mercoledì 22 ottobre 2014

Si revera Deum quaerit. Conservare la pace nella terribile crisi della Chiesa.


Da un blog molto caro estraggo a seguito delle segnalazioni dei miei cari amici questa pagina bellissima del Beato Columba Marmion. Mi da molto conforto e coraggio!
 
È inutile negarlo, questa crisi terribile che attraversa la Chiesa costringe i cattolici che vogliono restare fedeli alla Tradizione a definire la propria identità in modo sempre più polemico.
È inutile negarlo. La pars destruens delle fatiche profuse dal fronte tradizionale assume nella sfera pubblica un’estensione e una visibilità di molto maggiori rispetto alla pars construens, che pur continua a svolgersi con zelo tutt’altro che amaro in singole realtà concrete (religiose, parrocchiali e familiari) che il Signore ha voluto benedire con la fedeltà dottrinale e liturgica.
 È inutile negarlo, questa terribile crisi ci sta togliendo la pace.
Per questo, per non arrendersi all’idea che la battaglia debba privarci del commercio spirituale con Dio, per non convincerci che questo non sia più il tempo dell’ordine, della carità e della pace, per non cadere preda di una sorta di praxis gesuitica quale quella già denunciata in questo blog, per non cedere allo spirito pelagiano (quello vero!), per non avere la smania di vincere nel tempo, ma per cercare Dio solo e da Lui solo sperare ogni cosa, le Sentinelle alessandrine dedicano a tutti gli amici fedeli alla Tradizione queste splendide pagine di spiritualità benedettina.
Si tratta del paragrafo conclusivo della celebre opera Cristo ideale del Monaco, del beato Columba Marmion, nome che non richiede certo presentazioni. Sono pagine che trattano della pace conquistata nella perfezione monastica, ma è bello pensare che a tanto possa anelare ogni anima cristiana in virtù anzitutto del suo battesimo, che la consacra a Dio e la costringe a desiderare di piacere solo a Lui. Pagine sulla perfezione monastica, pagine sulla perfezione cristiana, pagine sulla pace ordinata che deve regnare nel cuore di ogni vero cristiano.
Le dedichiamo a tutti gli amici fedeli alla Tradizione. Ma un pensiero particolare va a chi è in prima linea nella vita pubblica e nella vita privata. Un pensiero particolare a Mario Palmaro e a chi come lui sta portando in modo particolarissimo la Croce del Divin Maestro: quale che sia il futuro preparato per loro dal Signore, attraverso la sofferenza già ricevono una visita del loro Dio.
 Buona lettura.

