giovedì 9 ottobre 2014

UDITE, UDITE!!! MATRIMONIO E «SECONDE NOZZE» CONCESSE AL CONCILIO DI TRENTO [AGGIONAMENTO: DE MATTEI RISPONDE]

AGGIORNAMENTO: al termine dell'articolo riporto la risposta del prof. de Mattei, ci ricorda la dottrina cattolica espressa nella sua integrità a Trento, riporta  i Decreti e le Istruzioni di tre Papi che condannano la prassi "greca", tutto molto vero, ma per ritornare alla questione delle isole greco-veneziane il professore tira in un certo modo le conclusioni in modo un po' sbrigativo quando afferma:  
A Trento, inoltre, i Padri conciliari mostravano di credere che i greci dissolvessero il matrimonio solo in caso di adulterio, mentre da oltre un secolo la pratica del divorzio andava dilagando. Già prima della caduta di Costantinopoli (1453) il Sinodo patriarcale concedeva il divorzio per cause come le seguenti:
1) seria malattia di una delle due parti;
2) completa incompatibilità di carattere:
3) diserzione di una delle parti per un periodo di tre anni, o anche meno;
4) delitto da parte di uno dei coniugi seguito da sentenza comportante notevole disonore;
5) mutuo consenso in casi speciali approvati dal Patriarca per ragioni di cui egli si dichiarava l’unico giudice.
Il matrimonio aveva dunque perduto il carattere di indissolubilità e si poteva sciogliere a volontà, come ancora oggi accade.
Non perchè conosco bene per motivi familiari l'isola di ZANTE, ma mi pare di ricordare, e mi scuso per l'ignoranza, che ogni vescovo Bizantino (scismatico) facesse un po' come gli pareva nella sua diocesi, per cui sono più propenso a credere che nelle isole IONIE greco-italiane ci fosse una prassi matrimoniale davvero più latinizzata visto la vicinanza con l'Italia rispetto al resto della Grecia. A Trento c'erano persone serie che conoscevano bene quelle isole così come i vescovi e il clero, mi sembra strano una loro azione così superficiale. Tuttavia, il tempo, i greci, i turchi, gli italiani e ancora i greci hanno reso difficilissimo ricostruire quel periodo storico post-tridentino i quelle isole tanto belle: nostre quanto loro.

 ***

Introduzione tratta da Magister un po' sintetizzata:


Ha atteso la vigilia del sinodo, "La Civiltà Cattolica", per rompere il silenzio che aveva fin lì mantenuto sulla questione più controversa: l'ammissione o no delle seconde nozze dopo un matrimonio fallito.

Ed è entrata in campo sposando in pieno la causa dei novatori, in testa il cardinale Walter Kasper, citato fin dalle prime righe come faro di riferimento.

"La Civiltà Cattolica" non è una rivista qualsiasi. Scritta esclusivamente da gesuiti, le sue bozze passano al vaglio delle autorità vaticane, prima della pubblicazione. Tra papa Francesco e l'attuale direttore della rivista, padre Antonio Spadaro – ormai divenuto il principe dei suoi intervistatori ed interpreti – intercorre un legame strettissimo.

Per invocare dal sinodo una "apertura" alle seconde nozze, "La Civiltà Cattolica" ha fatto una mossa a sorpresa. Ha rispolverato il Concilio di Trento, cioè proprio il Concilio che più tassativamente di ogni altro ha riaffermato l'unità e l'indissolubilità del vincolo matrimoniale.

Quello stesso Concilio – ricorda però "La Civiltà Cattolica" – si astenne dal condannare formalmente le seconde nozze in uso nelle Chiese orientali, non solo tra i fedeli di rito ortodosso, ma anche – in alcune aree a confessione mista – tra i cattolici in unione con Roma.

A indurre i padri del Concilio di Trento a questo gesto definito dalla rivista di "ecumenismo" ante litteram fu il caso dei cattolici che vivevano nelle isole greche della Repubblica di Venezia e frequentavano, col permesso dei loro vescovi latini, le chiese e le funzioni ortodosse salvo poi la dichiarazione di obbedienza al papa, che si doveva rinnovare tre volte l’anno.

