domenica 19 gennaio 2014

Papa Francesco "non mette né può mettere in discussione la struttura della Chiesa, che è gerarchica per volontà di Cristo"

Dal Segretario del famigerato "Senato Cardinalizio" Mons. Marcello Semeraro pronuncia parole chiare inequivocabili: Papa Francesco «non mette né può mettere in discussione la struttura della chiesa, che è gerarchica per volontà di Cristo». «Taluni fanno l'analogia con una struttura monarchica piramidale. Ed effettivamente la Chiesa è gerarchica. Il Papa, da buon gesuita, ripete spesso l'espressione di Sant'Ignazio 'la nostra santa madre Chiesa gerarchica'». «Sono piuttosto le forme di comportamento, gli stili, a essere messi in discussione». Circa poi la decentralizzazione «non significa perdere il centro; piuttosto alleggerirlo dal peso di tutto ciò che non gli compete direttamente».

Ovviamente, da parte mia, già era chiaro questo pensiero del Papa Francesco, non c'era bisogno di Semeraro, che tuttavia butta acqua sul fuoco acceso dai come-chiamarli-non-lo-so (ma qualcuno dei mie lettori sarà più capace di me), coloro cioè che non procedono solo verso il Papa con una "presunzione di colpevolezza", ovvero che è sempre colpevole fino a prova contraria, ma quando arrivano le prove contrarie, o fanno finta che dette prove non ci sono oppure per loro non sono sufficientemente nè attendibili o ne tanto meno significative. Loro hanno capito tutto della personalità di questo Papa, beati loro. Ad ogni modo sono sicuro che sarà solo il sottoscritto nell'ambito della Tradizione a postare questa notizia!
Pazienza!




«Il Papa ha parlato spesso di sinodalità e la immagina come una forma di vita nella Chiesa», ma «non mette né può mettere in discussione la struttura della chiesa, che è gerarchica per volontà di Cristo». Parola di monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e tra i più fidati consiglieri di Papa Francesco, tanto da essere stato nominato da Bergoglio segretario della speciale consulta incaricata di riformare la Curia romana.

Semeraro parla alla rivista Jesus e fa chiarezza su alcune delle questioni che più hanno fatto discutere in questi primi mesi di pontificato. A cominciare dalla gerarchia e del primato petrino. Fin dalla prima apparizione di Francesco dalla Loggia delle Benedizioni, lo scorso 13 marzo, molti osservatori avevano posto l'accento sulla definizione di "vescovo di Roma" che il neoeletto pontefice dava di sé. Senza dimenticare la citazione di Ignazio d'Antiochia riguardo la Chiesa di Roma che "presiede nella carità tutte le altre Chiese". Altri indizi circa una spinta verso la sinodalità si riscontravano poi nelle omelie in San Pietro, in quelle mattutine a Santa Marta e nei discorsi ufficiali. Un po' di chiarezza, però, veniva fatta il 29 giugno, durante l'omelia pronunciata in occasione della celebrazione dei Santi Pietro e Paolo. In tale occasione, Bergoglio parlò sì di sinodalità, ma rimarcò la necessità che questa fosse «in armonia con il primato petrino». Cioè il suo.

Ed è su questo punto che mons. Semeraro insiste: «Taluni fanno l'analogia con una struttura monarchica piramidale. Ed effettivamente la Chiesa è gerarchica. Il Papa, da buon gesuita, ripete spesso l'espressione di Sant'Ignazio 'la nostra santa madre Chiesa gerarchica'». Tutto questo, aggiunge il vescovo di Albano, non è oggetto di revisione. Semmai, spiega, «sono piuttosto le forme di comportamento, gli stili, a essere messi in discussione». E comunque, Francesco «non mette affatto in contrapposizione gerarchia e carisma. Il carisma sta dentro la chiesa. Il problema siamo noi, quando non ci lasciamo guidare e riscaldare dallo Spirito». Insomma, non è qui che si concretizzerà la tanto invocata rivoluzione.

