mercoledì 15 ottobre 2014

Sinodo sulla Famiglia, le preoccupanti indiscrezioni: aperture verso il diversamente Matrimonio? In che termini? Kant (sì, proprio lui) fa scuola da secoli e sembra invitare i Padri ad usare LA RAGIONE che in Vaticano pare prendere altre strade.

Riporto sano sano un intervento dell'ottimo PEREGRINO TUC.  

In Concilio, in tema di famiglia, non si vollero condannare senza indugi il naturalismo e il freudismo per paura di un nuovo “caso Galilei” (così si espresse durante i lavori Suenens). Oggi vediamo le conseguenze di questa scelta: tanta pastorale, senza più una parola sulla bellezza della castità e della famiglia cattolica. 
La Chiesa che un tempo condannò i princìpi del razionalismo illuminista ora indugia innanzi ad un progressismo ben più oscuro.

Leggete voi stessi: ormai Kant sorpassa “a destra” tanti fedeli e chierici cattolici.  




“ L’«unione sessuale» (‹commercium sexuale›) è l’uso reciproco che un essere umano fa degli organi e delle facoltà sessuali di un altro (‹usus membrorum et facultatum sexualium alterius›). Quest’uso può essere esercitato o in modo «naturale» (tale da poter generare propri simili) oppure in modo «innaturale», e quest’ultimo può riguardare o una persona dello stesso sesso oppure un animale di specie diversa da quella umana. Queste trasgressioni delle leggi si chiamano vizi contro natura (‹crimina carnis contra naturam›) o anche vizi innominabili, i quali, in quanto lesivi dell’umanità posta nella nostra propria persona, non possono sottrarsi, senza alcuna restrizione ed eccezione al biasimo universale.

Ora, l’unione sessuale naturale risponde o unicamente alla «natura» (‹vagalibido, venus volgivaga, fornicatio›), oppure alla legge. Quest’ultimo tipo di unione è il «matrimonio», vale a dire l’unione di due persone di sesso diverso per il possesso delle loro prerogative sessuali per tutta la vita. Lo scopo di generare figli e di educarli può sempre essere uno scopo di natura, che essa ha impresso come inclinazione in entrambi i sessi. Ma che l’uomo, sposandosi, «debba» proporsi questo scopo non è necessario per attribuire conformità giuridica a questa unione, perché altrimenti, quando si interrompe la procreazione, il matrimonio dovrebbe sciogliersi automaticamente.


Anche supponendo, infatti, che lo scopo posto alla base di questa unione sia il piacere procurato dall’uso reciproco delle proprie prerogative sessuali, il matrimonio non è discrezionale, ma è un contratto necessario basato sulla legge dell’umanità. In altri termini, quando un uomo e una donna vogliono godere reciprocamente delle loro prerogative sessuali, «devono» necessariamente sposarsi, e ciò è necessario in base alle leggi giuridiche della ragione pura.
L’uso naturale che si fa degli organi sessuali dell’altro è, infatti, un «godimento» che in parte coinvolge anche l’altro. In questo atto un essere umano trasforma se stesso in cosa, ciò che è in contrasto con il diritto dell’umanità nella sua propria persona. Ora, questo è possibile soltanto a condizione che, venendo una delle persone acquista dall’altra «al pari di una cosa», allo stesso modo questa a sua volta acquisisca l’altra; così facendo, infatti, essa si ritrova e ristabilisce la sua personalità. Ma l’acquisizione di una delle parti dell’essere umano è nello stesso tempo l’acquisizione dell’intera persona, perché questa costituisce un’unità assoluta; di conseguenza, l’offrire e il ricevere godimento sessuale non soltanto è ammissibile a condizione del matrimonio, ma è possibile «esclusivamente» a questa condizione. D’altronde, che questo «diritto personale» sia al tempo stesso anche un diritto «di tipo reale» si fonda sul fatto che, se uno dei coniugi fugge o si concede al possesso di un altro, il coniuge è giustificato a riportarlo in suo potere in qualsiasi momento e incontestabilmente, proprio come una cosa.
Per gli stessi motivi, il rapporto fra coniugi rappresenta un rapporto di possesso retto sull’«uguaglianza». Ciò vale tanto per le persone che si posseggono reciprocamente (di conseguenza soltanto nella «monogamia», poiché nella poligamia la persona che si concede ottiene soltanto una parte di quella persona alla quale si era data interamente e, in questo modo, si riduce a semplice cosa), quanto per i beni di fortuna, al cui uso, tuttavia, si può parzialmente rinunciare, a anche se soltanto con un contratto particolare.
[…]
Il contratto matrimoniale viene «perfezionato» soltanto con la «coabitazione coniugale» (‹copula carnalis›). Un contratto fra due persone di sesso diverso stipulato con l’intesa segreta di astenersi dalla comunione carnale o sapendo che una delle due parti o entrambe non ne sono capaci, costituisce un «contratto simulato» e non istituisce il matrimonio, il quale, di conseguenza, può essere sciolto da una qualsiasi delle due parti. Ma se l’incapacità interviene soltanto in un secondo momento, quel diritto non può decadere a causa di questo evento non imputabile ad alcuno.
L’«acquisizione» di una moglie o di un marito non avviene, dunque, ‹facto› (con la coabitazione) senza un contratto precedente, e nemmeno ‹pacto› (unicamente mediante il contratto matrimoniale senza la coabitazione conseguente), bensì soltanto ‹lege›, ossia quale conseguenza giuridica dell’obbligazione di costituire un’unione sessuale unicamente mediante il «possesso» reciproco delle persone, il quale si attua soltanto grazie all’uso delle prerogative sessuali.”

