare ma ne riparleremo di questo anomalo Messale.

Louis Martin ha detto...

Don Camillo, ha avuto modo di leggere il libro di Gnocchi e Palmaro sull'argomento? Che ne pensa?

kerygmatico ha detto...

Meraviglia. Ho appena editato l'ennesima puntata dei Blog dei blogs per inserire questo breve studio completo di fonti sul loco!

don Camillo ha detto...

E' un ottimo libro, l'ho letto con tanta devozione e lo consiglio a tutti ma sulla questione liturgica ovviamente non è proprio preciso. Non avendolo in libreria, perchè l'ho regalato ad un sacerdote, mi rifaccio ad una sintesi riportato sulla rivista FEDE e CULTURA.

Mi scuseranno i lettori se non sarò preciso.

cito a pagina 12 della Rivista in questione.:

"Il Cardinale Antonio Bacci, per conto di Papa Paolo VI, il 9 marzo 1965, porta a Padre Pio il documento con cui il Papa lo autorizzava a continuare a celebrare la Messa secondo il rito di sempre, il rito che aveva forgiato centinaia di santi. Il Papa che quattro anni dopo avrebbe varato la versione definitiva del Novus Ordo Missae, permettendo che gli inventori del nuovo rito lo imponessero con una prepotenza intellettuale e pastorale di rara efficacia, concedeva al frate delle stigmate di sottrarsi a quelle innovazioni che proprio nel 1965 cominciavano a essere introdotte nel Messale.... Padre Pio era preoccupato delle diverse riforme e novità che agitavano la Chiesa e che rinfocolavano le divisioni tra i padri conciliari’. In realtà, la riforma liturgica che, stravolgendo il rito, avrebbe stravolto gli altari e le chiese oltre alla fede di tanti ignari cattolici, era ancora in fase di elaborazione. Inventata ex novo dal ‘Consilium ad exsequendam constitutionem de Sacra Liturgia’, l’organismo preposto alla redazione del nuovo testo del Messale romano in cui fece la parte del leone l’arcivescovo in fortissimo odore di massoneria Annibale Bugnini, sarebbe entrata in vigore, in maniera definitiva, nel 1969. Dal 7 marzo, però, del 1965, prima domenica di quaresima, si erano già tentate delle sperimentazioni che, in breve, avrebbero portato irreparabilmente alla rivoluzione premeditata. (cfr. Ultima Messa di Padre Pio, Gnocchi e Palmaro pp. 65-67)"

Detto questo l'autore pur non entrando nello specifico liturgico fa però una premessa capziosa: "il Papa lo autorizzava a continuare a celebrare la Messa secondo il rito di sempre", quindi se ne deduce cosa? Che il Messale del 1965 sia, che?

"Il Papa che quattro anni dopo avrebbe varato la versione definitiva del Novus Ordo Missae"

quindi il Messale del 1965 secondo Gnocchi e Palmaro sembrerebbe un primo abbozzo Messale del 1969? il che non è vero, basta confrontare l'Ordinario e le Rubriche.

"Dal 7 marzo, però, del 1965, prima domenica di quaresima, si erano già tentate delle sperimentazioni che, in breve, avrebbero portato irreparabilmente alla rivoluzione premeditata."

Sì, si "sperimentava" MA una "riduzione della Messa di Sempre" in lingua volgare.

Le vere sperimentazioni invece dal 66 al 69 si facevano MA in Vaticano con il Messale di Frankenstein (un pezzo del V secolo, un pezzo del VIII un altro del XVIII secolo) che sarebbe uscito nel 1969.

Insomma Gnocchi e Palmaro, conoscono bene la faccenda, hanno tirato la coperta corta ovviamente dalla loro parte, ma sono assolutamente scusati perchè non hanno mai visto un Messale del 1965, ed il loro intendo non era quello di parlare di liturgia dal punto di vista scientifico ma di descrivere il rapporto intimo e spirituale del Padre con il Sacrificio del Calvario, e su questo hanno fatto un ottimo lavoro.

Andrea Carradori ha detto...