Gli ambasciatori veneziani rivolsero al Concilio la richiesta di consentire a questi cattolici di poter mantenere i loro "riti", compresa la possibilità di contrarre seconde nozze in caso di adulterio del coniuge.

Dopo un'animata discussione, i padri conciliari approvarono la richiesta con 97 voti contro 80 e riformularono il canone che riaffermava l'indissolubilità del matrimonio, evitando ogni condanna diretta della prassi orientale delle seconde nozze.

L'autore dell'articolo, padre Giancarlo Pani, professore di storia del cristianesimo all'Università "La Sapienza" di Roma, ricostruisce il dibattito avvenuto a Trento con dovizia di particolari e con tutti i rimandi ai passi evangelici e ai Padri della Chiesa fatti dai vescovi e cardinali intervenuti nel Concilio.

(...)

Ovviamente questa particolarità ecclesiale ha destato in me molto interesse. Sì è vero che c'è stata un'influenza politica non indifferente che a prevalso, mitigando posizioni morali e teologiche molto nette, però è anche vero che per le isole Greco-Veneziane la Madre Chiesa ha cercato di chinarsi su una realtà che si è formata in modo disordinato per incoraggiarla e per sanarla.

Proseguirò nei commenti e proprio per questo VI CHIEDO CHE I COMMENTI DI QUESTO IMPORTANTE  3D RIMANGANO STRETTAMENTE LEGATI AL TEMA PROPOSTO, ho visto con sorpresa tanti nuovi amici intervenire e tanti commenti, ma affinché i nostri lettori seguano il discorso e il tema, è urgente che i nostri lettori facciano interventi chiari e concisi.


Cattedrale di San Dionisio (Zante)


Quaderno N°3943 del 04/10/2014 - (Civ. Catt. IV 3-104 )


MATRIMONIO E «SECONDE NOZZE» AL CONCILIO DI TRENTO
Giancarlo Pani S.I.
Il matrimonio sembra essere divenuto nella Chiesa un segno di contraddizione: se da un lato si esalta il valore del sacramento, la dignità dell’amore coniugale e la bellezza della famiglia, dall’altro si assiste alla drammatica realtà di famiglie distrutte, come pure alla sofferenza di chi vive un matrimonio fallito, spiritualmente e umanamente, che non può essere più ricomposto (1). Forse anche questo è uno dei segni dei tempi che san Giovanni XXIII esortava, oltre che a leggere e ad interpretare, anche ad avere a cuore. Proprio il discorso sui segni dei tempi terminava con una affermazione sorprendente: «La Chiesa non è un museo di archeologia» (2). Radicata nella fede ricevuta dagli apostoli, essa deve saper guardare il presente e proiettarsi nel futuro, per aggiornarsi, per essere vicina agli uomini e rinnovarsi sotto l’azione dello Spirito.
In tale prospettiva è singolare la storia di uno dei decreti più innovativi del Concilio di Trento: quello sul matrimonio, detto Tametsi. Il decreto vieta i matrimoni clandestini, sancisce la libertà del consenso, l’unità e l’indissolubilità del vincolo, la celebrazione del sacramento alla presenza del sacerdote e dei testimoni; impone, inoltre, la trascrizione dell’atto nei registri parrocchiali. Sulla novità e modernità del decreto si è scritto molto, soprattutto per quanto riguarda l’indissolubilità del matrimonio.
Non se ne vuole qui ripercorrere la storia, ma prestare attenzione a un quesito insolito che porta il Tridentino a esprimersi in una direzione inattesa. Nel dibattito sul vincolo matrimoniale, i padri si sono dovuti pronunciare sulla possibilità delle seconde nozze per i cattolici greci dei domini di Venezia, nelle isole del Mediterraneo. Questi avevano forme «singolari» di legami con la comunità degli orientali. All’epoca, i vescovi erano per lo più veneziani e seguivano il rito latino, mentre i sacerdoti del clero locale erano ortodossi. In tali comunità era invalso l’uso, da parte dei vescovi latini, di permettere che i fedeli vivessero secondo i riti ortodossi, salvo la dichiarazione di obbedienza al Papa, che si doveva rinnovare tre volte l’anno. Tra quei riti era in vigore una consuetudine che dava la possibilità di contrarre nuove nozze in caso di adulterio della moglie e che si fondava su una antichissima tradizione. La Chiesa orientale affermava e riconosceva rigorosamente l’indissolubilità del matrimonio; tuttavia, in qualche caso particolare, con il discernimento del vescovo, tollerava un rito penitenziale per coloro che, fallito il matrimonio e non avendo più la possibilità di ricostruirlo, passavano a nuove nozze. Del problema si era parlato al Concilio di Firenze, nel 1439, ma non era stata presa in proposito alcuna decisione (3).
Ecco le principali tappe della discussione tridentina.