Un aspetto connesso e allo stesso modo ampiamente discusso è quello della decentralizzazione. Nella Evangelii Gaudium, l'esortazione apostolica presentata lo scorso novembre a conclusione dell'Anno della fede, il Pontefice affida al discernimento degli episcopati locali tutte le problematiche che si prospettano nelle Chiese particolari. Una scelta che può creare qualche problema, nota Jesus, a cominciare dalla traduzione dei testi liturgici. Semeraro ammette che «il Papa usa effettivamente il termine decentralizzazione, ponendolo tra virgolette. Vuol dire che occorre osservarlo con attenzione. Il Papa lo impiega immediatamente per affermare che dal magistero papale non si deve sempre attendere una parola definitiva e completa su qualsivoglia problema e che, d'altra parte, il discernimento sulle problematiche di un determinato territorio spetta in primo luogo agli episcopati locali».

Decentrare, secondo le intenzioni di Bergoglio, spiega il segretario del "C-8" cardinalizio, «non significa perdere il centro; piuttosto alleggerirlo dal peso di tutto ciò che non gli compete direttamente». Tuttavia, ed è interessante notare l'ammissione di mons. Semeraro, «allarmismi su questa parola possono essere motivati, ma non giustificati». Sugli sviluppi futuri del rapporto tra sinodali e decentramento, il vescovo di Albano ricorda che a tal proposito «il Papa ha citato anzitutto il Consiglio degli otto cardinali e la riforma della segreteria del Sinodo dei vescovi. Inoltre, ha accennato, quanto alla metodologia, alla Commissione post-sinodale, con il carattere permanente di consulta. Ha aggiunto i concistori cardinalizi, i processi per le beatificazioni e canonizzazioni». 

In riferimento al Sinodo dei vescovi, «il Papa evidentemente fa tesoro dell'esperienza maturata nel Celam (la conferenza dell'episcopato latinoamericano, ndr), inserendo un dinamismo e stile nuovi. Si pensi anche al questionario diffuso a largo raggio per il prossimo Sinodo sulla famiglia». E proprio su questo, mons. Semeraro allontana l'idea che si potesse trattare di un sondaggio generico capace di avere grande influenza sull'assise sinodale, fino a condizionarne l'andamento e i risultati. Niente di tutto questo: «Da parte di alcuni c'è il timore che il questionario abbia il sapore di un sondaggio sicché poi si debbano convalidare delle maggioranze». Sbagliato: «Il carisma del Papa o dei vescovi non è quello di fare i notai di una maggioranza». Il fatto è che in questo momento «le Chiese si sentono incoraggiate a porre delle domande. E la Chiesa non ha soltanto risposte da dare, ha pure bisogno di domande poste nella maniera giusta».

Una delle prospettive di cui si è più parlato, nei mesi scorsi – anche alla luce della convocazione di un Sinodo straordinario sulla famiglia –, è quella della resa permanente dell'istituto oggi guidato da monsignor Lorenzo Baldisseri, prossimo cardinale nel concistoro di febbraio. «Il Sinodo – dice a Jesus il vescovo di Albano – è una struttura canonica che non appartiene alla tradizione della Chiesa cattolica latina. E' vero, però, che a Roma attorno al Papa è canonicamente tradizionale il collegio dei cardinali con il Concistoro. Se si va oltre i nomi e pure non si idealizza eccessivamente la struttura sinodale della Chiesa orientale, credo che nella Chiesa latina l'approfondimento circa la natura delle conferenze episcopali e lo sviluppo di prassi specifiche possano essere eventi che promuovono la sinodalità».

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Forse da parte di Francesco un comportamento simile a quello di Gregorio Magno?


"Gregorio a Eulogio Patriarca e vescovo d’Alessandria.