Assolutamente condivisibile, per motivi di logica temporale questa frase : " ( Padre Pio ) sia stato "nemico" della Messa del 1969, perchè ancora in quel periodo stavano ancora giocando tra i vari schemi proposti da Bugnini e tutto era ancora non definitivo.
Lo stesso i modernisti ignoranti quando dicono che se fosse stato vivo "certamente e per obbedienza" avrebbe celebrato e pure volentieri la Messa del 1969, quella di oggi per intenderci".
Non andrei però avanti.
Non riesco a comprendere la finalità del Don con questo post : legittimare in toto la riforma di Paolo VI ?
Essendo stata promulgata dal Papa essa trae dal Magistero della Chiesa la sua legittimazione ( ingenua dimenticanza teologica a parte nella I stesura del messale poi frettolosamente corretta dallo stesso Papa ... )
Legittimazione non significa però che essa sia affascinante o conturbante ... difatti i risultati sin son visti fin tanto che il popolo, assetato ed affamato di sacro, ha colmato le aride carenze del novus ordo, si è dovuto inventare forme di religiosità variaggiate con tanto di manine alzate al Pater noster e sensazionalismi creativi a non finire ... tutti taggati dai movimenti carismatici ... Penso che dietro la voglia di liturgia antica ci sia soprattutto il desiderio di una liturgia più seria e verticalmente indirizzata al Solo Signore !

Louis Martin ha detto...

Concordo don Camillo,
anche io ho trovato il libro un po' sfuggente sul punto. Ma non era quello il nodo che interessava; e Gnocchi l'ha affrontato con un po' di scaltrezza giornalistica.

Ho letto episodi attendibili della vita di Padre Pio dove si parla della sua obbedienza sempre incondizionata.
Ha senz'altro sofferto molto per le innovazioni, a partire da quelle che hanno interessato direttamente il suo ordine (a proposito delle quali credo che qualche parola l'abbia detta davvero invece).
Ma credo che stabilire ex post se avrebbe obbedito o meno sia un giochino (mi scusi l'esempio, non vuole affatto essere cinico) simile a quello che degli orrendi carnefici hanno fatto di recente sul corpo e sulla presunta volontà di una povera ragazza in coma.
Senz'altro, come in qualche modo già evidenzia lei, il suo spirito non era fatto per una Chiesa e una Messa "orizzontali".

Un altro mito progressista è lo svolgimento del suo incontro con Monsignore, al quale avrebbe ingiunto di obbedire. I testimoni riferiscono invece che, alla domanda di mons. Lefebvre di ricevere la benedizione, P. Pio avrebbe replicato che non stava a lui benedire un arcivescovo, semmai stava all'arcivescovo benedire lui. Gli avrebbe baciato l'anello e si sarebbe ritirato.

don Camillo ha detto...

Non riesco a comprendere la finalità del Don con questo post : legittimare in toto la riforma di Paolo VI ?

Caro Andrea, non proprio! io non riesco a digerire la Riforma Piana della Settimana Santa figurati il resto!

Il mio intento prossimo e quello di ridicolizzare i "mantra" di certi tradizionalisti che non conoscendo la liturgia si stracciano le vesti solo se sentono il nome di P6.

Quello remoto di tenere desta l'attenzione di tutti noi e della Gerarchia sulla famosa e annosa questione: E' lecito per l'Autorità mettere mano ad un Culto Cattolico e latino Trasmesso e Consolidato nei secoli che ha espresso e che ancora esprime l'integrità della Fede?

L'Oriente ti risponderebbe di NO! L'Occidente era dello stesso avviso fino a Trento e a Pio X....

Ma ne ho parlato QUI e QUI!

Louis Martin ha detto...

OT, tanto per sorridere, al di là della triste vicenda ...

http://www.immacolata.com/index.php/it/35-apostolato/fi-news/239-presentazione-dati-visita-apostolica

"Quanto alle mere osservazioni sulla conduzione della visita apostolica, formulate in data 29 maggio 2013, si rileva la vacuità quanto alle motivazioni, la tempistica della richiesta messa in atto solo dopo tre mesi dallo spoglio e quindi in opposizione alle decisioni già prese dal Dicastero, riunito in congresso, in merito alla vicenda dei Frati Francescani dell'Immacolata.

La firma unanime dei membri del Consiglio e del Procuratore Generale allora in carica non confligge con il giudizio critico di chiunque degli stessi maturato a posteriori in scienza e coscienza contro la velleità di impugnare la Visita Apostolica stessa"

Ma chi lo ha scritto questo comunicato, Totò?

« Signorina
veniamo noi con questa mia addirvi una parola che che che scusate se sono poche ma sette cento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi con l'insalata consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo [la scatola con i soldi] perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo.;.;
Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi i Fratelli Caponi) »
(Totò e Peppino, Totò, Peppino e... la malafemmina)

don Camillo ha detto...