Il Concilio di Trento (I periodo, 1545-47)

La questione appare la prima volta nella Congregazione generale del 15 ottobre 1547 (4). Alcuni teologi affrontano i punti che possono invalidare l’indissolubilità del matrimonio. Qui sorge un quesito, che si riferisce a un caso particolare: se l’infedeltà della moglie possa dare adito a nuove nozze del marito, oppure se chi si risposa dopo aver ripudiato la donna adultera venga a sua volta giudicato colpevole di adulterio (5). Il fondamento è dato dall’interpretazione di Mt 19,9 (la cosiddetta «eccezione», o «precisazione limitativa», qualora ci sia un caso di porneia) (6).
Occorre ricordare anche una Congregazione dei teologi, tenutasi nell’ottobre del 1547, dopo il trasferimento del Concilio a Bologna, dove si raggiunge un accordo generale nel ritenere che il matrimonio non si sciolga con l’adulterio di uno dei coniugi; tuttavia i padri conciliari non sono concordi nell’interpretazione di Mt 19,9 e nel condannare il marito che passi a nuove nozze, dopo aver ripudiato la moglie fornicaria (7).

La conclusione del Concilio (1562-63)

Nel 1563, quando si redige il decreto Tametsi sul matrimonio, il caso si ripresenta. Nella Congregazione dei teologi si espongono le ragioni per cui debba ritenersi materia di fede che l’adulterio non sciolga il vincolo matrimoniale. Si alternano a parlare diversi teologi spagnoli e francesi, i quali sostengono unanimemente che, per quanto da Mt 19,9 non si evinca che il Signore abbia vietato le seconde nozze dopo l’abbandono della donna adultera, non è lecito dubitare di ciò che anticamente la Chiesa ha determinato.
Il 20 luglio, nella fase definitiva della formulazione del decreto, vengono distribuiti ai padri conciliari i canoni da approvare, tra cui uno (il sesto, divenuto poi settimo nella redazione finale) che afferma: «Sia anatema chi dice che il matrimonio si può sciogliere per l’adulterio dell’altro coniuge, e che ad ambedue i coniugi o almeno a quello innocente, che non ha causato l’adulterio, sia lecito contrarre nuove nozze, e non commette adulterio chi si risposa dopo aver ripudiato la donna adultera, né la donna che, ripudiato l’uomo adultero, ne sposi un altro» (8).
Nella Congregazione generale si dichiarano contrari al canone alcuni padri; in particolare, gli arcivescovi di Creta e Braga, i vescovi di Genova, Castellaneta e Fünfkirchen adducono la ragione che esso è contro gli orientali e contro l’opinione di Ambrogio (9). Il vescovo di Segovia rileva che alcuni antichi Padri hanno asserito che l’uomo possa risposarsi, in caso di adulterio della donna, dopo aver sciolto il matrimonio (10). Lo ribadisce il vescovo di Alife, che menziona anche sant’Agostino, per il quale è colpa veniale se l’uomo si risposa dopo essere stato abbandonato dalla moglie per adulterio (11). Altri arcivescovi, tra cui quelli di Rossano, di Palermo e di Taranto, si dichiarano favorevoli al canone, ma contrari all’anatema, per rispetto ai Padri, in particolare ad Ambrogio, il quale ovviamente non può essere «scomunicato». Qualche prelato, invece, non dà importanza al fatto che si colpisca Ambrogio, poiché anche un dottore della Chiesa può errare in un caso particolare (12).