La vostra beatitudine si è data cura di indicarmi che essa non scrive più, rivolgendosi ad alcuni, appellativi superbi, che nacquero dalla radice della vanità e mi parla usando l’espressione: “Come avete comandato”. Questa parola di comando vi chiedo di tenerla lontana dal mio udito, perché so chi sono io e chi siete voi: per il posto che occupate mi siete fratello, per la condotta mi siete padre. Non ho comandato, ma ho cercato di indicare ciò che mi sembrava utile. Non riscontro però che la vostra beatitudine abbia voluto ritenere alla perfezione proprio ciò che ho presentato alla vostra memoria. Infatti vi ho detto che né con me né con alcun altro dovete scrivere qualcosa di simile ed ecco che nella intestazione della lettera che avete indirizzata a me che ve lo proibivo, vi siete curato di imprimere l’appellativo superbo chiamandomi Papa universale. Vi prego, la santità a me dolcissima non lo faccia ancora, perché si sottrae a uno ciò che si attribuisce a un altro più di quanto la ragione esige. Io infatti non cerco una grandezza fatta di parole, ma una grandezza morale. Né stimo essere onore quello per cui so che i miei fratelli perdono l’onore loro dovuto. Il mio onore è l’onore della Chiesa universale. Il mio onore è il solido vigore dei miei fratelli. Allora veramente sono onorato, quando non si nega l’onore dovuto a ciascuno di essi. Se infatti la santità vostra mi chiama Papa universale, nega di essere ciò che in me proclama di universale. Ma questo sia lungi da noi. Si allontanino da noi le parole che gonfiano la vanità, che feriscono la carità.

Certo, la vostra santità conosce bene che nel santo Concilio di Calcedonia e dopo dai Padri che seguirono, quest’appellativo fu attribuito ai nostri predecessori. Tuttavia, nessuno di essi volle servirsi di questa denominazione, affinché, mentre in questo mondo amavano l’onore dovuto a tutti i vescovi, custodissero presso Dio onnipotente, il proprio onore.

Quindi, mentre vi porgo i dovuti saluti, vi chiedo che nelle vostre sante preghiere vi degniate di ricordarvi di me, perché sia assolto, per la vostra intercessione, dai vincoli dei miei peccati che non riesco a cancellare con i miei meriti."

don Camillo ha detto...

Credo proprio di sì, caro amico! credo proprio di sì!
Grazie infinite per aver condiviso con noi questa bellissima pagina di un Santo a me tanto caro!

Anonimo ha detto...

Don Camillo, è sempre fantastico vedere che bastano due parole di Semeraro per tranquillizzarla, perché comunque gli atti non tranquillizzanti lei ha deciso di bypassarli. Comunque liberissimo di rientrare nella categoria dei normalisti, siamo nel campo delle opinioni, molti meno invece quando attacca Benedetto, magari tirando fuori discorsi o estratti di anni e anni fa. Due pesi e due misure, da una parte si fa come le tre scimmiette dall'altra randellate.
Ps se le interessa bbc, ap, persino il corriere hanno ammesso finalmente quanto ha fatto benedetto contro la pedofilia nella Chiesa, non male o no per il cattivone tedesco eh? Naturalmente lombardi, muto e silente ai tempi degli attacchi a Benedetto,ha subito cercato di sminuire, perché si sa, l'unico che merita i complimenti è il papa buono Francesco, salvo rettificare ulteriormente facendosi la solita figura barbina.

Anonimo ha detto...

Ah naturalmente il confronto Gregorio Magno Francesco c'entra come i cavoli a merenda, ma tutto fa brodo per il nuovo eroe dei media

Anonimo ha detto...

"l'unico che merita i complimenti è il papa buono Francesco"

Buono è solo Dio.
I Papa del CVII e del post CVII ci tocca sopportarli con pazienza, un po' tutti quanti.
Ma la Chiesa gli sopravviverà.
P.

Marco Marchesini ha detto...

http://ettorebarra.blogspot.it/2014/01/gregorio-magno-e-il-titolo-di-vescovo.html

Questa lettera, così come quella che ho citato, sono citate spesso degli orientali separati e anche dai protestanti per tentare invano di negare il primato del Papa.
Cercando del materiale su Internet, ho trovato questa spiegazione che mi sembra convincente.
Papa Francesco non rifiuta il titolo di Papa, così come anche San Gregorio Magno, tuttavia i gesti mediatici di Papa Francesco vanno verso questa direzione di banalizzazione del papato.

Papa Francesco mette bene in luce in maniera chiara tutti le problematiche e gli errori del Concilio Vaticano II. Con lui è tutto più evidente. Papa Francesco porta fino alle più logiche conseguenze tali errori in maniera visibile e chiara.

Con Papa Benedetto XVI invece molti hanno coltivato l'idea di una impossibile ermeneutica della continuità tra il Magistero cattolico del pre-concilio ed le nuove idee promosse dal Concilio Vaticano II. La sua abdicazione è stata la prova del fallimento di questo modo di pensare.

don Camillo ha detto...