Immanuel Kant, “Metafisica dei costumi” (1797).



19 commenti:

don Camillo ha detto...

Peregrino, non mi é sfuggito questo mirabile tuo post! GRAZIE!!!!!

Peregrino Tuc ha detto...

Grazie a lei Reverendo, per tutto!

una sola fede ha detto...

Grazie caro Peregrino! Ottimo e abbondante!

Ugoccione ha detto...

Nell'altro 3D ho già ringraziato il caro amico Peregrino per questo articolo.

Riguardo al sinodo ripeto ciò che ho già scritto.



Al sinodo credo si stia tentando un nuovo golpe come lo fu per il cv2.

Ma niente paura, poi ci saranno ancora gli ermeneutici che sforneranno libri per spiegare l'impossibile.

Se sbaglio mi corriggerete.

Turiferario ha detto...

Mi torna in mente quel bel passaggio dei Promessi Sposi in cui Don Rodrigo cerca di concupire Lucia e fallisce miseramente. La situazione al sinodo è molto simile. Come in ina televendita.

don Camillo ha detto...

http://www.lastampa.it/Page/Id/2.1.1442877027


La Segreteria Generale del Sinodo composta dal Segretario del Sinodo, il card. Baldisseri con i sottosegretari al Sinodo, Fabene, Forte, Schoenborn e Maradiaga, ha annunciato la decisione di non pubblicare le relazioni dei Circuli Minores, dove le posizioni tradizionali si erano imposte. L'annuncio ha provocato la protesta del card. Erdo, e di numerosi altri Padri sinodali. Il Papa muto e serissimo, non è intervenuto così come aveva annunciato all'inizio dell'assise. Ma padre Lombardi ha annunciato che le relazioni delle Commissioni saranno rese pubbliche con un presumibile intervento provvidenziale di Papa Francesco.

Ovviamente i neo-sedevacantisti non sanno come maledire Bergoglio. Poveracci.

hpoirot ha detto...

"se una legge non porta verso Dio, allora significa che va cambiata..."

cit. papa Francesco qualche giorno fa.

hpoirot ha detto...

nel frattempo...

dopo Socci anche MiL (si si proprio lui) si mette pubblicamente contro il papa!

http://blog.messainlatino.it/2014/10/la-trahison-des-clercs-jorge-bergoglio.html?showComment=1413494441002#c6561936735905722580


Quando hpoirot scriveva su quel blog cose VERE contro i papi GPII, BXVI e compagnia bella, lo censuravano, lo menavano e alla fine lo hanno pure sbattuto fuori dal blog!