La richiesta degli ambasciatori veneziani

Una novità appare nella Congregazione dell’11 agosto, quando viene data lettura di una richiesta degli ambasciatori veneziani (13). L’esordio dichiara solennemente la fedeltà della Serenissima alla Sede Apostolica e la sincera devozione all’autorità del Concilio. Poi una istanza: è inaccettabile la formulazione del canone settimo dell’ultima redazione. Esso crea preoccupazione per i cattolici del regno di Venezia, situati in Grecia e nelle isole di Creta, Cipro, Corcira, Zacinto e Cefalonia, e reca un danno gravissimo, non solo per la pace della comunità cristiana, ma anche per la Chiesa d’Oriente, in particolare per quella dei greci  (Graecorum ecclesia). Questa, benché dissenta in qualche punto dalla Chiesa di Roma, obbedisce ai presuli nominati dalla Sede Apostolica. Ora, per gli orientali è consuetudine, nel caso di adulterio della moglie, sciogliere il matrimonio e risposarsi (fornicariam uxorem dimittere et aliam ducere), ed esiste anche un rito antichissimo dei loro Padri per la celebrazione delle nuove nozze. Tale consuetudine non è stata mai condannata da nessun Concilio ecumenico, né essi sono stati colpiti da alcun anatema, benché quel rito sia stato sempre ben noto alla Chiesa cattolica romana (Romanae et catholicae ecclesiae notissimus). Gli ambasciatori chiedono pertanto che il canone sia modificato, là dove si scomunica chi dice che la Chiesa insegna che il matrimonio non si può sciogliere per l’adulterio di un coniuge e che neppure il coniuge innocente può risposarsi. La richiesta si conclude facendo notare che si va anche contro l’opinione di venerabili dottori.
I Padri a cui ci si riferisce sono almeno tre, che poi vengono citati nella discussione. Innanzitutto Cirillo di Alessandria, il quale, a proposito delle cause di divorzio, afferma che «non sono le lettere di divorzio che sciolgono il matrimonio di fronte a Dio, ma la cattiva condotta dell’uomo» (14). Poi Giovanni Crisostomo, che ritiene essere l’adulterio la ragione della morte reale del matrimonio (15). Infine Basilio, quando parla del marito abbandonato dalla moglie, riconosce che egli può essere in comunione con la Chiesa (il testo presuppone che il marito si sia risposato) (16). 
Si ripropone quindi una nuova formulazione del canone (17): il Concilio rinunci alla condanna della prassi orientale delle nuove nozze per adulterio mediante una norma che per di più è accompagnata dalla scomunica (18).

L’argomentazione dei veneziani

Dalla proposta degli ambasciatori veneziani i padri conciliari traggono l’impressione che nei territori greci di Venezia si sia raggiunta una qualche comunione ecclesiale degli orientali con Roma e che i cattolici greci si distinguano solo per alcuni loro riti. Per essi il termine ritus presenta un’accezione più ampia di quella che si dà in Occidente, in quanto comprende anche la celebrazione di nuove nozze in seguito ad adulterio (sempre dopo il discernimento del caso da parte del vescovo e in determinate situazioni). Di qui la richiesta degli ambasciatori.
Si vuole evitare, insomma, che i cattolici presenti nei domini veneziani, che dipendono dai vescovi in comunione con Roma, sia­no colpiti dalla condanna per una prassi antichissima circa il matrimonio: un «rito greco» particolare (19), che però contrasta con l’indissolubilità del matrimonio sancita dal Concilio. Poiché si teme uno scisma, si propone di modificare il canone, in modo che non vengano scomunicati coloro che accettano il rito orientale, ma solo quelli che rifiutano la dottrina dell’indissolubilità del matrimonio. In tal modo vengono colpiti quanti negano l’autorità del Papa o il magistero della Chiesa, ma non i cattolici greci che li riconoscono.