Papa Francesco non rifiuta il titolo di Papa, così come anche San Gregorio Magno, tuttavia i gesti mediatici di Papa Francesco vanno verso questa direzione di banalizzazione del papato.

Dobbiamo considerare che F1 ha davanti molte "sfide" tra cui la principale: la riunificazione con l'Ortodossia (o meglio l'Eterodossia) Orientale che intende fare per difficilissime "vie" politiche e diplomatiche zeppe di compromessi... dimenticando che la via fu già indicata dalla Santissima Vergine a Fatima (mi fa ricordare la cocciutaggine di Naaman, il Siro). Crede che mostrando di "allentare con il Primato" gli Ortodossi (i Russi) abbocchino... povero ingenuo.... perchè nelle parole sembra volerlo con i fatti un po' di meno.


Papa Francesco mette bene in luce in maniera chiara tutti le problematiche e gli errori del Concilio Vaticano II. Con lui è tutto più evidente. Papa Francesco porta fino alle più logiche conseguenze tali errori in maniera visibile e chiara.

Ovvio! Solo che lui è più onesto: ha parlato che "c'è stata una discontinuità" l'ha detto e l'ha scritto non appena arrivato a Roma, non so se abbia molto riflettuto su questa proposizione, secondo me no, ma sta di fatto che in un attimo ha cancellato fumose teorie continuiste coltivate da quella minutissima porzione di movimento teologico capitanata da padre stefano Manelli.

La sua abdicazione è stata la prova del fallimento di questo modo di pensare.

Anche e non solo, è stato l'ultimo atto della sua coerenza interna, coerenza- teutonica che ha sempre mostrato al mondo come suo punto di onore... (ecco perchè B16 mi ha sempre spaventato) del "non si torna indietro" ultimo omaggio a P6; e se c'è un errore evidente la colpa non è del Concilio ma dei "media".

Concludendo, dopo Pio X sembra proprio che abbiamo assistito ad una lenta spogliazione della Chiesa del suo onore della sua missione universale, pari forse a quello che ha subito la Chiesa Ortodossa con il Comunismo sovietico. La chiamano "adeguamento con il Mondo" ma in realtà è cercare di tenere un piede in due scarpe ed ora è arrivato a Roma un caposaldo di tale pensiero chiamato a fine '800 "gesuitismo" che comunque ha portato anche i suoi frutti. La Siria ci sta particolarmente a cuore" ma F1 si fa fotografare a tavola ci Suss argentini (non europei o ammericani, e non è un caso). Loda il progresso ecumenico, ma nello stesso tempo ha letto e ha apprezzato la battaglia di Mons. Lefebvre. Commissaria i Francescani dell'Immacolata (dopo che LORO l'hanno chiesto a gran voce, si intende) ma ha fatto spegnere le indignazioni di Muller verso la Tradizione il quale oggi è assai più conservatore rispetto al Muller del Pontificato precedente.

Vi lascio con il pensiero di P. che ben esprime il mio pensiero di fondo, al di la delle mie simpatie o antipatie su quel o quell'altro Papa che non interessano a nessuno se non a coloro a cui piace da pazzi polemizzare.

I Papa del CVII e del post CVII ci tocca sopportarli con pazienza, un po' tutti quanti.
Ma la Chiesa gli sopravviverà.
P.

Luciana Cuppo ha detto...

Grazie, don Camillo, per averci ricordato tre punti troppo spesso taciuti:
(1) la via maestra indicata dalla Madonna per la conversione della Russia (preghiera-penitenza-i primi 5 sabati del mese),
(2) gli orientamenti e la pervicacia di Benedetto XVI,
(3) alcuni punti vulnerabili dei FI.

don Camillo ha detto...

Grazie carissima Luciana e grazie al carissimo Marco, perchè mi ha dato la possibilità di ricordarci delle ovvietà, ma ovvietà che è bene ricordarci!

C'è poi un Anonimo che non ho pubblicato (perchè se scrivesse in modo meno polemico gli sarei grato) che continua a molestarmi con dicerie riguardo a "imminenti abrogazioni del MP per colpa dei Tradizionalisti".
Bene a tale persona ricordo che se lo abrogasse non i straccerei le vesti.

