giovedì 26 dicembre 2013

L'ultima opera di Mons. Brunero Gherardini: "Tu il mio piccolo io. Dina Bélanger e il suo carisma. Una ricostruzione storica", della Beata Maria Santa-Cecilia-di-Roma.

[EDIT]

Per chi avesse il piacere di poterla avere in anteprima può scrivere alla prof.ssa Luciana Cuppo al seguente indirizzo:

In oltre la curatrice dell'opera ci informa che il 20 marzo 2014 a Mestre, su invito della Regione Veneto, ci sarà una presentazione del libro. Daremo poi più in là indicazioni più precise in merito.


Con stupore e con somma gioia ho ricevuto ben due libri dalla carissima Luciana Cuppo, chiedendomi di presentare quest'opera prossimamente in libreria. Si tratta di uno studio di un teologo che non ha bisogno di presentazione: Mons. Brunero Gherardini. L'opera si chiama: Tu il mio piccolo io. Dina Bélanger e il suo carisma. Una ricostruzione storica, di Mère Marie Sainte – Cécile de Rome, beatificata il 20 marzo 1993. 
Ovviamente la prima cosa che mi ha catturato è stato il nome di religione ma soprattutto perchè parliamo di una religiosa musicista, maestra di pianoforte. E quindi c'è stato subito da parte mia una genuina simpatia. 
Nel 1922 entrò tra le Religiose di Gesù-Maria e fu insegnante di musica in alcune scuole dell'istituto. Con l'entrata in convento a ventiquattro anni d'età, Dina volse le spalle ad una promettente carriera di concertista pur continuando a suonare e a comporre, anche se una lenta e dolorosa malattia che la porterà alla morte la strapperà al mondo troppo presto. Le sue esperienze mistiche sono narrate nell'Autobiografia. Un canto d'amore, diario scritto nell'ultimo periodo di vita per obbedienza ai superiori.  Ebbe fama di doni mistici; morì di tubercolosi a trentadue anni. 
Nel mondo tradizionalista che amo ma in un certo modo subisco, la Beata Maria Sainte – Cécile de Rome è conosciuta per alcune visioni mistiche dell'Inferno.

Ecco il racconto di un incontro con il Signore del 7 aprile 1927: 
 “ Dal 20 marzo la malattia mi costringe a letto. Stamattina prima della comunione, il Signore m’ha presentato il soggetto delle mie considerazioni per questi due giorni, e cioè “il dolore inflitto al suo Cuore agonizzante dell’inutilità delle sue sofferenze per un numero così grande di anime”. Al momento della comunione m’ha donato il suo calice benedetto. Durante il ringraziamento m’ha fatto vedere, in spirito, coloro che, a milioni e milioni, correvano verso l’eterna perdizione, seguendo Satana. E lui il Salvatore, circondato da un piccolo numero di anime fedeli, stava soffrendo, ma invano, per tutti quei peccatori. Il suo Cuore li vedeva cadere, a migliaia, nell’inferno. A tale vista gli ho detto: “Gesù mio, da parte tua la redenzione fu completa; ma allora che cosa può mancare, dal momento che tante anime si perdono?”. Mi ha risposto: “La ragione è che le anime pie non s’associano abbastanza alle mie sofferenze”.
Il giorno dopo, venerdì l’8 aprile 1927, Dina scrive: 
“Il Signore continua a farmi vedere in spirito l’enorme numero di coloro che, durante la sua agonia, vedeva precipitare all’inferno. E lui sta là, pregando e soffrendo, circondato soltanto da un piccolo numero d’anime. Che spettacolo straziante!”
Se è vero che il punto principale di quest’esperienza era di sollecitare la consolazione e riparazione al Cuore di Gesù da parte di Dina, non si può neanche negare che ci dà un’ulteriore visione della sofferenza di Gesù nella sua passione a causa “dell’inutilità delle sue sofferenze per un numero così grande di anime”.
Il 6 maggio, primo venerdì, lo stesso anno, Dina ha sentito queste parole dallo Sposo celeste: 
“Mia piccola sposa, se vedi cadere tante anime nell’inferno, è senza dubbio perché lo vogliono loro, ma è anche perché le anime consacrate abusano delle mie grazie. Per mezzo della mia Santissima Madre e del mio Cuore divino, prega e supplica il mio Padre celeste di salvare e di santificare tutte le anime. Pregalo e supplicalo di santificare tutte le anime consacrate. Il mio Cuore ama infinitamente ogni anima. Durante la mia vita terrena io non potevo fare di più per la salvezza e la santificazione delle anime, e da allora voglio continuare la redenzione per mezzo della mia vita nelle anime. Prega e supplica il mio divin Padre. Supplicare vuol dire pregare con insistenza, pregare senza stancarsi, pregare con la sicurezza d’esser esauditi. Prega e supplica”.
Ciò che colpisce qui è questa dichiarazione che “se vedi cadere tante anime nell’inferno... è anche perché le anime consacrate abusano delle  mie grazie!”. Dichiarazione forte e nello stesso tempo oscura. La Venerabile Madre Loiuse Marguerite, anch'essa arricchita di doni mistici vissuta nello stesso tempo della Beata Marie Sainte – Cécile de Rome così scrive sul tema dell’inferno nel suo Diario Intimo nel mese di dicembre 1903: 
“Mi hanno detto che un prete, un religioso, allontanatosi dalla retta via, insegnava una dottrina contraria a quella della Chiesa e negava l’esistenza dell’inferno, allegando il motivo che Dio è troppo buono, che ha troppo amore per punire eternamente. Mio Dio, come è triste vedere coloro che dovrebbero essere la luce del mondo e le colonne della Chiesa, gettare nelle tenebre delle anime e rovesciare le fondamenta della fede! Ma è proprio perché credo al tuo Amore, o mio Dio così’ grande, potente e buono, che io credo all’inferno”.
Il Signore ci fa capire grazie a questa anima eletta che, mentre le anime cadono nell’inferno per la loro propria volontà, insiste anche un altro fattore: se i consacrati ed in particolare i pastori non avessero abusato, delle grazie ricevute dal Signore nell'ammonire, meno anime sarebbe cadute nell’inferno. 
Questa è una dichiarazione molto simile a quanto indicato dalla Madonna a Fatima dieci anni prima.

