martedì 4 marzo 2014

Sua Santità il Papa Sisto VI, nel 2044 rifomerà la Liturgia Romana. Abrogherà tutte e le Riforme dal 1955 e restaurerà gli usi liturgici in vigore nel 1939.

Traduco questa pagina segnalata da Ἰουστινιανός spero in modo fedele. E' un blog che non conoscevo. L'autore dell'articolo riporta un'ispirazione "data" da Dio sul ripristino della Liturgia Romana. L'autore sarebbe un Papa Romano che vivrà nel 2044, con il nome di Sisto VI.




Le chiacchiere sul crollo della Riforma della Riforma sulla scia delle dimissioni di Benedetto XVI l'anno scorso ha ravvivato l'interesse del Messale del 1965, che è il Messale del 1962 con alcune piccole modifiche . A mio parere non si è parlato abbastanza e con precisione della Riforma Liturgica nel 20° secolo . Infatti, nel 20° secolo vi erano non meno di cinque periodi liturgici distinti :

    
1900-1910 : l'antico rito, anche se gonfio di feste Doppie .
    
1911-1954 : la liturgia di San Pio X. Un nuovo breviario, liberamente ispirato al vecchio ufficio romano con il Salterio neo - gallico. Nuovo, ma equilibrato, Calendario liturgico.
    
1955-1964 : la liturgia di Pio XII. Con la squilibrata Settimana Santa, nuovo
Calendario liturgico, riduzione di molte preghiere (Ottave e Vigilie), e la sperimentazione della liturgia a venire .
    
1965-1969 : la liturgia del Vaticano II. Ovvero il Rito Piano (XII) senza Prime e con vari gradi di volgare.
    
1970 - ad oggi: la liturgia di Paolo VI .
In ginocchio ho gridato al Signore : "Signore , ascoltare la voce della mia supplica ! " E poi mi ha colpito da una luce radiosa e una voce mi disse : «Scrivi queste parole, perché il Signore nella sua bontà ti mostrerà il grande tesoro che sgorgherà per le generazioni future . Non come antichi profeti vedrete queste cose , ma con la chiarezza del giorno ! " E ho visto la Lettera Apostolica, che riporto, di un Papa veniente che si chiamerà Sisto VI, chiamata Traditio Ecclesiae Romanae :


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A tutti i Patriarchi, Arcivescovi , Vescovi e altri Ordinari, in pace e in comunione con la Sede Apostolica, a tutti gli uomini timorati di Dio di buona volontà:

La tradizione della Chiesa romana, data a noi e codificata dai nostri predecessori amati da Dio, pone l'adorazione di Dio Onnipotente al cuore della fede. Di età in età la Chiesa romana ha obbedito al mandato costante del salmista Laudate Dominum .

Per questo motivo la decadenza della nostra venerabile tradizione nelle ultime generazioni ci spinge a intraprendere una riforma e rinnovamento della Liturgia Romana in conformità con la prudenza e esempio dato dai nostri predecessori Gregorio Magno , Gregorio VII , Pio V e Benedetto XIV. Per timore che qualcuno ci accusi di usare il nostro potere di legare e sciogliere per fabbricare la liturgia, si propone di ripristinare e mettere al suo posto, con la sua continua attenzione sotto gli occhi attenti degli Ordinari locali, l'Antica Tradizione.

Pertanto e immediatamente sono da osservare, i seguenti precetti riguardanti la Liturgia Romana  :

