giovedì 12 settembre 2013

Quando Papa Francesco non risponde alla Domanda di Scalfari.

Tra tutti i commenti ho preferito mettere questo di Palmisano dal sito Radio Spada, che credo metta a fuoco in modo semplice e immediata uno tra i nodi del discorso di Francesco. Il tema è la coscienza.







Dello scambio epistolare fra Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, e Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, credo si parlerà a lungo, a causa del gran numero di temi importantissimi trattati in maniera colloquiale epperò semplice.
Fra i tanti temi scelgo di commentare qui quello che mi ha “colpito” di più. Riporto prima lo “scambio di opinioni” e poi il mio commento:

SCALFARI: «Prima domanda: se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?» (1)
FRANCESCO: «Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire». (2)

Interessante anche il titolo de la Repubblica alla risposta di Francesco: «Dio perdona chi segue la propria coscienza».

E veniamo al commento: innanzitutto devo dire che, leggendo per prima cosa il titolo di Repubblica, ero rimasto stupito positivamente. In questi tempi di estremo relativismo, infatti, mi era sembrato addirittura un “miglioramento” il fatto che Francesco affermasse che un ateo (o comunque un non cristiano) che segue la propria coscienza abbia bisogno di essere perdonato da Dio. Purtroppo, leggendo il testo scritto da Bergoglio, si coglie ben altro, ovvero che chi (ateo o non cristiano) segua la propria coscienza non ha neppure bisogno di essere perdonato, poiché non commette alcun peccato.
Ma partiamo ab ovo.
Scalfari chiede: “se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?”; ovvero l’89enne Scalfari fa la seguente ipotesi (domanda che anche il più incallito ateo, giunto a quella età, comincia a porsi): supponiamo che abbia ragione la Chiesa, e che Dio esista proprio nel modo in cui lo descrive e predica la Chiesa (il “Dio cristiano”), che ne sarà di me?
Si noti, per inciso, che Scalfari non si pone il problema – che invece bisognerebbe porsi – di capire se Dio potrà perdonare la sua assenza di fede. Ovvero Scalfari non “teme” che il fatto stesso di non avere fede (ovvero di aver rifiutato la fede) possa essere già questo un qualcosa che deve essere perdonato (3).
Continua Scalfari a chiedersi: se questo Dio esiste, proprio come ce lo “racconta” la Chiesa, come giudicherà chi, non avendo fede, compie un atto che la morale cristiana ritiene peccaminoso ma che la “morale laica” ritiene lecito? Questa è la domanda di Scalfari!
Ovvero Scalfari chiede: io, che sono ateo, sono tenuto a rispettare i precetti della Chiesa? Se quando morirò dovesse capitare che Dio esiste davvero, mi perdonerà per aver commesso “quello che per la Chiesa è un peccato”?
Ovvero anche: la Chiesa è come un club, il cui regolamento deve essere rispettato dai soli soci che scelgono di iscrivervisi, o è come la Natura, le cui leggi obbligano tutti, indipendentemente dalla volontà dei singoli? (4)
A me sembra evidente che la domanda sia questa.

Dunque, a me pare, che Francesco risponda non alla domanda fatta da Scalfari, ma ad un’altra domanda… “Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede”; non è vero, non ha chiesto questo… ha chiesto se Dio perdona chi ha fatto un peccato non ritenendolo tale perché non ritiene che il “bene” ed il “male” siano quelli indicati dalla morale cristiana.

Poi dice Francesco: “Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito”; questa è una risposta giusta ma che “non c’azzecca”… infatti, se parliamo di “cuore contrito” parliamo di “pentimento”. Dunque Dio perdona chi si è pentito ed ha il cuore contrito, giustissimo, ma non è questo che chiedeva Scalfari, Scalfari non è pentito, perché per pentirsi bisogna riconoscere che un atto è “cattivo”, mentre lui sta parlando di alcuni atti che ritiene “buoni” ma che la Chiesa ritiene “cattivi”.