1. Perchè Paolo P6, piaccia o non piaccia a B16 è stato Papa valido e leggittimo, vedasi QUI.

2. Perchè utilizzare le Rubriche del 1962 è assolutamente avvilente: Utilizzare un NOM in latino con modi tradizionali (altare orientato, offertorio aggiustato, e solo Canone Romano) è un compromesso liturgico tale e uguale alle rubriche del 1962 (unite alle incommentabili modifiche apportate da B16). Vedasi QUI. Gettare granelli di incenso alla "divinità conciliare" chiamata "adeguamento liturgico", anzichè tutto l'anno, solo nella Settimana Santa non è poi moralmente tanto differente!

3. Perchè la vera battaglia è sulla Dottrina Cattolica, la Messa è un caposaldo d'accordo, ma ho visto ottimi preti cattolici celebrare dignitosamente la Nuova Liturgia. Non a caso Mons. Lefebvre ha puntato sulla Dottrina anzichè sulla purezza delle forme liturgiche, e IO aggiungerei purtroppo!

Detto questo concludo dicendo che non credo proprio che F1 abroghi il MP per due ragioni ad extra e ad intra. La prima perché sarebbe un tornare indietro con il dialogo con gli Ortodossi (coloro che hanno fortemente voluto questa liberalizzazione). La seconda perchè si riaprirebbero questioni interne che Papa Francesco non vuole aprire.

In oltre ai regazzini e pretini che ieri hanno fatto i piromani incendiando blog, facebook e cinguettii su twitter con valanghe di motteggi e male parole (tutte archiviate) contro questo Papa che la Provvidenza ci ha dato, e OGGI fanno i pompieri gettando la responsabilità su altri, consiglierei di scrivere di meno, e studiare di più.

Ἰουστινιανός ha detto...

Caro don Camillo:

concordo sostanzialmente con Lei per quanto riguarda l'attuale pontefice e il suo predecessore (adesso sono indiferente verso tutti e due!). Ma penso che la subita "idolatria" verso Benedetto XVI che stanno subendo i gruppi traddies non é che la figlia di quella che hanno verso Pio XII, un Papa la cui memoria non è proprio così "veneranda" come si dice di solito. Potremmo discutere molto su questo, ma ormai lo abbiamo fatto spesso.

Mi permetta però di contestare una delle sue affermazioni: la vera battaglia è sulla Dottrina Cattolica, la Messa è un caposaldo d'accordo.

Io non la penso così infatti: è vero che la Dottrina è quello che più è stato dimenticato, e che la questione della Messa l'ha oscurato troppo spesso. Ma non dimentichiamo la primazia della lex orandi: certo che il ritorno della Messa antica --certo non quella del '62, e aggiungerei: nemmeno quella tridentina!-- non può essere la soluzione di tutti i problemi della Chiesa, ma è pur vero che la Liturgia è la Fede stessa diventata rito, direi il vero Cuore della Chiesa. Quindi è chiaro che dobbiamo battagliare per la Dottrina, ma non trascurare neanche la Liturgia (non dico che Lei la trascure!).

Tanti saluti in Christo.

Kyrie eleison

Anonimo ha detto...

I preti della fraternità non pensano questo.....

don Camillo ha detto...

certo non quella del '62, e aggiungerei: nemmeno quella tridentina!

Ἰουστινιανός ci siamo capiti! Sarebbe interessante recuperare alcune forme liturgiche pre-tridentine, abbiamo oramai una ricerca seria e avviata, certamente sarebbe apprezzata dagli Orientali e sarebbe un patrimonio importante per la Chiesa, ma ci vuole ovviamente una volontà che parta dall'Alto e mi riferisco ad un Papa che abbia una sensibilità liturgica fuori dal comune, il che almeno per ora e credo per il prossimo secolo non ci sia.

don Camillo ha detto...

I preti della fraternità non pensano questo.....

A me non sembra!