1· Il Canone Romano, come esisteva il 7 dicembre 1962, viene ripristinato come l'unica Anafora della Chiesa romana e di tutta la cristianità latina, salvo per le abitudini consolidate di Toledo e di Milano. Preghiere eucaristiche I, II, III, e IV, come pubblicate nel Messale di Paolo VI , sono qui abrogate .
2· I Riti Offertoriali , come esistevano nella Messa Romana prima del 1967, sono qui restaurati e l'offertorio pubblicato da Paolo VI nel 1969 e attualmente vigente, è abrogato. 
3· Il lezionario del 1970 è così abrogato, con il salmo responsoriale e la seconda lettura nelle Messe celebrate secondo il rito di Paolo VI . 
4· La  Messa deve essere celebrata in modo orientato (spalle al popolo), a meno che l'architettura della parrocchia vieta una tale impresa . In tali parrocchie pastori e Ordinari locali devono iniziare la costruzione di altari orientati.
5· Un importante ora dell'Ufficio divino deve essere celebrata in ogni parrocchia una volta alla settimana , preferibilmente i Vespri di domenica e le Vigilie delle grandi feste.
6· Edizione tipica del Messale Romano, Ufficio Divino, e libri rituali pubblicati tra il 1939 e il 1969 sono qui abrogati e il loro utilizzo è proibito a tempo indeterminato.
7· Gli inni del (Breviario Romano ritradotti) di Urbano VIII, sono abrogati a tempo indeterminato.
8· L'uso dei libri liturgici pubblicati da San Pio V e rivisti da Clemente VIII sono resi disponibili per l'uso completo immediato. I sacerdoti possono aggiungere Feste e Propri addizionali a discrezione dell'Ordinario del luogo.
9· L'uso dei libri liturgici fino 1939 in lingua vernacolare sono consentiti a tutti i sacerdoti di età superiore ai 60 anni e ai sacerdoti con nessuna formazione in lingua latina. Tuttavia i celebranti che utilizzano questi antichi riti devono osservare le rubriche e le regole correttamente. Le traduzioni devono essere eseguite dalle conferenze episcopali locali e approvate dal Sant'Uffizi
10· La Messa Letta è così bandita la domenica e nei giorni festivi.
11· I Sacerdoti che conoscono la lingua latina devono celebrate l'offertorio e Canone della Messa in latino .
12· I libri Pontificali e Rituali pubblicati da Paolo VI sono pertanto abrogate .
13· Le Pericopi bibliche possono essere lette in lingua volgare nelle Messe secondo i libri anteriori al 1939, quando queste sono celebrate senza diacono e suddiacono.
14· La Comunione nella mano ed il servizio delle donne come ministranti nelle celebrazioni liturgiche sono pertanto abrogate.
15· La Comunione sotto le due specie è consentita durante le Messe solenni celebrate secondo gli usi anteriori del 1939, qualora però il numero di fedeli sia al di sotto dei 400. Il diacono sarà il Ministro del calice.
16· I sacerdoti di età superiore ai 70 possono celebare l'offertorio e Canone della Messa come esisteva nel 1967.
17· La Congregazione per il Culto Divino è abolita.
18· Nunzi Apostolici e delegati impegnati nella selezione episcopale, favoriranno i candidati dalla tradizione monastica .
20· La seguente legislazione data dai nostri predecessori: Divino Afflatu, Mediator Dei, Cum Nostra HAC, Christus Dominus, Maxima Redemptionis, Rubricarum Instructum, Inter Oecumenici, Abhinc tres annos, e Summorum Pontificum si dichiarano abrogate. Le istruzioni della Sacrosanctum Concilium che hanno alterato la liturgia romana vengono giudicate pastoralmente e liturgicamente imprudenti.
21· Il permesso di celebrare secondo i libri liturgici anteriori al 1939 è dato liberamente e senza restrizioni.
22· Le Celebrazioni secondo riti liturgici e costumi locali sono incoraggiati.
23· La Celebrazione della Settimana Santa, pubblicata da Pio XII nel 1955 comporta la scomunica latae sententiae appositamente riservata alla Sede Apostolica .

Diamo mandato ai pastori e ordinari di osservare il ripristino della liturgia romana come previsto nel presente decreto, che deve restare in vigore a tempo indeterminato. Coloro che praticano la liturgia in modo non secondo il nostro decreto - particolarmente aderenti alle liturgie del 1962 e del 1965, sanno di incorrere nell'ira di Dio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo .

Sisto VI , Vescovo di Roma

30 commenti:

Max ha detto...

Quando il sonno della ragione genera mostri e mostruosità...anche in campo liturgico! :-p

don Camillo ha detto...

Molto vivace ed interessante il dibattito iniziato in Facebook. Vi consiglio di fare un salto.

Ἰουστινιανός ha detto...

La traduzione è abbastanza buona, complimenti! Mi pare interessante questo progetto di riforma, seppure ci sono alcuni aspetti che non vengono toccati: se ci sarà un ritorno all'evoluzione "organica" tipica delle liturgie medioevali, se si ritornerà in maniera compieta al latino, &c. È veramente da riflettere...