"Chiediamo dunque a Gesù che ci porti, ci doni cotesta pace, frutto del suo amore. «Signore - esclama S. Agostino al termine delle Confessioni, l'ammirabile libro in cui narra come aveva cercato la pace in tutte le soddisfazioni possibili dei sensi, dello spirito e del cuore, senza trovarla altrove che in Dio - Signore, dà a noi la pace, la pace del settimo giorno, del giorno che non conosce sera. - Domine Deus, pacem da nobis, pacem quietis, pacem sabbati, sabbati sine vespera». «Quanto a te, Signore, che non hai bisogno di altri beni, tu sei sempre nella quiete, perché sei a te stesso la quiete. Quale uomo potrà farlo intendere a un altro uomo? Quale angelo a un altro angelo? Quale angelo all'uomo? Bisogna chiederlo a te, in te bisogna cercarlo, battendo alla tua porta per ottenerlo». E il santo Dottore, che tutto aveva provato, e conosciuta la vanità di ogni creatura, la fragilità della felicità umana, termina con questo grido dell'anima: «É il solo mezzo per essere esaudito, per trovare, per vedersi aperta la misteriosa porta».
Domandiamo dunque questa pace per noi, per ognuno dei fratelli che abitano nella nostra stessa Gerusalemme spirituale: «Rogate quae ad pacem sunt Jerusalem (Salm. CXXI, 6)» e la otterremo; ma soprattutto saremo esauditi, se ci terremo in atteggiamento di adorazione, di sottomissione e di abbandono a Nostro Signore: qui è la sorgente della vera pace, perché così Dio ha stabilito, e noi vi troviamo la soddisfazione dei più intimi desideri dell'anima. L'atto d'abbandono richiesto è stato fatto già con la professione, dandoci a Gesù per seguirlo: «Reliquimus omnia et secutis sumus te»; dimoriamo nella pace, mantenendoci fermi in questa disposizione; la S. Regola è tutta ordinata a procurarci e a custodirci la pace; e il monastero in cui si vive regolarmente, è già quaggiù una visione della pace. Anche l'anima che si lascia modellare dall'umiltà, dall'obbedienza, dallo spirito di abbandono e dalla fiducia, fondamenti della vita monastica, diventa una città di pace.
Davvero il N.B. Padre ha meravigliosamente compreso il piano divino, l'ordine da Dio stabilito. La nostra anima è fatta per Iddio; se non tende a lui è sempre agitata e turbata. S. Benedetto vuole che abbiamo unicamente quest'intenzione: «Cercar Dio - Si revera Deum quaerit»; vi riconduce tutto come a centro della Regola e con l'unità dello scopo, unifica i molteplici atti della vita, soprattutto i desideri della nostra natura; questo, secondo S. Tommaso, è l'elemento essenziale della pace: «Tranquillitas consistit in hoc quod omnes motus appetitivi in uno homine conquiescunt». L'anima nostra è turbata quando è dilaniata dai desideri che tendono a mille diversi oggetti: «Sollicita es et turbaris erga plurima (Luc. X, 41)»; ma quando cerchiamo Dio solo con l'obbedienza fiduciosa e amante, riconduciamo tutto all'uno necessario; e così stabiliamo in noi la forza e la pace.
Quindi, penetrando più a fondo nell'ordine divino, il santo Patriarca ci insegna che senza il Cristo non raggiungeremo questo fine, perché egli solo è la via che vi conduce: per questo nella Regola non troviamo altro mezzo che l'amore di Cristo: «Ad te ergo nunc meus sermo dirigitur, quisquis … Domino Christo vero Regi militaturus (Prologo)»; solo col fare Cristo re del nostro cuore saremo veri discepoli di S. Benedetto. E quando il Patriarca si congeda da noi, ripete come consiglio incalzante e di gran valore: «Non anteponete nulla a Cristo! - Christo omnino nihil praeponant, qui nos pariter ad vitam aeternam perducat (c. 72)».
Ecco in iscorcio tutto l'ordine divino esposto dal santo Legislatore con ammirabile semplicità e chiarezza. Ritornare a Dio per mezzo di Cristo, cercar Dio con lui, tendere a Dio sulle sue tracce; e per mostrare che la ricerca è sincera, assoluta, fuggire il mondo, praticare l'umiltà, l'obbedienza con amore; avere lo spirito d'abbandono e di fiducia; dare la maggior parte della vita alla preghiera, amare il prossimo. Sono le virtù di cui Gesù per primo ci ha dato esempio; esercitandole, proviamo che davvero cerchiamo Dio, che preferiamo a tutto l'amore di Gesù, e che egli è il nostro solo e unico ideale.
Felice il monaco che va per questa via! Nei più grandi patimenti, nelle più crucciose tentazioni, nelle avversità più spiacenti, troverà luce, pace e gioia; perché nella sua anima regna l'ordine voluto da Dio, e tutti i suoi desideri sono unificati nel solo Bene unico, per il quale è stato creato.
S. Benedetto, che ne aveva fatto la prova, ci garantisce cotanto bene: «Via via che il monaco progredisce nella fede e nella pratica della virtù, il cuore si dilata, l'anima corre nell'ardore di una gioia ineffabile - Dilatato corde inenarrabili dilectionis dulcedine curritur via mandatorum Dei (Prologo)». Felice, ripeto, cotesto monaco! Nella sua anima dimora la pace divina e si riflette sul suo viso; egli la irradia intorno a sé. É il vero monaco, secondo l'idea del B. Padre: il figlio di Dio nella grazia di Cristo, il cristiano perfetto: «Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur (Matt. V, 9)». Felice davvero, perché Dio è con lui; e ad ogni momento egli trova, nel Dio che è venuto a cercare in monastero, il bene più grande e prezioso; perché è il bene supremo e immutabile, che non manca mai a coloro che lo cercano con semplicità e sincerità di cuore: «Si revera Deum quaerit!»".