Ognuno ha una sua idea che ovviamente dipende molto dalla sensibilità personale e dal proprio background culturale, ci sono dei sacerdoti, come in ogni dove, a cui di liturgia non interessa nulla, ma non mi sembra un peccato mortale, l'importante e che tali sacerdoti celebrino dignitosamente la Santa Messa. In ogni caso nella Fraternità non c'è reato di opinione, e specialmente tra sacerdoti e confratelli uniti da uno stesso ideale è naturale avere una propria idea su questioni NON infallibili! Anzi è salutare così come avviene nella SPX, perchè ricordo che l'omologazione totale ed assoluta è propria degli adepti delle sette!

Marco Marchesini ha detto...

Grazie a lei don Camillo.

il Papa attuale ha letto e ha apprezzato la battaglia di Mons. Lefebvre?

P.S.

Poi ho risolto con i libri di filosofia di DonCuzio, ottimi davvero!

Andrea Carradori ha detto...

Mi dispiace Reverendo ma non è stato l'unico nell'ambito della Tradizione a postare questa notizia http://blog.messainlatino.it/2014/01/mons-semeraro-il-papa-non-mette-ne-puo.html

don Camillo ha detto...

Marco carissimo, si dice che "una rondine non fa primavera", ed è molto vero... pertanto possono dormire sonni tranquillissimi sia la destra conservatrice che la sinistra progressista.

Per don Curzio che è ottimo già lo sapevo. E' competente su tante cose ma come filosofo è veramente fuori dal comune.

don Camillo ha detto...

Andrea carissimo, me ne rallegro. Grazie del passaggio!

Andrea Carradori ha detto...

Grazie a te Reverendo e preghi per noi che stiamo nella frontiera ...

bernardino ha detto...

La Chiesa (Una Santa Cattolica ed Apostolica) e' sopravvissuta agli imperi, alle persecuzioni, alle rivoluzioni, e pensate un po' se non sopravvivera' a questi cataclismi? NON PREVALEBUNT.
Anche le peggiori gerarchie passeranno, ma la verita' che e' Cristo Signore non passera' e tornera' per la seconda volta, e chiedera' a ciascuno la moneta data, e dira' DARE A CESARE QUELLO CHE E' DI CESARE - ma chi ha ricevuto e non ha dato il giusto moltiplicato x, per la grazia ricevuta, ricevera' da Dio Onnipotente la giusta ricompensa.
Perche', visto che si parla tanto e sempre di misericordia, Dio e' misericordioso ma immensamente giusto. E' per questo che ha creato insieme all'universo, il Paradiso, l'Inferno ed il Purgatorio; ad ognuno il suo in base alla resa dei conti. Ricordatevi tutti - e quando dico tutti, intendo tutti dal piu' piccolo al capo della gerarchia - che nella Cappella Sistina qualcuno ha dipinto il Giudizio Universale, e Dio Onnipotente lo applica. Chi non condanna l'errore, lo paga davanti al Signore per giustizia Divina.

Anonimo ha detto...

Muller più conservatore rispetto al pontificato precedente??? Guardi che Muller è sempre lo stesso, solo che grazie alle uscite di Papa Francesco i modernisti hanno talmente preso piede e gettato la maschera che è costretto a ricordare delle ovvietà, tipo quella sul matrimonio per cui, rispetto ad esempio a marx, appare persino lui conservatore. Sul caso FI stendiamo un velo pietoso, o crede anche lei che Francesco sia cieco e sordo e nulla sappia della persecuzione di padre Volpi? La verità è che la situazione da marzo ad oggi è molto peggiorata e non saranno certo le foglie di fico come questa intervista che cambieranno la sostanza. Se un Papa ha sempre bisogno degli esegeti normalisti per tranquillizzare i fedeli che non si raccapezzano più, evidentemente c'è qualcosa che non va

Fleur de Lys ha detto...

Caro don Camillo che mi dice di questa notizia?

Io la trovo di enorme importanza e ringrazio Gesù Cristo, per questa piccola spruzzatina di coraggio e di verità:


[ Un esempio è la polemica innescata in questi giorni (nella Settimana di Preghiera per l’Unità) dall’arcivescovo di Utrecht, il cardinale Willem Jacobus Eijk, classe 1953, uno dei 22 porporati
creati da Benedetto XVI nel concistoro del 18 febbraio 2012. Medico con dottorato in bioetica dell’ingegneria genetica, già docente di morale a Lugano e fino al 2002 membro della Commissione teologica internazionale, da 7
anni primate della Chiesa cattolica nei Paesi Bassi, il Cardinale è anche presidente della conferenza episcopale olandese.