Purtroppo, non so se anche in 2044 le autorità conciliari avranno mutato parere e se li traddies avranno abbandonato l'idolatria del '62.

Kyrie eleison

minstrel ha detto...

Eheheh, quando e se avverrà, avverrà nei tempi giusti. :)

Ἰουστινιανός ha detto...

Minstrel Lei ha ragione: ciò che alla fine conta è la volontà di Dio. Ma almeno possiamo sognare!

Kyrie eleison

don Camillo ha detto...

Ἰουστινιανός, ho letto! Interessante lo scambio epistolare con Sisto VI. Potresti fare una sintesi e riproporla qui da noi in italiano?

Grazie

Anonimo ha detto...

Un paio di domande:
1 - mi potrebbe consigliare un libro sulla liturgia (spiegazione del significato delle varie parti della S. Messa e dei vari simboli) dato che queste cose generalmente non vengono spiegate nei vari anni di catechismo?
2 - che necessità c'era di cambiare la S. Messa?
Ho letto che una delle motivazioni era che la gente non "capiva" però ho trovato vari messalini latino/italiano destinati ai laici, alcuni anche degli inizi del '900, quindi direi che il non capire il latino non era poi così reale..

T.S.

Ἰουστινιανός ha detto...

Ecco la traduzione del mio commento:

Non so se è ormai troppo tarde, ma vorrei fare qualche domanda riguardante la Vostra Bolla:

1)Ha Sua Santità qualche previsione sulla possibilità di un ritorno a uno “sviluppo organico” simile a quello accaduto nel Medioevo, cioè con la progressiva introduzione di alcune variazioni (non certo in senso modernista) nei testi e le cerimonie?

2)Nel permesso (dato ai preti di più di 70 anni) di celebrare la Messa antica in vernacolare, prevede Sua Santità che anche il Canone venga recitato in volgare e ad alta voce?

3)Le Messe “basse” [=cantate] delle Domeniche e feste dovranno essere celebrate prima o dopo la Missa maior ma giammai allo stesso tempo – affinché non ci siano confusioni tra i cantori d’entrambe le Messe. Mi sbaglio?

4)Il Messale di Cluny (1473, anche l’edizione di 1733) ha una variazione nel Canone: nel Communicantes, infatti, viene detto:

... Ioánnis & Pauli, Cosmae & Damiáni : necnon & illórum, quorum hódie solénnitas in conspectu glóriae tuae celebrátur triumphus. Et ómnium Sanctórum tuorum ...

Crede Sua Santità che questa variante dev’essere vietata, oppure potrebbe sopravvivere come le anafore ambrosiana e mozarabe?

5)Permetterà Sua Santità qualche tentativo di restauro/introduzione di un ritus concelebrandi Missam, seguendo il presente [=tridentino]uso nelle Messe delle Ordinazioni e in alcuni usi tradizionali (sto pensando a qualche rito della chiesa di Lyon), nelle feste più importanti (Natale, Epifania, Pasqua, Ascensione e Pentecoste) e nei riti pontificali?

Infine, ho curiosità su un argomento:
6)Quale sarà la politica di Sua Santità sugli abati mitrati e le loro celebrazioni pontificali nelle feste maggori? Restituirà Sua Santità questo privilegio alle chiese cui venne tolto nel Ottocento? (sto pensando ad una chiesa della mia stessa città)

Probabilmento ho scritto troppo. Ma mi piacerebbe conoscere la Vostra posizione/opinione su questi temi. E grazie tanto per questo post.

K. e.

Ἰουστινιανός ha detto...

La risposta di "Sua Santità":

1- Sua Santità richiede più vescovi proveniente dalla tradizione monástica e più celebrazioni pubbliche dell’Ufficio Divino, proprio per questo motivo! La Liturgia è un tesoro ricevuto, che richiede sia fedeltà alla tradizione che proprietà da parte di coloro che l’utilizzano.

2- Sua Santità permette ai preti la recita del Canone in volgare con alcuni gesti di meno, com’esisteva nel 1967, come compromesso [lit. “adattamento”]. Egli non approva il Canone ad alta voce (ma crede che potrebbe essere “cantato” in alcune ocasioni).