E adesso MiL si permette di chiamare il Santo Padre (il solo e unico "dolce Cristo in Terra") per nome e cognome (manco fosse il loro amicone di infanzia) e di etichettarlo "aka Francesco".

Anche loro sull'orlo di una crisi di nervi!

una sola fede ha detto...

"Quando hpoirot scriveva SU QUEL BLOG cose VERE contro i papi GPII, BXVI e compagnia bella, lo censuravano, lo menavano e alla fine lo hanno pure sbattuto fuori dal blog!"


su quello...e su altri...

ricorda hpoirot che solo l'ultimo arrivato, "Cattivik" per l'appunto, è l'origine di ogni male e su di LUI bisogna "accanirsi" (per usare un verbo affibbiato alla mia condotta verso altri protagonisti conciliari e post-) e che da questo punto non ci si può discostare, pena l'ammonizione, la diffida e infine il cartellino rosso:

RAUS!!

OUT!!

Traduzione per i non raffinati poliglotti:

AO', PUSSA VIA, APPESTATO D'UN PUARO' !!

Peregrino Tuc ha detto...

Cara Luciana,
non conosco il pensiero complessivo di Maria Guarini e neppure granché quello di Benedetto XVI; ma sul tema generale da te segnalato (esperienza e conoscenza), per quanto mi hai chiesto (Kant), posso esporti qualche mia persuasione.
Sicuramente la gnoseologia kantiana è chiamata in causa a proposito. Le facoltà capaci del fenomeno non sono capaci del noumeno, inattingibile per definizione.
Esiste tuttavia un Kant meno noto, che conosce non solo attraverso Vernunft e Vestand, ma anche attraverso l’ “intuizione” e il “come se”. È il Kant della Critica al giudizio e, in una certa misura ancor di più, de “La fine di tutte le cose”. Qui Kant ormai approssima il pensiero teologico, nel senso naturale, ovviamente, e non rivelato del termine. Hegel porterà a compimento tutto ciò, con il “cammino di Dio nel mondo”: qui nasce l’immanentismo idealista.
Questi approdi si riversano nel pensiero teologico cattolico attraverso importanti autori ottocenteschi (Rosmini, Gioberti), che, in grado diverso, portano il concetto idealista di “intuizione” nei preamboli filosofici della fede, rompendo il binomio (fino ad allora indiscusso) “una filosofia-una teologia” (l’ “una filosofia” era ovviamente quella tomista, baluardo invece dell’oggettività e del realismo).
A questa altezza teologica, il tema dell’immanenza prende il nome di ontologismo.
Oggi è un tema quasi ignorato, ma a mio avviso assai attuale e sempre pericoloso.
Lo si ritrova implicitamente (ma è un mio giudizio personale) nelle prime righe di Nostra aetate, grazie, parrebbe, alla riflessione congiunta svolta negli anni precedenti a Milano dai due amici Giussani e Montini.
Dio viene conosciuto non solo per esperienza, ma quasi magicamente e arcanamente. Il testo rischia di avere un sapore quasi gnostico.
Eccolo: “Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso”.

Spero di avere dato qualche indicazione utile per il confronto e l’approfondimento.
Ora devo proprio lasciarvi, gli impegni mi chiamano: altroché se esiste la realtà!
Alla prossima e un caro saluto in Domino al Reverendo e a tutti gli amici del blog!

Ps: Una sola Fede, Poirot, sto ancora ridendo per l'immagine di Papa "Cattivik"!

Peregrino Tuc ha detto...