  (Beato Columba Marmion, Cristo ideale del monaco, traduzione italiana a cura della madre Maria Galli, edita dai Monaci benedettini di Praglia, pp. 436 - 438)  

7 commenti:

Peregrino Tuc ha detto...

Ho qualche problema a postare.
Riprovo.

Jesu, spes poenitentibus,
quam pius es petentibus!
quam bonus te quaerentibus!
sed quid invenientibus?

Reverendo, siamo felici quando abbiamo modo di ricambiare, anche se di poco.

Corro ai miei impegni. Santa notte a tutti!

una sola fede ha detto...

"Mi da molto conforto e coraggio!"

Caro don, sono veramente grato a lei di avere avuto la possibilità di scrivere qua nel suo bel blog dove ho trovato altri amici, oltre che lei. Mi vorrà perdonare se mi sono fatto prendere magari la mano e ho postato molto in questi giorni...ma er lenzolaro se darà 'na regolata!!

Mi dispiace sentirla così, ma siamo tutti uomini e siamo però pure fratelli nella fede, e come tale anche io, che come sa vivo intinto nella sofferenza di varia natura, pregherò per lei e chiedo preghiere da lei, che so comunque già pregare per tutti noi...
Sia fiducioso e il Signore e la Madonna lo aiuteranno sempre nella sua missione, nella sua vita ad esser sempre gajiardo!

Una piccola nota poetica infine: io e mia moglie siamo andati a vedere il film "IL GIOVANE FAVOLOSO", su Giacomo Leopardi e ci è piaciuto, in particolare a nostro avviso ottima interpretazione davvero piena di sentimento dell'attore che impersona Giacomo, cioè Elio Germano...

qui solo un breve trailer che ovviamente non rende giustizia al film nella sua interezza, che a mio parere va visto...

http://www.youtube.com/watch?v=MHcznzJ9jbQ


cari amici...nel buio della sala più volte qualche lacrima mi è sfuggita e se ne è scorsa giù giù...le ho lasciate attraversarmi fino al mento...tanto c'era il buio...ed era tanto bello.

L'ultima parte della poesia
"Alla luna" di GIACOMO LEOPARDI
.........
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!

don Camillo ha detto...

Amici miei, questa è casa vostra! Grazie per i vostri commenti tanto dotti e umili!

"una sola fede", ero certo che te mettevi a piagne nel vedere il film su Leopardi, sai tra poeti... perchè tu lo sei eccome, amico mio! Dio ti benedica!

una sola fede ha detto...

" tra poeti... perchè tu lo sei eccome, amico mio! "


Anvedi er don, me cià ispirato subito de prima matina...


MANCO L’OTTAVO!

Dopo ave’ letto ‘r pezzo
de’ Llimbo de la Comedia
dove ‘r sor Dante passa
cor duca Vergilio
e s’arritrova ‘n mezzo
a’ poeti antichi
come fusse er “sesto
tra cotanto senno”,

penzai tra me e me stesso
e poi dissi ad arta voce:
“E io sarò er settimo,
se je 'a faccio a esse bbravo!”

Ma me stura dar letto
bella sveja mi’ moje:
“Aò, co’ ttutto ‘r bene…
ma te manco l’ottavo!”

una sola fede ha detto...

Anche Alessandro Gnocchi evidentemente non ne può davvero più di sentir parlare di FESSURE a proposito di ciò che è stato combinato prima del 2013!!

ALLORA NON SIAMO SOLO NOI QUA DENTRO A DIRLO!!