3- Le Messe basse, cantate o non, dovrebbero celebrarsi in aggiunta alla Messa del giorno, sia quale sia. L’anno scorso la festa di s. Gabriele, il Mercoledì delle Rogazioni e la Veglia dell’Ascensione caddero il medesimo giorno. La Messa solenne dovrebbe essere quella di s. Gabriele, con una Messa bassa o solenne per la Veglia e la Rogazione.

4- Per la sua antiquità, la variazione di Cluny potrebbe rimanere (qualche volta dovrebbero esserci ancora una volta monaci a Cluny).

5- Sua Santità vorrebbe limitara la concelebrazione a cerimonie potificali, com’era la pratica nella Chiesa antica, ma in principio l’accoglie come segno dell’autorità della Chiesa. Egli potrebbe certamente concelebrare le feste della Cattedra di s. Pietro, o ss. Pietro e Paolo, o la Pentecoste, nella Coronazione papale, così come altri giorni richiedenti segni di unità. Preferirebbe in quel caso il canto del Canone, ma permitterebbe agli ordinari locali di decidere dove, come e quando dovrebbe concelebrare.

6- Se ci fu una volta questa tradizione, allora gli abati mitrati dovrebbero poter pontificare. A Le Barroux e nei monasteri provenenti da Fontgombault già lo fanno. In modo simile non si opporrebbe al restauro della pratica dei canonici potendo celebrare Messa pontificale (in faldistorio) dentro la loro diocesi.

Grazie per diffondere la parola! Ho visto che è arrivato a Facebook e che la gente si chiede che penso di Pio XII. Eccolo: http://theradtrad.blogspot.com/2013/07/pius-xii-re-considered.html

don Camillo ha detto...

per T.S.:
puoi consultare intanto queste due risorse tratta da internet QUI e QUI.

Come libro consiglierei:
* Alessandro Gnocchi - Mario Palmaro
La Messa non è finita
Editore: Fede & Cultura

*Francesco Cupello -
La Messa Antica
Nessun ritorno, è sempre rimasta a casa
Editore: Fede & Cultura

Ἰουστινιανός ha detto...

E infine il mio ultimo commento là:

Grazie per le Vostre risposte.

Sul secondo punto: non voglio abusare della pazienza di Sua Santità, ma Egli distingue i preti oltre 70 anni (che possono celebrare col Canone del 1967) e i preti oltre 60 e ignoranti del latino (che possono celebrare con Canone del 1939 – in vernacolo?). Prevede Sua Santità che questi reciteranno il Canone in latino e il resto della Messa in volgare, o il Canone pure in vernacolare? (Non vi preoccupare, so che questa è una questione secondaria, ma con qualche rilevanza nella transizione dal NO al rito tradizionale).

Sul terzo punto: mi riferivo alle Messe private celebrate dai monaci a parte la Missa maior. Cuando possano esserci due Messe solenni lo stesso giorno, mi pare che la miglior opzione sarebbe l’antica consuetudine monastica delle duo Messe solenni (ad esempio a Cluny la Messa della festa di livello minore veniva celebrata dopo la Prima sull’Altare matutinale; la Messa principale si celebrava dopo la Terza, sull’Altare maggiore.

Non sono entusiasta di una centralizazione “piononista” sul Papato, ma forse nel futuro più immediato permettere ai vescovi di “controllare” la Liturgia – al meno prima che vengano eletti quelli di tradizione monastica e amanti della Tradizione – resultrebbe in una sparsa opposizione a queste disposizioni papali, e ad una soppravivenza de facto del Nouus Ordo. Cosa ha disposto Sua Santità su questo?

Prego! Ho già inviato questo post al blog spagnolo infoCaótica, quindo spero che loro lo ripublicchino un qualche giorno, e che i “traddies” ispano-americani riflettino su di questo – o forse si scandalizzeno!

K. e.

Alessandra Petrucciani ha detto...

Sisto VI speriamo che Dio mi da la Salute e la grazia di poterlo vedere e servire

don Camillo ha detto...

Pur apprezzando gli sforzi di Sisto VI, non mi piacciono le sue "concessioni", esempio il Canone povero di azioni liturgiche (Cfr. Rubriche del 1967) per gli "anziani", o un Canone cantato, o peggio la concelebrazione. Sono Concessioni incomprensibili se si vuole eliminare tutta la Riforma liturgica dal fine '800 in poi.