Cara Luciana,
non conosco il pensiero complessivo di Maria Guarini e neppure granché quello di Benedetto XVI; ma sul tema generale da te segnalato (esperienza e conoscenza), per quanto mi hai chiesto (Kant), posso esporti qualche mia persuasione.
Sicuramente la gnoseologia kantiana è chiamata in causa a proposito. Le facoltà capaci del fenomeno non sono capaci del noumeno, inattingibile per definizione.
Esiste tuttavia un Kant meno noto, che conosce non solo attraverso Vernunft e Vestand, ma anche attraverso l’ “intuizione” e il “come se”. È il Kant della Critica al giudizio e, in una certa misura ancor di più, de “La fine di tutte le cose”. Qui Kant ormai approssima il pensiero teologico, nel senso naturale, ovviamente, e non rivelato del termine. Hegel porterà a compimento tutto ciò, con il “cammino di Dio nel mondo”: qui nasce l’immanentismo idealista.
Questi approdi si riversano nel pensiero teologico cattolico attraverso importanti autori ottocenteschi (Rosmini, Gioberti), che, in grado diverso, portano il concetto idealista di “intuizione” nei preamboli filosofici della fede, rompendo il binomio (fino ad allora indiscusso) “una filosofia-una teologia” (l’ “una filosofia” era ovviamente quella tomista, baluardo invece dell’oggettività e del realismo).
A questa altezza teologica, il tema dell’immanenza prende il nome di ontologismo.
Oggi è un tema quasi ignorato, ma a mio avviso assai attuale e sempre pericoloso.
Lo si ritrova implicitamente (ma è un mio giudizio personale) nelle prime righe di Nostra aetate, grazie, parrebbe, alla riflessione congiunta svolta negli anni precedenti a Milano dai due amici Giussani e Montini.
Dio viene conosciuto non solo per esperienza, ma quasi magicamente e arcanamente. Il testo rischia di avere un sapore quasi gnostico.
Eccolo: “Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso”.

Spero di avere dato qualche indicazione utile per il confronto e l’approfondimento.
Ora devo proprio lasciarvi, gli impegni mi chiamano: altroché se esiste la realtà!
Alla prossima e un caro saluto in Domino al Reverendo e a tutti gli amici del blog!

Ps: Una sola Fede, Poirot, sto ancora ridendo per l'immagine di Papa "Cattivik"!

Ugoccione ha detto...


1)Una sola Fede, Poirot, sto ancora ridendo per l'immagine di Papa "Cattivik"!


Non lo dire a me caro Peregrino!!:-))

Troppo forte sto' "er lenzolaro" de' na' sola fede....


2)Ovviamente i neo-sedevacantisti non sanno come maledire Bergoglio. Poveracci.

Sottoscrivo al 100%!!

una sola fede ha detto...

dalle parole del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente dei vescovi tedeschi. Dal porporato tedesco sono arrivate parole importanti verso gli omosessuali. "Non possiamo dire a qualcuno: 'lei è omosessuale, non può vivere il Vangelo. Per me questo è impensabile". "La prassi sessuale - ha osservato Marx - non può essere accettata. Ma non tutto nella loro vita è da condannare: SE PER 35 ANNI SONO RIMASTI FEDELI L'UNO ALL'ALTRO, SE L'UNO CURA L'ALTRO FINO ALLA FINE DELLA VITA, COME CHIESA CHE DEBBO DIRE? Che non ha nessun valore? Non è vero questo".

fonte

http://www.repubblica.it/esteri/2014/10/17/news/paolo_vi_domenica_anche_ratzinger_alla_messa_di_beatificazione-98321385/


"COME CHIESA CHE DEBBO DIRE?" si chiede MARX (sic!).

Ecco cosa DOVREBBE dire, come minimo, come Chiesa (sempre se fosse ancora tale, si intende...) se si avesse come scopo ancora la salute delle anime:

CATECHISMO CHIESA CATTOLICA

dall' ARTICOLO 6
IL SESTO COMANDAMENTO

Castità e omosessualità

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla SACRA SCRITTURA, che presenta le RELAZIONI OMOSESSUALI COME GRAVI DEPRAVAZIONI, la Tradizione ha SEMPRE DICHIARATO che « GLI ATTI DI OMOSESSUALITA' SONO INTRINSECAMENTE DISORDINATI ». Sono CONTRARI ALLA LEGGE NATURALE. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale.
IN NESSUN CASO POSSONO ESSERE APPROVATI.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta TENDENZE omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 LE PERSONE OMOSESSUALI SONO CHIAMATE ALLA CASTITA'. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana".

una sola fede ha detto...