Vi consiglio di regalarvi questo libro, non solo perchè l'autore, Brunero Gherardini che amiamo e conosciamo è garanzia di un'opera straordinaria, ma anche perchè possiamo conoscere meglio questa religiosa affinchè dal Cielo dove ci guarda, possa in questi tempi così oscuri, trovare in noi amici da proteggere e incoraggiare. Vi lascio con le parole dell'autore tratte dalle Avvertenze.

Il lettore desideroso d' una biografia puramente agiografica ed edificante della giovane Religiosa canadese rimarrà presumibilmente insoddisfatto: questa, pur descrivendo la santità d' una mistica del nostro tempo ed usufruendo d'un materiale di rara efficacia sul piano agiografico ed esemplaristico, non ha in ciò la sua primaria finalità. Anche il lettore che prendesse in mano il mio libro, aspettandosi dalle sue pagine varietà e movimento di personaggi ed eventi, trame avventurose ed intrecci avvincenti, alternanze di situazioni romanzesche e taglio narrativo ad effetto, si troverà alla fine con il famoso pugno di mosche tra le dita. Per non rimanerne deluso, dovrebbe abbandonar in partenza l'idea del romanzo. Quella da me ricostruita è semplicemente una biografia aggiornata che, sulla scorta della documentazione disponibile, cerca di legger i fatti attraverso i quali Dina Bélanger pervenne ai vertici della santità.  E di quale santità! 
Si tratta, perciò, della vita d'una Santa, narrata, sì, con fedeltà alle fonti, ma non per dar evidenza al miracolistico, per creare la «suspence», per ricorrere all'espediente letterario. L'adesione alle fonti ha obbedito all'intento dell'opportuna documentazione storica dei fatti, non per fermarsi ad essi, ma per giungere, attraverso di essi, ad una sempre maggior conoscenza della Bélanger, alla sua più oggettiva caratterizzazione, ai ritmi incalzanti del suo mondo interiore. Pertanto,  in questa biografia, sia pure non senza interferenze di qualche altra persona. Dina soltanto è in evidenza. E non come «personaggio».  Qui i personaggi son assenti. Di lei e degli altri si parla non in base alla creatività della fantasia, bensì in conformità ai dati di fatto, debitamente accertati e vagliati. Ne risulta una vita e quindi una narrazione lineare: senza strappi, senza fasi interlocutorie, senza rapporti o dialettici o consequenziali. Forse, e non me lo nascondo, almeno sotto un certo punto di vista, una vita ed una narrazione un po ' monotone. Il genere letterario scelto da Dina ha tutte le apparenze del diario. Ma, per chi riesce a sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda dello spirito, delle sue movenze e delle sue avventure,  è un genere non privo di fascino. Seguir infatti, nel suo farsi quotidiano, l'esperienza mistica della Bélanger è coinvolgente. Insieme con lei - e grazie a lei - si penetra negli abissi che furon il suo mondo e la sua quotidianità. Si è messi a parte dei suoi aneliti. Ci si trova al suo seguito.



2 commenti:

don Camillo ha detto...

Luciana, grazie ancora. Mi sono permesso di regalare il secondo libro alla Monache.

Luciana Cuppo ha detto...

"Mi sono permesso di regalare il secondo libro alle Monache."
Ottimo, sono sicura che fra colleghe si capiranno bene con Dina Belanger. Intanto, se permetti, Luciana pro domo sua: se vi rivolgete a me per il libro ( info@centreleonardboyle.com ), non solo aiuterete la diffusione, ma avrete disponibilita' immediata.
Inoltre, un'anteprima per quelli che si trovassero in zona: il 20 marzo p.v. vi sara' a Mestre, su invito della Regione Veneto, una presentazione dei romanzi di Hugh Benson fatta dal curatore Paolo Nardi, ed io proporro' 'Tu, il mio piccolo Io.'
Grazie per la recensione e buona giornate a tutti, Luciana