Circa il Breviario, oggi con i ritmi moderni sarebbe veramente difficile pensare di obbligare un clero abbastanza abulico ad una forma orante più vincolante, in ogni caso sarebbe quantomai auspicabile una diversificazione tra sacerdoti secolari e religiosi senza obbligo di coro e religiosi con obbligo di coro.

Per coloro che non hanno obbligo di coro, credo che la soluzione di Pio X sia accettabile così come gli di Inni Urbano VIII.

Per i religiosi e monaci magari si potrebbe chiedere di più, un ritorno ad una forma più genuinamente apostolica (Cfr. Riforma di San Pio V)!

don Camillo ha detto...

Sì ce lo auguriamo tutti. Grazie Alessandra del passaggio!

don Camillo ha detto...

Anche a te carissimo minstrel

Ἰουστινιανός ha detto...

Caro don Camillo:

Seppur è vero che la concessione ai preti anziani sembra un po' "strana", forse sia inevitabile fare qualche compromesso (che secondo me è peraltro transitorio) affinché i preti strani alla Liturgia tradizionale possano proseguire la celebrazione della Messa. Quindi mi sembra una sorta di "male minore".

La questione del Canone è legata alle opinioni dell'autore del blog, che difende l'ipotesi di un Canone cantato (in tono di Prefazio) durante l'alto Medioevo. Ci sono anche le ordinazioni sacerdotali ed episcopali, in cui gli ordinati concelebrano con il Vescovo, e (per quanto ho visto sui videos, non ho mai assitito ad un'ordinazione tradizionale) recitano il Canone ad alta voce (ma non gridando come si fa oggi). Quindi penso che Sisto VI sarebbe favorevole ad un Canone cantato in tono di Prefazio in queste circostanze. Ma anch'io credo sia meglio sempre il Canone silenzioso.

Sulla concelebrazione: secondo me la concelebrazione del vescovo con un grupetto di canonici (o un abate mitrato con +-6 monaci) nella Messa pontificale delle feste più importanti (quelle che ho segnalato nei commenti sopra), e sempre nella maniera in cui si fa nei sopraddetti riti di ordinazione - che sembra è la maniera più vicina a come si concelebrava nel Medioevo - non sotanto non sarebbe una "novusordizzazione", ma contribuirebbe ad una maggiore solennità e profondità della celebrazione, e non farebbe nessun danno ai fedeli. E non dimentichiamo che alcuni riti francesi (sostanzialmente romani anche se chiamati "gallicani") conservarono la concelebrazione in alcune feste fino all'XIX.

Su breviario concordo sostanzialmente con Lei; sui monaci e religiosi, io andrei oltre: ritornino nelle loro liturgie proprie (monastica, domenicana, &c.).

I novatori presero alcuni elementi antichi in disuso (p. e. la concelebrazion o la communione sotto le due speci) come pretesto per distruggere la Liturgia; a mio parere invece un vero ripristino della stessa dovrebbe poter ricuperare questi senza danneggiare quelli che sono rimasti fino a noi.

Spero di non aver dimostrato che porto un Bugnini dentro di me!

Kyrie eleison

don Camillo ha detto...

Carissimo Ἰουστινιανός,
la Concelebrazione e la Comunione sotto le due specie per i fedeli, anche se vantano tradizioni importanti sono e rimarranno "fumo negli occhi"! Antipatia assolutamente condivisa da tutti i tradizionalisti di ogni ordine e grado e motivo di unione con quei conservatori che pur non amando il rito tridentino non hanno mai visto di buon occhio queste pessime restaurazioni, al pari quasi del diaconato "permanente" inutile e dannoso per la Chiesa!

rafminimi ha detto...

Devotamente & cordialmente, mentre prostrato ai Vostri Piedi, chiedo l'onore di poter emulare con la Santità Vostra quanto faceva San Filippo Neri con San Pio V, ovvero baciare la Croce che orna la Santa Pantofola, perdonatemi, Santità, se oso sottoporre alla gentile ATTENZIOne vostra e degli altri lettori della presente pagina, le seguenti note (che immagino da voi già conosciute):

http://www.fmboschetto.it/Utopiaucronia/PioXIII.htm

Un parere sarebbe più che gradito.
implorando la Santa Paterna Benedizione:
vostro
uomochenonfuMAI

Ἰουστινιανός ha detto...