Louis, da morire dal ridere!

Andrea Carradori ha detto...

" E' lecito per l'Autorità mettere mano ad un Culto Cattolico e latino Trasmesso e Consolidato nei secoli che ha espresso e che ancora esprime l'integrità della Fede? "
Secondo gli esegeti canonisti si.
Un Papa può promulgare un rito nuovo.
Il Papa non può rigettare un rito venerato nei secoli espressione dell'integrità della Fede.
il Sacrosanto Concilio Vaticano II non ha chiesto vistosi cambiamenti liturgici !

Louis Martin ha detto...

Anche un padre può dare un ordine a un figlio, lo prevede il IV comandamento; ma non per ciò solo quell'ordine diventa giusto.
E' secondo la natura del diritto canonico (teleologicamente orientato alla salus animarum ... suprema lex) la non necessaria coincidenza tra legalità e legittimità. Coincidenza propria invece degli "stati legislativi di diritto", figli della secolarizzazione del diritto naturale e dell'immanentizzazione di ogni idea di giustizia nel sistema chiuso della legislazione artificiale.
Ma da bravi pre-moderni (perché la concezione giuridica moderna è per sua natura anticristiana) i cattolici dovrebbe sempre fare prudente applicazione del principio del "ius quia iustum", non del "ius quia iussum".
Ma è solo la mia opinione.

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro don Camillo,

più che confutare me lei dovrebbe preoccuparsi di confutare Chiron. E di confutare le date e i fatti da lui riportati.

Secondo Chiron Padre Pio chiede a Paolo VI il 17 febbraio un indulto per la celebrazione secondo il messale precedente e non in volgare. Il 7 marzo il Papa accorda tale concessione.

D'altro canto io riportavo anche un articolo del 1975 dove si riferivano gli stessi fatti.

Il messale del '65 introduceva già le innovazioni della Inter Oecumenici.

don Camillo ha detto...

Secondo Chiron Padre Pio chiede a Paolo VI il 17 febbraio un indulto per la celebrazione secondo il messale precedente e non in volgare. Il 7 marzo il Papa accorda tale concessione.

Caro Francesco, grazie innanzitutto per il passaggio. Penso che sia qui il punto. Chiron parla di "indulto" (ma non specifica di che natura sia) per celebrare la Messa secondo le norme del Messale del 1962(?), Accattoli riporta invece più precisamente che fu chiesto l'indulto per i sacerdoti ipovedenti e ammalati (il solito e il noto), che comprende la possibilità di dire privatamente una sola Messa e Padre Pio (diceva infatti solo una Messa, quella dell'Immacolata, così come mi è stato assicurato dagli stessi Francescani dell'Immacolata), secondo le norme proprie dell'INDULTO per il Messale degli ipovedenti, che ha una sua identità. Ovviamente in Latino. Tra l'altro senza sottrarsi da tutti gli aggiornamenti e innovazioni della Inter Oecumenici, non menzionati dall'Indulto per gli ipovedenti, che come si vede accetta, o subisce senza batter ciglio.

Infatti poteva imporsi, o qualcuno che conosceva la sua intima volontà lo poteva fare al posto suo, e dire la Messa come al suo solito senza troppe e faticose novità. Ma non l'ha fatto. Non so che altro dire.

Anzi ci sarebbe qualcos'altro. La SPX, ha uno degli archivi più grandi di Padre Pio, l'ho visto con i miei occhi, un patrimonio spirituale e storico eccezionale! Se la SPX non ma mai preso a scudo per la battaglia sulla Liturgia lo stesso Padre Pio, ci sarà stato pure un motivo, no?! Ma questa è una mia opinione, come tutto il resto ovviamente.

Louis Martin ha detto...