La discussione conciliare

Il dibattito conciliare non è breve e si protrae, con varie tappe, da agosto a novembre. Nella discussione interviene il cardinale di Lorena, Charles de Guisa, che introduce, nella formulazione dei veneziani, un particolare importante: «secondo le Scritture» (iuxta Scripturas), nel senso che, per la Chiesa, la dottrina della indissolubilità del matrimonio si fonda sulla rivelazione (20). Altri interventi palesano che la maggior parte dei padri conciliari è d’accordo sul non censurare la prassi della Chiesa greca. Si tratta di una antica tradizione locale.
Il vescovo di Ostuni sostiene chiaramente che si dovrebbe esplicitare meglio la particolarità della consuetudine, e che comunque non era, e non è, tradizione comune a tutta la Chiesa (21).
Interessante, a tale proposito, è l’intervento dell’arcivescovo Pedro Guerrero di Granada: è chiaro che sono proibiti dalla Bibbia sia il divorzio, sia le seconde nozze per adulterio dell’altro coniuge, ma non si evince dalla Scrittura che il matrimonio così contratto sia invalido. Egli porta l’esempio dei voti semplici, i quali rendono illecito contrarre matrimonio, ma non lo invalidano. Del resto, come avrebbero potuto i Padri della Chiesa d’Oriente e d’Occidente, nonché i sinodi di Elvira, di Arles e di Toledo, tollerare un nuovo matrimonio del marito dovuto all’adulterio della moglie? Il prelato andaluso accetta la proposta degli ambasciatori veneziani circa la stesura del canone, è contrario all’aggiunta del cardinale di Lorena (22) e propone anche altre due formulazioni del canone settimo, la seconda delle quali afferma: «Se uno dice che la chiesa ha errato quando proibisce di sposare un’altra donna a causa della fornicazione (propter fornicationem), sia scomunicato». Tra le varie testimonianze patristiche egli adduce Ambrogio, Teofilatto, Epifanio, Cromazio, Crisostomo, Ilario, Tertulliano, Basilio e Gregorio. Il Concilio deve quindi parlare chiaramente di indissolubilità del matrimonio, ma pure affermare che questa non può essere ritenuta parte costitutiva della rivelazione (23).
Anche il vescovo di Segovia interviene per documentare come nella Chiesa antica si fosse diffusa la pratica di nuove nozze in caso di adulterio. Per esempio, in Africa al tempo di Tertulliano, nella Gallia con Ilario di Poitiers, in Spagna ai Concili di Toledo. Anzi, allora alcuni dottori della Chiesa ritenevano che il divorzio fosse concesso per cause meno rilevanti dell’adulterio (24). Si noti, tuttavia, la ragione di fondo che anima questi prelati: lungi dal voler introdurre il divorzio, essi desiderano che si definisca l’indissolubilità del matrimonio e si censuri con la scomunica la sua negazione.
Contro di loro si solleva un piccolo gruppo che non riconosce la validità delle testimonianze addotte per una nuova formulazione del canone settimo e vuole mantenerlo tale e quale, perché non si pensi che sia solo di diritto canonico e non di diritto divino (25). Il vescovo di Barcellona afferma che, se si vuole andare incontro ai greci, non si deve però nascondere in nessun modo la verità, e cioè l’indissolubilità del matrimonio (26). Il vescovo di León cita testi di Clemente Alessandrino e di Basilio contro la tradizione greca: la donna, allontanata per fornicazione, deve riconciliarsi con il marito; e la testimonianza di Ambrogio sembra essere falsa (27). Il passo di Gregorio poi va inteso bene, perché si riferisce alla moglie malata, che era tale anche prima di contrarre il matrimonio; altrimenti sarebbero in molti a poter chiedere questo tipo di annullamento (28). Il vescovo di León era stato professore all’università di Alcalá e nelle sue memorie annota che, nell’università di Parigi, un decano era stato costretto a ritrattare «la tesi della dissoluzione del matrimonio per causa di adulterio» (29).
Alla fine, sono 97 i voti che esprimono il consenso agli ambasciatori veneziani e ne approvano la petizione, contro gli 80 contrari alla prassi orientale, ma divisi nelle loro ragioni (30). Ciò non significa che la maggioranza dei padri voglia mettere in questione l’indissolubilità del matrimonio: si intende solo discutere la forma della condanna. Rimane fermo il canone quinto, con le ragioni contro il divorzio.
Nella sessione solenne dell’11 novembre, tuttavia, il primate di Cipro, l’arcivescovo Filippo Mocenigo, fa mettere agli atti del Concilio la professione di fede di un sinodo provinciale del 1340, in cui i vescovi orientali, con le loro comunità, accettano il primato del Papa, confessano la Chiesa di Roma quale mater omnium fidelium et magistra e chiedono umilmente che sia «loro permesso di continuare a vivere secondo i loro riti, che non si scostano dalla fede» (31). Tali «riti» comprendono anche la concessione delle seconde nozze in seguito ad adulterio. Queste ultime parole si ritrovano nella proposta degli ambasciatori veneziani di riformulazione del canone