Continua Francesco: “la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.
Anche questo è in astratto giusto, ma nel concreto molto problematico, e per capirlo cerchiamo di capire cos’è la coscienza: la coscienza è la legge morale naturale che Iddio ha iscritto nei nostri cuori. Dunque un pagano vissuto prima dell’era cristiana o un aborigeno nato in una isoletta di aborigeni, possono – in teoria – conoscere il bene ed il male e – eventualmente di conseguenza – vivere rettamente seguendo la coscienza scritta nei propri cuori. Ma a causa della perversione del genere umano seguita al peccato originale, ed anche a seguito dei peccati attuali dei singoli uomini e della mentalità moderna, questa voce della coscienza è spesso soffocata.

Scrive, fra i tanti, Doroteo di Gaza (5):
«Quando Dio creò l’uomo, pose in lui come un seme divino e lo dotò di una facoltà calda e luminosa come una scintilla, che illumina la mente e mostra il bene distinto dal male. Essa si chiama coscienza, ed è la legge naturale. Questi sono i pozzi scavati da Giacobbe, come hanno detto i Padri, e otturati di nuovo dai Filistei. Con la docilità a questa legge, cioè alla coscienza, i patriarchi e tutti i santi vissuti prima della Legge scritta piacquero a Dio. Ma quando essa fu otturata e calpestata dagli uomini con l’avanzare del peccato, abbiamo avuto bisogno della Legge scritta, abbiamo avuto bisogno dei santi profeti, abbiamo avuto bisogno della venuta stessa del Signore nostro Gesù Cristo per rimetterla a nudo e ridestarla, per rivivificare quella scintilla sepolta per mezzo della osservanza dei suoi santi comandamenti. Dipende dunque ormai da noi seppellirla di nuovo o lasciare che essa brilli e ci illumini, se siamo disposti ad obbedirle».

Dunque la retta coscienza (cioè quella che non è stata soffocata dai peccati e dall’orgoglio dell’uomo, come i pozzi scavati da Isacco soffocati dai Filistei) non è e non può essere in disaccordo con la Legge, cioè con la Rivelazione, cioè con la Tradizione, cioè con il Magistero della Chiesa.

Se io voglio guidare un’auto dal punto A al punto B posso usare il navigatore GPS, che è uno strumento che la tecnologia mi mette a disposizione. Oppure posso dire che non ho bisogno del GPS perché ho un ottimo senso di orientamento. Ora, a parte la superbia di chi crede di non aver bisogno del GPS (che fuori di metafora sarebbe la Chiesa) messoci a disposizione dalla tecnologia (che fuor di metafora sarebbe Dio o Cristo), è il risultato finale quello che conta: ovvero se con il senso d’orientamento (che fuori di metafora sarebbe la coscienza) riesco ad arrivare alla destinazione prefissata (che fuor di metafora sarebbe la capacità di distinguere fra bene e male) allora tutto va bene, ma se il senso d’orientamento mi porta ad un’altra destinazione (ovvero a considerare come “lecite” alcune cose che la Legge/Rivelazione/Tradizione/Magistero identificano come illecite, o viceversa) c’è un grosso problema che può essere risolto solo fermandosi per un attimo al lato della strada, riconoscendo la difettosità del proprio senso dell’orientamento (che fuor di metafora sarebbe fare un “atto di umiltà”) ed installando il GPS (che sarebbe sempre la Chiesa).

Diversamente finiremmo nel più totale relativismo, secondo cui un assassino incallito, cui la coscienza non rimorde, non compie alcun peccato nel continuare a commettere omicidi, mentre un assassino occasionale, cui la coscienza rimorde, compie un grave peccato, ovvero, tornando alla metafora, che non è importante arrivare alla destinazione prefissata ma è importante essere stati “coerenti” col proprio senso di orientamento, arrivando in un posto qualunque.
Dobbiamo invece affermare che, se un assassino (o qualsiasi altro peccatore) non si sente “rimordere la coscienza” è perché la sua coscienza è stata “soffocata” dal peccato originale, dai peccati attuali e dalla mentalità della società nella quale viviamo (ovvero dalla “morale laica” sottintesa da Scalfari), ossia che se io volevo andare nel punto B ma seguendo il senso di orientamento sono andato nel punto C, il mio senso dell’orientamento è difettoso.