Io mi sono persuaso che semplicemente la battaglia della Messa non fosse la battaglia di Padre Pio.
Sapeva che lo attendevano cinquant'anni di calvario in espiazione vicaria: quella era la missione per cui aveva pregato; quella era la missione che Nostro Signore gli aveva affidato. Per la salvezza delle anime.
La sua straordinaria intelligenza soprannaturale delle cose lo ha fatto rimanere a soffrire silenziosamente al suo posto. E il Signore lo ha chiamato a sé prima del 1969.
Occorre poi considerare il profilo umano di Padre Pio. Età, malattie e infermità, debolezza, stanchezza: l'umanità di Nostro Signore ha addirittura urlato il suo abbandono al Padre. Padre Pio, praticamente nelle stesse condizioni (di calvario si trattava) doveva forse ingaggiare una battaglia con la gerarchia?
Militiamo tutti sotto lo stesso Re, ma ognuno al proprio posto.
Lefebvre era un arcivescovo che ha partecipato al concilio, e come tale ha agito.
Coglie dunque il segno don Camillo quando vede il cuore del rapporto di Padre Pio con la Messa nel suo rapporto intimo con il Sacrificio del Calvario. Aggiungo solo: e dove altro è integralmente conservato lo spirito di quel Sacrificio se non nella Messa di sempre?

Anonimo ha detto...

DON CAMILLO, O CHI VUOLE! Mi può spiegare meglio la questione?
Dunque io leggo su Wikipedia circa l'indulto:

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L'indulto consiste in un provvedimento generale che causa l'estinzione della pena. L'indulto è ispirato in origine a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale.
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Abbiate pazienza, anche se sono prete mi sfuggono certi termini:

Se c'è un Indulto c'è una pena, perchè Padre Pio in quanto malato sarebbe stato punito?

Grazie per l'attenzione! Ottimo blog!

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro don Camillo,

la storia tramandata parla di un Padre Pio che scrive direttamente al Papa chiedendogli non un indulto per il messale degli ipovedenti, ma una concessione di continuare a celebrare la messa di sempre. E probabilmente al di là di tutte le ragioni "tradizionaliste" l'unica ragione seria era che Padre Pio aveva timore di non poter apprendere e ricordare tutti i cambiamenti intervenuti. E voleva continuare a celebrare la messa che conosceva a memoria (con la testa e col cuore).

Francesco Colafemmina ha detto...

Oltretutto anche p. Alessandro da Ripabottoni riporta questa concessione della celebrazione secondo il messale precedente nella sua biografia al febbraio 1965.

Louis Martin ha detto...

Gentile anonimo,
quello di cui lei parla è l'indulto della pena, istituto proprio del diritto penale statale relativo all'estinzione del reato e della pena (insieme alla grazia e all'amnistia).
In ambito canonico, l'indulto va inteso invece come una dispensa dall'osservanza di una legge universale. Uno ius singulare.
Che poi la messa nuova sia una pena per tutti ... può essere! E' solo una battuta ovviamente ...

Lascio tuttavia che sia il padrone di casa a confermare.

don Camillo ha detto...

La storia tramandata parla di un Padre Pio che scrive direttamente al Papa chiedendogli non un indulto per il messale degli ipovedenti, ma una concessione di continuare a celebrare la messa di sempre.

E' questo che faccio fatica a comprendere. Il Messale del 1965 era vincolante come vincolante il Rituale del 14 Marzo del 1966, che tradotto nella pratica significava che ognuno faceva in quegli anni quel che poteva e voleva:

1. Perchè i Messali del 1965 non erano facilmente reperibili,
2. Perchè i sacerdoti per pigrizia già facevano fatica ad adottare le riforme della Settimana Santa (da 10 anni in circolazione) figurati per messe in italiano.
3. Perchè l'autorità ecclesiastica non era troppo pressante in quanto che sapeva già che quel Messale sarebbe stato abbandonato come il Rituale del 66 prestissimo.
4. Perchè padre Pio era frate, e tutta la riforma puntava sulle parrocchia per la Messa CON il popolo, e padre Pio era tenuto alla Messa Conventuale, al massimo Celebrava una Messa privata, e per le private si è potuto utilizzare il Messale Tridentino fino al 1971, con l'uscita definitiva del Messale Romano tradotto.

Quindi, ti ripeto, di che tipo di Indulto parliamo?

Francesco, tu che c'hai più aderenze di me potresti trovare questa lettera di Padre Pio?!

don Camillo ha detto...

Grazie Louis, per la premesse!

Dunque le norme nel vecchio codice di Diritto Canonico erano precise, minuziose e maniacali (secondo la nostra mente degenerata da anni di teologianuova).

Il sacerdote anziano che non pronunciava bene le parole perchè malconcio o ipovedente, era tormentato dalla paura di rendere non solo illecito (quando andava bene) ma INVALIDA la Messa con la pena di peccato sub gravi (peccato mortale) per il prete. Capisci bene che pena poteva essere per il Sacerdote con un piede già nell'aldilà. La sede Apostolica quindi concedeva il famoso INDULTO, noto a tutti i preti.