Infatti tra i pochi che ancora parlano "cattolico" qualcuno reagisce:

"Dal fronte conservatore si è levata la voce del cardinale africano Robert Sarah, presidente del pontificio consiglio "Cor Unum", contrario alle aperture sugli omosessuali emerse nella relazione intermedia del Sinodo. "Quanto è stato pubblicato sulle unioni omosessuali è un tentativo per fare pressione sulla Chiesa e FARLE CAMBIARE LA DOTTRINA.

MAI SI E' VOLUTO GIUDICARE LA PERSONA OMOSESSUALE, ma i comportamenti e le unioni omosessuali sono una GRAVE deviazione della sessualità" ha detto Sarah.

FONTE

http://www.repubblica.it/esteri/2014/10/17/news/paolo_vi_domenica_anche_ratzinger_alla_messa_di_beatificazione-98321385/

don Camillo ha detto...

ENRICO Ora si è svegliato? dopo il libro di Socci sono sono usciti tutti allo scoperto, che schifo, ma io mi pongo questa domanda dove stava Enrico, quando Papa Ratzinger strizzava l'occhio alle devianze sessuali extramatrimoniali attraverso il suo libro intervista luce dal mondo? Il "grande teologo" di "grande difensore" della fede, il cattedratico il giusto l'inflessibile non il pastore influenzato in un certo senso dalla gente dalla pietà derivante dal foro interno, come posso essere io come può essere lo stesso Papa Bergoglio com'è noto, che ha confessato in cattedrale fino al giorno prima di partire per il conclave? Lo dico io: Enrico stava sul messa in latino per censurarmi con Roberto e con Tornielli che gli reggeva il gioco.

don Camillo ha detto...

E poi Enrico, che ha brigato affinché Forte diventasse Vescovo? Forse Don Camillo? E di chi é discepolo l'Arcivescovo di Vienna? E Kasper? Ne vogliamo parlare? E Müller 1.0, quello della Teologia della liberazione? Continuo?

una sola fede ha detto...

don, ormai mi pare chiaro: molti si son svegliati da un anno e mezzo circa come da una pozione magica che li ha rimessi su belli ritti e attenti improvvisamente...e improvvisamente recettivi e ipersensibili circa tutte le questioni possibili immaginabili e non immaginabili che in pieno letargo "pro-papa loro" non potevano certo vedere...

Anonimo ha detto...

Le chiacchiere stanno a zero.
La Chiesa tenta un'apertura ed una strada di accoglienza e voi vi mettete a filosofeggiare sulle spalle altrui.
Il problema non è fare sesso ( non siate ipocriti lo si farà sempre e sempre ci sarà un prete che ti assolve ...)
Il problema è la possibilità di vivere un affetto laddove ho un orientamento che non ho scelto io.
Duri e puri come i farisei. E guardate dove siete / siamo arrivati.
La Chiesa è accoglienza e se la gente esce dalla Chiesa o non vi entra è perché non si sente accolta.

don Camillo ha detto...

Il problema è la possibilità di vivere un affetto laddove ho un orientamento che non ho scelto io.
Duri e puri come i farisei. E guardate dove siete / siamo arrivati.
La Chiesa è accoglienza e se la gente esce dalla Chiesa o non vi entra è perché non si sente accolta.


Non mi sento un fariseo, sono preoccupato per le nuove generazioni, l'instabilità della famiglia distrugge il tessuto della società. Questo non lo dice un prete ma dicono gli esperti laici!

Circa l'accoglienza, la Chiesa è fatta di peccatori che chiedono aiuto e misericordia, perchè sanno che con le loro azioni trasgrediscono la Legge di Dio, che non ho fatto io. Tutto sta a come ci si viene in Chiesa. Non siamo padroni della Verità ma amministratori di di una Persona di nome Gesù che ci chiede di essere fedeli. Niente più.
Tu cerchi la felicità: non la troverai, come non la trovo io così come non la trova la madre di famiglia o il padre di famiglia. Dio non ci ha promesso di essere felici qui! Ma in Paradiso! E chi ti promette la felicità mente sapendo di mentire!