Per “rivivificare” la coscienza “soffocata” abbiamo a disposizione i mezzi elencati da Doroteo: la Legge, i santi profeti, la predicazione di Gesù Cristo, il Magistero della Chiesa.

In conclusione, la risposta da dare a Scalfari avrebbe potuto essere la seguente: se colui che non ha fede, seguendo la propria coscienza, “commette quello che per la Chiesa è peccato” il “Dio cristiano” gli dirà: «Stolto! Potevi essere umile ed usare il GPS e saresti arrivato alla destinazione giusta! Volendo essere superbo e affidandoti solo al tuo senso di orientamento, invece, sei arrivato alla destinazione sbagliata! (che fuor di metafora sarebbe l’Inferno…).

Pierfrancesco Palmisano



(3) d’altronde ricordo bene una intervista dell’ateo Montanelli che diceva: “se mai dovessi, dopo la morte, trovarmi di fronte a Dio, sarò io a chiedere conto a Lui del perché non mi ha dato la Fede e non il contrario”. Ovviamente questa bestemmia è del tutto campata in aria. Dio da a tutti la possibilità di giungere alla Fede (specialmente a chi, come Montanelli e Scalfari, ha avuto la grande grazia di nascere in una nazione in cui il cattolicesimo è ben conosciuto, sebbene non proprio nella migliore delle epoche possibili) ed è solo l’arroganza e la superbia intellettuale di alcuni (o la superficialità di altri) a tenerli lontani dalla Fede, cioè dalla Verità;

(4) ad esempio, devo rispettare la legge di gravità, anche se non appartengo alla “Associazione amici della gravità”;
(5) Doroteo di Gaza, Scritti ed insegnamenti spirituali, Ed. San Paolo; https://it.wikipedia.org/wiki/Doroteo_di_Gaza

11 commenti:

Latinista ha detto...

Caro don Camillo, si immagini questa scenetta:
Ho pagato per errore una grossa somma ad un tipo, che ovviamente sarebbe tenuto a restituirmela, ma quello con una scusa si rifiuta. Vado dall'avvocato e mi dice: "Non si preoccupi, se Lei ha ragione la cosa si risolve con un'azione di ripetizione". Io tutto contento torno a casa e scrivo al mio debitore: "Le ripeto che mi deve rendere quei soldi".

Per un avvocato l'"azione di ripetizione" ha un certo significato - grosso modo vuol dire rivolgersi al tribunale per ottenere indietro ciò che è stato indebitamente pagato; ma per più o meno tutti gli altri significa solo l'"atto di ripetere, di rifare o ridire qualcosa".

Così può darsi che "coscienza" per un cristiano preparato, che ha letto questo Doroteo di Gaza e i tanti altri testi simili a cui accenna Palmisano, indichi quel principio oggettivo iscritto dal Creatore in ogni uomo per fargli riconoscere autonomamente la legge naturale, cioè la legge di Dio stesso; ma per quasi tutti gli altri è semplicemente quel senso interno, forgiato dalla nostra educazione e dal nostro ambiente, che ci dice se qualcosa è giusto o sbagliato - una cosa soggettivissima, relativissima.

Ora, i casi sono due:
- o Papa Bergoglio, come sostiene Palmisano, ha detto A a chi avrebbe con ogni evidenza capito B, e allora non sembra aver fatto gran bene ai suoi occasionali lettori;
- oppure voleva dire proprio B, e allora lascio ad altri valutare se ciò che ha detto sia compatibile con la dottrina cattolica, e mi limito a osservare che il commento cerca solo di mettere una pezza.

E questa era la prima questione.
La seconda è: se salvarsi solo seguendo la propria coscienza (nel senso di Doroteo di Gaza) era possibile all'epoca del Cristo venturo, vale ancora all'epoca del Cristo venuto, per uno che vive in Italia e legge il Papa?

don Camillo ha detto...