La prassi orientale e l’eccezione del Vangelo di Matteo

La prassi orientale si fonda sulla precisazione limitativa di Mt 5,32 e 19,9: «eccetto in caso di porneia»: ad essa si riferiscono implicitamente gli ambasciatori veneziani.
A questo punto occorre chiedersi che cosa intendano i veneziani e i padri conciliari per porneia, e poi quale sia il significato della traduzione latina, fornicatio e uxor fornicaria.
Sul significato di porneia si sono versati fiumi d’inchiostro. Si è data al termine una gamma di significati vastissima che va da fornicazione, prostituzione, concubinato, adulterio, impudicizia, fino a impedimento matrimoniale, incesto, omosessualità, sodomia ed altro ancora (32). Al Concilio i padri sostengono l’interpretazione rigorosa data da Agostino di Mt 5,32 e 19,9: in caso di adulterio è ammessa solo la separazione dei coniugi. Altri padri conciliari, invece, affermano che i testi di Matteo non sono chiarissimi e si possono interpretare diversamente. Tuttavia, in Occidente si è formata una tradizione giuridica che rifiuta qualsiasi dissolvimento del vincolo matrimoniale: al Concilio, il teologo Pedro de Soto ne riassume la storia in modo eccellente (33). In ogni caso, porneia è in relazione con porn?, che significa «prostituta», e con porneu?, cioè «prostituir­si», «esercitare la prostituzione», e quindi il nome indica propriamente «prostituzione», e più in generale «fornicazione, impudicizia, lussuria» (34). Quanto al passo di Matteo, va tenuto presente che il suo autore scrive il Vangelo per gli ebrei che conoscono la Torah, e quindi la resa in greco del termine ebraico è verosimilmente attendibile. Che porneia traduca l’ebraico z?nût, cioè «prostituzione», ha più conferme: un frammento del libro di Tobia (in particolare 8,7) ritrovato a Qumran e il Codice di Damasco VIII,5 e XIX,17, dove z?nût è tradotto in greco porneia (35). Si tratterebbe di una trasgressione delle leggi del matrimonio, nel senso che un matrimonio viene giudicato illegittimo per ragioni antecedenti o successive alla sua stipulazione (per esempio, l’unione con una prostituta, con una donna straniera, con un’adultera ecc.), e quindi i rapporti coniugali sono dichiarati reato e perciò illegittimi.
Va tenuto presente che in greco «adulterio» si dice moicheia, e che alcuni termini che si possono tradurre materialmente nelle lingue moderne vanno riferiti al loro contesto storico. Per esempio, pallakeia, che si traduce con «concubinato», indica «piaceri sessuali» non meglio specificati; in ogni caso, tali significati non sarebbero inclusi in porneia. Scrive un esegeta odierno: «Dovrebbe essere ormai chiaro che, in questo ambito linguistico tecnico-giuridico, una cosa è “adulterio” (ni’?pîm/moicheia), altra cosa “prostituzione” (z?nût/porneia). Queste due coppie di termini designano entrambe rapporti sessuali illegittimi; ma la prima quelli avuti con la moglie altrui, la seconda quelli avuti con la moglie propria “che non è secondo la Legge”. Tra i due reati esiste un punto di connessione: l’“adulterio” (reale o presunto) della propria moglie legittima trasforma costei in moglie illegittima e rende “prostituzione” i rapporti sessuali che suo marito intrattenga con lei» (36). Si noti pure che con il termine porneia non si intende una trasgressione avvenuta occasionalmente, ma reiterata con frequenza. Quindi l’eccezione di Matteo riguarderebbe un matrimonio che non è secondo la Legge (37). 