Quale era il vantaggio?

Il prete poteva dire una sola ed unica Messa tutti i giorni alla Madonna, quella che voleva (eccetto nel triduo Santo) dispensato quindi dal Santorale e dal Temporale del Calendario Liturgico, che non ERA poco! NON ERA POCO!

Anonimo ha detto...

Grazie Louis, grazie don Camillo, adesso tutto mi è più chiaro. Poi se Colafemmina potesse reperire questa presunta lettere per poter leggerne il contenuto, sarebbe stupendo!

Al di là dell'ottima disamina di don Camillo, potrebbe dare ai tutti i tradizionalisti conforto.

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro don Camillo,

temo che la lettera sia impossibile da trovare. In ogni caso mi sembra - da quel che ho letto e dai rapporti più in là con il tempo - che Padre Pio avesse scritto a Paolo VI una lettera di richiesta di esenzione da qualsiasi messa riformata. E immagino che in quei mesi del '65 se ne parlasse con sempre maggiore insistenza.

Quindi non dobbiamo pensare ad un indulto normativamente determinato, ma ad una specifica concessione di Paolo VI.

Tanto più che il padre aveva fatto testamento a favore della Santa Sede nel 1964. Quindi si poteva permettere il lusso di chiedere una eccezione direttamente al Papa.

Francesco Colafemmina ha detto...

Scartabellando sul web ho trovato questo mio articolo che non ricordavo neppure di aver scritto.

http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Padre-Pio-e-il-Messale-del-1962-la-persecuzione-continua/D8780522.html

don Camillo ha detto...

Dobbiamo capirci, un conto e che il Padre sia stato refrattario alla "novità" in quanto tali, infatti si sapeva che quelli come lui, cioè all'antica, non le amano, un conto che lui abbia avuto una spinta diciamo "celeste" a rifiutare qualcosa che riteneva malvagio per lui e per la religione.

Pertanto, non possiamo stupirci del fatto che l'ultima Messa abbia il Vangelo in italiano. Di sicuro si sarà trattato di una commistione di Vetus Ordo ed incipiente Novus Ordo, con la ricezione di alcune norme rese disponibili sino ad allora (recita in italiano del Vangelo, ma in latino di Prefazio e Canone, come emerge da tutti i resoconti dell’epoca; Padre Pio infatti recitò il Pater Noster al posto del Prefazio per errore) e magari imposte al Padre, nonostante l'indulto.

Tu parli poi di "incipiente Novus Ordo" facendo un po' di confusione con i Messali, ebbene non è un parlare propriamente tecnico e scientifico, in quanto la Riduzione del 65, non ha nulla a che fare con il Novus Ordo, basta verede
l'Ordinario che ho riportato.

Ad ogni modo, questa coperta è e rimane corta... aspettando un giorno di fare piena luce, non ci perdiamo d'animo!

don Camillo ha detto...

Occorre poi considerare il profilo umano di Padre Pio. Età, malattie e infermità, debolezza, stanchezza: l'umanità di Nostro Signore ha addirittura urlato il suo abbandono al Padre. Padre Pio, praticamente nelle stesse condizioni (di calvario si trattava) doveva forse ingaggiare una battaglia con la gerarchia?

Esattamente caro Louis, P. Pio è stato suo malgrado dalla giovinezza segno di divisione, ma divisione evangelica, le stimmate e la sua grande opera di misericordia corporale: quanti nemici, compreso i Papi... per un povero frate, e pure francescano, quanto dolore!

Non so se il Signore gli concesse lumi sulla questione liturgica, forse il Signore nella sua benevolenza non gli diede anche questo altro "segno" di divisione, o forse lo sapeva e nel suo corpo e nel suo animo a ha accolto ed accettato anche questo obbrobrio, come Gesù il suo aceto prima di morire, chi lo sa. So solo che il Padre è furbo e che da cielo ci guarda, ci protegge e ci incoraggia!

....

Preghiamo e non smettiamo di sperare!

Anonimo ha detto...

Perchè l'autorità ecclesiastica non era troppo pressante in quanto che sapeva già che quel Messale sarebbe stato abbandonato come il Rituale del 66 prestissimo.

Di cosa parliamo, don?