Caro Latinista, hai perfettamente ragione, questa risposta "gesuita" è interpretabile in svariati modi. Ma per F1 protendo sempre a concedergli una certa indulgenza. Indulgenza che non avei concesso per esempio a B16, ovviamente perché teologo!

...ma per quasi tutti gli altri è semplicemente quel senso interno, forgiato dalla nostra educazione e dal nostro ambiente, che ci dice se qualcosa è giusto o sbagliato - una cosa soggettivissima, relativissima.

E' vero ma mica tanto. Io ti parlo ora come curato d'anime, Mi è capitato più e più volte di confessare uomini, grandi peccatori, che saranno entrati due o tre volte in una chiesa, ebbene avevano un senso esatto del peccato, anche se non sapevano i dieci comandamenti. Come ho visto grandi "intellettuali" fieri della loro protervia - combattere fino alla fine contro la voce della coscienza giustificando ogni azione e ogni scelta di vita fatta contro di essa - morire disperati!

Simon de Cyrène ha detto...

"Mi è capitato più e più volte di confessare uomini, grandi peccatori, che saranno entrati due o tre volte in una chiesa, ebbene avevano un senso esatto del peccato, anche se non sapevano i dieci comandamenti. Come ho visto grandi "intellettuali" fieri della loro protervia - combattere fino alla fine contro la voce della coscienza giustificando ogni azione e ogni scelta di vita fatta contro di essa - morire disperati!": sì, don Camillo.

E questo è proprio quel che ha scritto F1 a Scalfari.
In Pace

Anonimo ha detto...

La lettera era rivolta a Scalfari, e Scalfari è esattamente un intellettuale protervo.
E' quanto mostra pubblicamente. Poi, certo, il suo cuore lo conosce solo Dio.

Anonimo ha detto...

Chiedo anche a Simon, che ne pensate delle conclusioni del paragrafo 15 del lavoro di Radaelli?

Latinista ha detto...

Caro don Camillo,
le cose si possono interpretare in molti modi, ma se voglio essere un bravo pastore, e se per di più intendo dialogare con chi la pensa in modo diverso, non posso non tenere conto di quel modo diverso di pensare, dell'interpretazione che l'altro - ripeto, con ogni evidenza - darà delle mie parole (e che infatti ha dato).

Quanto alla coscienza, a parte che le persone di cui parla Lei, se erano italiane o sudamericane, si erano formate in un ambiente in qualche modo segnato dal cattolicesimo; e se alcune le ha viste anche morire dovevano essersi formate in tempi meno "secolarizzati", in cui era facile assimilare certi principii, magari per poi rifiutarli. Ad ogni modo quello che conta in questo caso non è tanto che cos'è davvero la coscienza e come si manifesta in realtà, ma come viene concepita dall'interlocutore - Scalfari e i lettori di Repubblica. Era evidente che la risposta sarebbe stata intesa come è stata intesa. È questo che si voleva?

Simon de Cyrène ha detto...

Per l'anonimo delle 19:40

Non penso niente delle conclusioni di Radaelli, non avendole lette visto che non ce n'era bisogno: le premesse erano già false.

In Pace

don Camillo ha detto...

Io le ho lette e sulla sua premessa del Messale "mai abrogato" io ho forti dubbi. E quindi le conclusioni di Radaelli sono tutte un disastro che hanno portato delle anime (confermandole o inducendole) a violare il 3zo comandamento.

SEMPLICEMENTE INACCETTABILE!

Sono anni che vado ripetendo che questa ardita e confondente legge liturgica (parlo del MP) avrebbe portato tanti guai e tante conclusioni sconfusionate.

don Camillo ha detto...

Latinista, non posso darti torto.

Rimane il fatto che Scalfari è un soggetto del tutto particolare. Si dichiara un ateo convinto, anzi lui sembra il "Papa" degli atei convinti, ma se fosse così convinto perchè scrivere al Papa, per cercare di convertirlo???? E prima di lui perchè fare la corte a Martini? Non so se se li ricorda i famosi dialoghi... non cambiò di una virgola il suo pensiero! Eppure continua a stuzzicare i preti e questa volta il Papa. Uno psicologo potrebbe dire molto su questo procedere: un ateo che dichiara che Dio non c'è e che ha fatto della laicità la sua bandiera, ma questa sua personale conclusione non riesce a dare nè a lui nè ad altri soddisfazione e molta pace a quanto pare e dove Dio (quello che "non" esiste) è e rimane il suo tormento! Bizzarro!