Traduco l'ultima delle risposte di Sisto VI:


La logica del primo punto era che i preti vicini al pensionamento dovrebbero recitare lo stesso Offertorio e Canone di tutta la Chiesa, ma non dovrebbero essere obbligati a imparare il latino o le tante cerimonie e gesti esistenti fino al 1965/67 (1965: gesti semplificati; 1967: vernacolare). Quelli oltre 60 invece potrebbero utilizzare il volgare, ma poiché hanno ancora circa una decada di ministero attivo, dovrebbero imparare le cerimonie e gesti.

Concordo sulla consuetudine monastica, che venne utilizzata pure in chiese colleggiate e cattedrali fino a Pio X. Domani per esempio la Messa di s. Tomasso d'Aquino dovrebb'essere celebrata dopo la Terza, e la Messa della Feria di Quaresima dopo la Nona, seguita dai Vespri.

Penso che la soluzione che equilibrerebbe il Papato e i vescovi locali sarebbe il ripristino di un ruolo significativo dei patriarchi, primati ed arcivescovi. Nel mio paese New York e Los Ángeles dovrebbero essere sedi primate, o forse una di esse diventare Patriarcha di Nord America. Loro potrebbero guidare i vescovi, mentre il Papa potrebbe "controllare" [non so come tradurlo] un gruppo di patriarchi latini (quelli non latini hanno ovviamente un rapporto diverso con Roma). Un Patriarca o primato fedele può dirigere lo sviluppo organico, le questioni liturgiche locali, e le questioni politico/teologiche locali molto meglio delle Congregazioni romane.

K. e.

Ἰουστινιανός ha detto...

Peraltro capisco quanto dice, don Camillo, e penso ne sia prova il fatto che se ne parli soltanto in alcuni siti internet. Io d'altronde non aspetto un restauro di questi riti (nel senso tradizionale sopra accennato), almeno nun futuro prossimo (qualche secolo), ma mi permetta almeno di sognare un pochino... (Soñar es gratis, diciamo in Spagna!).

In verità, è questo un grosso problema: i novatori hanno fatto così tanto danno da fare odire questi riti che altrimenti potrebbero essere stati ripristinati in molto miglior maniera, e così li hanno tagliatti per molto tempo.

Kyrie eleison

PS: Il diaconato permanente sì è un'innovazione da sguazare veramente...

don Camillo ha detto...

Rafminimi, trovo interessante questa fantapolitica, ma poco aderente alla realtà. Tu credi che Siri avrebbe potuto realizzare quel che è fantasticamente riportato in quella pagina? E' stato un buon conservatore, non c'è dubbio, ma la Seconda Guerra l'abbiamo perduta, e il corso della storia fu già scritto nel 1939. Secondo me avrebbe lasciato qualche pizzo in più, ma la riforma liturgica morto lui, con tutti quei modernisti nella Curia, sarebbe stata comunque e in ogni caso completata.
E poi dove era quando Mons. Lefebvre sbatteva i pugni sui tavoli del Concilio?

don Camillo ha detto...

Un Patriarca o primato fedele può dirigere lo sviluppo organico, le questioni liturgiche locali, e le questioni politico/teologiche locali molto meglio delle Congregazioni romane.

Onestamente mi vengono i brividi pensando ad oggi a certi cardinali nord-americani. Tuttavia indebolire "Roma", delegando, per me significa SOLO indebolire la Chiesa nella sua essenza. Bisogna sì riformare le Congregazioni affinché siano più attente alle Chiese locali, ma le deleghe MAI!

Per il resto spero che nel 2044 la mia generazione sacerdotale (me compreso, si intende) e quella avanti a me che ora spadroneggia: abulica, grassa, stanca, sciocca, senza amore per Dio i Santi e la Madonna e senza devozione per qualsiasi forma di liturgia, sia rasa al suolo da qualche terremoto o cataclisma, così da eliminare il problema di qualsiasi tipo di "indulto" liturgico.

Ἰουστινιανός ha detto...