Da questa fonte

http://www.riscossacristiana.it/fuori-moda-la-posta-di-alessandro-gnocchi-rrica-del-martedi/

Gnocchi risponde ad un lettore
“Non si può dimenticare, come non dimentica lei, che sotto la condanna a morte della buona Messa, la Messa della Chiesa cattolica, sta la firma di questo Papa. C’è chi sostiene che quella firma Paolo VI l’avesse posta con le lacrime agli occhi e che la colpa sia tutta del terribile monsignor Bugnini, in odore di massoneria. Ma, se così fosse, perché Paolo VI emanò il messale che, in pochi decenni, avrebbe distrutto la liturgia cattolica?

Da quel CANCELLO SPALANCATO, e NON DA QUALCHE FESSURA nascosta, è penetrato il TREMENDO SPIRITO DEL MONDO nella Chiesa.

Ed è questo che hanno da celebrare oggi coloro che festeggiano la beatificazione di Paolo VI”.

una sola fede ha detto...

Riprendo quindi questa sua ultima frase, emblematica:

“Ed È QUESTO CHE HANNO DA FESTEGGIARE OGGI COLORO CHE FESTEGGIANO LA BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI”.


E allora, visto quindi che tra i celebranti/festeggianti/aprispumanteggianti c’era pure l’ “EMERITO” (del resto come alle canonizzazioni multiple di GXXIII e GPII) che, anzi, di Paolo VI riconobbe come ben sappiamo oramai le VIRTU’ EROICHE, ne deduciamo che a “SPALANCARE QUEL CANCELLO al TREMENDO SPIRITO DEL MONDO” abbia contribuito in modo determinante pure lui…

Una conclusione, quella di Gnocchi, che non si può passare sotto silenzio, e che non è cosa da poco da parte di chi in passato in diversi scritti non proprio remoti più volte mi pare avesse dato segno di manifestare una grandissima considerazione anche dottrinale per colui che ora è ex e che adesso è visto (più che giustamente, anche se in ritardo, ma meglio tardi che mai, no?) come uno tra coloro che festeggiando domenica quella beatificazione (anzi, in questo caso di più, addirittura iniziandone il percorso attivamente) è in pratica uno che a detta anche di Gnocchi (ma qua se stà a di' da mò, vero Reverè?)
ha festeggiato di fatto quel CANCELLO SPALANCATO (e NON DA QUALCHE FESSURA nascosta) attraverso il quale è penetrato il TREMENDO SPIRITO DEL MONDO nella Chiesa".

Aò, fratelli e sorelle diversamente svegli pro (ex)-papa vostro, più chiaro de ccosì se more...ora nun ciavete propio più scusanti, anche Gnocchi - l'avete letto? - ve lo stà a di':

MA QUALE FESSURETTA??? E' STATO 'N CANCELLO SPALANCATO!!!

e poi...

MA QUALE DIFENSORE STRENUO DE LA FEDE E DE LA DOTTRINA??? HA FESTEGGIATO 'N PIAZZA CHI HA APERTO 'R CANCELLO E V'HA FATTO PENETRA' LA CALIGINE DER MONNO E DER SU' PRINCIPE - NO 'R FUMO E BASTA! - NELLA CHIESA!!!

ARI-ARI-ARI-SVEJAAAAA!!!

una sola fede ha detto...

…anzi, fratelli, no, me correggo: er cancello spalancato nun v’ha fatto entrà solo ‘r fumo, è vero, ma manco solo la carigine, no…

HA FATTO ENTRA’ DIRETTAMENTE ER FOCO!!!

Toh, lo stà a di’ pure er profeta, vedete ‘n po’ voantri de le "FESSURETTE" (a la faccia de la fessuretta la Messa fatta diventà in quer modo… e tutti quelli ‘n piazza a festeggiallo come dice sor Gnocchi...)

"Il nostro tempio, santo e magnifico,
dove i nostri padri ti hanno lodato,
è divenuto preda del fuoco;
tutte le nostre cose preziose sono distrutte"
(Is 64,10)