Le sue parole sul Concilio di Trento e gli anatemi contro i protestanti non sono passate inosservate, anzi: nel contesto europeo dove si sta lavorando da tempo, e in maniera congiunta cattolici-luterani, in vista del 500° anniversario della Riforma, proprio per allontanare secoli di lotte e incomprensioni, sono apparse come un fulmine a
ciel sereno.

Le condanne del Concilio di Trento nei confronti degli insegnamenti di Martin Lutero , per esempio sull'Eucaristia, sono sempre valide e persiste ancora oggi per i protestanti il divieto di ricevere la comunione nella Chiesa cattolica,
ha ribadito Eijk in un’intervista al quotidiano protestante Reformatorisch Dagblad.

I pronunciamenti di un Concilio non
si annullano mai – è la sua tesi – e ciò che è stato affermato a Trento vale ancora perché il Vaticano II è stato solo un
Concilio pastorale: a Trento, in pratica, si sono messi i paletti per correggere gli abusi che erano sorti all’interno della Chiesa e avevano condotto alla scissione.]

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/eijk-31477/

don Camillo ha detto...

Chi non condanna l'errore, lo paga davanti al Signore per giustizia Divina.
Amen! Bernardino!


Guardi che Muller è sempre lo stesso...se un Papa ha sempre bisogno degli esegeti normalisti per tranquillizzare i fedeli che non si raccapezzano più, evidentemente c'è qualcosa che non va.
Ma lo so caro Anonimo, nessuno si illude! Mi pare di averlo scritto anche io... Andiamo avanti, perchè guardando al passato oggi stiamo decisamente meglio... anche se non sembra.

il cardinale Willem Jacobus Eijk
Momenti di lucidità che fanno piacere, ma fa piacere di più sapere che il Papa non ha fatto Cardinali determinati personaggi.

Anonimo ha detto...

Don Camillo, solo lei pensa che oggi stiamo meglio, uno può anche credere che se ci sono 30 gradi faccia freddo...
Sui cardinali, intanto vediamo quei buoni vescovi che sta facendo fuori, poi se a lei piacciono i giottini marx e Maradiaga, de gustibus non est disputandum, io preferivo Burke e Piacenza
Un saluto

Anonimo ha detto...

A quanto pare la storia del cardinale Eijk è stata smentita, mi pareva impossibile...

don Camillo ha detto...

Don Camillo, solo lei pensa che oggi stiamo meglio.

Lo ribadisco meglio, molto meglio. Perchè molte squame dagli occhi sono cadute, che bello! Dopo la rabbia il disincanto per poi arrivare all'abbandonarsi alla volontà di Dio che nel suo immenso disegno di salvezza, trarrà dal male (che non vuole) il Bene per la Chiesa e per le anime.


la storia del cardinale Eijk è stata smentita

Non avevo dubbi! Infatti la notizia è uscita solo nei commenti di questo post, e non è un caso. Siamo in tempi in cui si è puniti e intimoriti nel solo ricordare delle ovvietà cattoliche, tutto ciò è meraviglioso se ci pensiamo bene, è segno dell'avvento oramai prossimo del Regno di Dio.

Lei preferisce Burke e Piacenza (noti cardinali dal cuor di leone, vero? che hanno saputo spendere una parola pubblica in favore dei LORO F.I.) me ne compiaccio, io invece mi fido solo delle parole santissime di Gesù e della sua promessa di l'indefettibilità.

Anonimo ha detto...

Don Camillo, che c'entra Nostro Signore? Il confronto è tra Burke e Maradiaga, il primo celebra ottime messe tridentine, partecipa, unico cardinale, alla marcia per la vita e contro i Matrimoni gay (non proprio da vili direi), e Maradiaga? Le sue interviste sono imbarazzanti, aggiungiamo la maleducazione verso il confratello Muller e questo insieme a Marx dovrebbe rinnovare la Chiesa? Le daranno il colpo di grazia...la notte è oscura più che mai, ma sappiamo che la Chiesa è nelle mani di Cristo. Preghiamo don