Caro don Camillo, concordo sullo stato pessimo dell'episcopato oggi giorni - quello detto sugli Stati Uniti potrebbe dirsi anche sulla Spagna o l'Italia (non parliamo della Germania...); ma penso che nella lunga durata sarebbe la soluzione migliore. Infatti diminuire - o anzi sopprimere - alcune Congregazioni romane crede Lei che sarebbe indebolire la Chiesa? Secondo me sarebbe distruggere quest'insana centralizzazione (in senso ultramontano) che propiziò proprio i disagi pre- e postconciliari (tutto veniva ammesso perché veniva da Roma, e Roma doveva controllare tutto, e inoltre non si sbagliaba mai). Paolo VI fece quanto fece grazie a Pio IX e, mi dispiace dirlo, anche grazie al Papato tridentino.

Al mio parere, sarebbe meglio per adesso cominciare a riformare le Congregazioni, come Lei dice, ma alla fine, quando questi disagi vengano guariti, un "ritorno" alla situazione medioevale non mi parrebbe sgradevole, anizi l'opposto!

Non pensare che propongo una gerarchia di stile bizantino (con chiese autocefale), né rafforzare la collegialità, ma semplicemente sopprimere alcune ipertrofie che ci hanno portato verso dove ci troviamo ora.

Probabilmente, don Camillo, non ci metteremo mai d'accordo su questi argomenti, ma son contento di aver trovato un posto dove discutere su di essi senza cadere in demagogie né nerviosismi, e La ringrazio per questo.

Kyrie eleison

Anonimo ha detto...

Per il resto spero che nel 2044 la mia generazione sacerdotale (me compreso, si intende) e quella avanti a me che ora spadroneggia: abulica, grassa, stanca, sciocca, senza amore per Dio i Santi e la Madonna e senza devozione per qualsiasi forma di liturgia, sia rasa al suolo da qualche terremoto o cataclisma, così da eliminare il problema di qualsiasi tipo di "indulto" liturgico.

Io preferirei di gran lunga una conversione di massa fatta con e per amore di Gesù, senza cataclismi, magari grazie all'aiuto delle anime di fedeli che invece di esasperarsi nell'evidenziare le problematiche presenti (non mi riferisco a questo blog) facesse sacrifici e offrisse preghiere sincere e piene di affetto per la conversione di chi sbaglia, religioso o laico che sia :-D

T.S.

don Camillo ha detto...

Caro Ἰουστινιανός, in Oriente le Chiese si sono mantenute con la Tradizione! In Occidente il modernismo con la sua filosofia incerta e dialettica ha rovinato la ragione e ha minato i dogmi, capisaldi della nostra Chiesa. Decentralizzare oggi significherebbe di fatto protestantizzare le Chiese locali. Solo con una vera conversione universale si potrebbe sperare in un approccio giuridico come da te proposto.

don Camillo ha detto...

Io preferirei di gran lunga una conversione di massa fatta con e per amore di Gesù

Da soli con le nostre forze è impossibile! Ma Dio può tutto!

Anonimo ha detto...

Grazie mille per i libri che mi ha consigliato don Camillo!

T.S.

ibis ha detto...

però.... forse avete trascurato un dettaglio:

....Semper sub Sextis perdita Roma Fuit....

e per giunta nome duplicato...
e inoltre, 2044? anno bisestile!
(io non coltiverei certi sogni....)

Anonimo ha detto...

Mi pare tanto che questo ipotetico interlocutore, che dice di agire per conto di Dio - come affermano tra le righe don Camillo e l'ultimo che ha scritto prima di me, abbia le idee un tantino confuse. Dato che la liturgia antica non è stata abolita io poiché la ritengo più adatta al mio modo di sentire posso rivolgermi a chi, hic et nunc in comunione col Pontefice, ha intenzione di non far cadere nell'oblio il patrimonio che la tradizione precedente a quest'ultimo mezzo secolo ci ha fatto avere..
Vedrei tra l'altro di non farmi prendere dal catastrofismo di marca protestante con cui noi cattolici abbiamo ben poco da spartire..

don Camillo ha detto...

Ovviamente trovo questo post che ho riportato utile per una rilessione sulla Liturgia, mi guardo bene dall'affermare che sia una vera profezia.