Scalfari è sufficientemente intelligente per capire che la risposta del Papa non è stata "completa", ha saputo "giocare" su questa risposta, ma non credo che abbia anche questa volta trovato la pace!

Simon de Cyrène ha detto...

Ecco Don Camillo, un'altra frase sulla quale concordo con te indipendentemente anche dal riferimento al Sig. Radaelli:

"... le conclusioni ... sono tutte un disastro che hanno portato delle anime (confermandole o inducendole) a violare il 3zo comandamento. "

Qualunque sia il nostro punto di vista, mai eppoi mai, si deve violare il 3zo comandamento.

In realtà, dietro questi discorsi vi è disprezzo dell'ordine sacerdotale, debolezza di fede nella Chiesa stessa e, in finis, induzione in tentazione dei semplici fedeli.
In Pace

don Camillo ha detto...

Qualunque sia il nostro punto di vista, mai eppoi mai, si deve violare il 3zo comandamento.

In realtà, dietro questi discorsi vi è disprezzo dell'ordine sacerdotale, debolezza di fede nella Chiesa stessa e, in finis, induzione in tentazione dei semplici fedeli.


Gli echi a Radaelli mi hanno molto rattristato, si parla di "rosari" suppletivi, "non ci vado e basta", o "nella mia diocesi (!) non c'è una Messa decente" per poi arrivare ad inneggiare al "resistenze all'Autorità" del come quando e perchè, ancora mi rimane oscuro.

Sì carissimo Simon, c'è solo e soltanto disprezzo dei preti del sacerdozio! Ed è solo di matrice Satanica! Il disprezzo per il sacerdozio mi ripugna, non perchè solo io ne faccio parte, ma perchè il sacerdote è un dono di Dio! Ed io questo disprezzo l'ho visto solo nei blog che si dicono tradizionalisti. Non è un mistero che frequento la SPX così come non è un mistero che frequento famiglie della SPX, ebbene non ho mai trovato una persona che mi trattasse nel modo in cui sono stato trattato nel blog che io credevo amici! E sanno bene chi sono e cosa faccio! Così come nelle parrocchie dove ho lavorato!

Dai loro discorsi sembra che vivano in pieno deserto africano, senza preti, senza Messe, senza Sacramenti e soprattuto senza Chiesa. Queste cose non si devono solo scrivere, ma non si devono proprio pensare! Gli stessi sacerdoti della SPX mangiano e pregano insieme a decine e decine di sacerdoti che dicono la Messa Nuova tutti i giorni, e sanno bene che nelle parrocchie di questi sacerdoti tolto il Rito che può piacere o no, non troveranno una sillaba contro la Tradizione Cattolica.

Non nego che ci siano Messe e sacerdoti fuori di testa, ma che nella propria parrocchia (e non parlo di Diocesi) non ci sia una Messa decente, faccio fatica a crederlo. Certo, magari bisogna andare alle prime Messe del mattino alle 7,00 la Domenica... oppure nel convento vicino casa alle 6,30... oppure chiedere a tale o talaltro sacerdote quando e a che ora celebra Messa - perchè non sempre agli orari delle Messe corrispondono gli stessi sacerdoti - ma questo ovviamente significa fatica, sacrificio e il "tradizionalista" deve sempre e solo lamentarsi e piangere!

La parrocchia è una tra le cose più tradizionali che abbiamo, non a caso la SPX ha istituito le sue Cappelle in funzione del Priorato (una specie di parrocchia personale), per carità andare a Messa nelle Chiesette di tale o taltro personaggio, non è peccato, ma non aver provato a trovare o a chiedere una Messa nella propria parrocchia (o territoriale o di elezione) quello si che è un vero peccato!