Ma nel contesto specifico di Trento, che cosa comprendono i Padri conciliari per uxor fornicaria? E in particolare, che cosa chiedono i greci che reclamano il mantenimento delle loro tradizioni e del rito delle seconde nozze? Al Concilio, per il teologo Pedro de Soto il concetto di fornicatio è parallelo a quello di adulterio, ed egli lo conferma citando Origene, secondo cui alcuni vescovi hanno permesso – permiserunt – nuove nozze in seguito ad un adulterio, benché nella Chiesa agli adulteri non fosse consentito in nessun modo di risposarsi (38). Il Demochares, già rettore della Sorbona, per porneia intende «fornicazione e adulterio». Anche gli ambasciatori veneziani, nel riformulare il canone, parlano più volte di adulterio. L’arcivescovo di Granada, invece, intende «fornicazione».
Qui entra in gioco il citato canone settimo: «Se qualcuno dirà che la Chiesa sbaglia quando ha insegnato e insegna, secondo la dottrina del Vangelo e degli apostoli, che il vincolo (39) del matrimonio non può essere sciolto per l’adulterio di uno dei coniugi; che nessuno dei due, nemmeno l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio, può contrarre un altro matrimonio, vivente l’altro coniuge; che commette adulterio il marito che, cacciata l’adultera, ne sposi un’altra, e la moglie  che, cacciato l’adultero, ne sposi un altro, sia anatema» (40). La formulazione è singolare, in quanto da un lato condanna la dottrina di Lutero e dei riformatori che disprezzavano la prassi della Chiesa sul matrimonio (41), dall’altro lascia impregiudicate le tradizioni dei greci che, nel caso specifico, tollerano le nuove nozze. Qui appare una correzione importante rispetto alla precedente stesura: non si dice «il matrimonio», ma «il vincolo del matrimonio». Il canone tratta solo della indissolubilità interna del matrimonio, cioè del fatto che il matrimonio non si scioglie ipso facto, né per l’adulterio di uno dei coniugi, e nemmeno quando i coniugi decidono in merito a questo, secondo la propria coscienza. Inoltre, il Concilio non dice nulla circa la questione se la Chiesa abbia o meno la possibilità di pronunciare una sentenza di scioglimento del vincolo (si tratterebbe della «indissolubilità esterna» del matrimonio). In tal modo il canone rispetta la prassi degli orientali, i quali, pur affermando e riconoscendo l’indissolubilità del matrimonio, non ammettono che siano i coniugi a decidere personalmente del loro vincolo matrimoniale; gli orientali, tuttavia, dopo un discernimento da parte della Chiesa e una pratica penitenziale, consentono le nuove nozze (42).
È chiaro che nel linguaggio del Concilio il significato di uxor fornicaria va oltre quanto detto nell’«eccezione» matteana, ma i padri conciliari non si impegnano nella questione esegetica, lasciandola aperta. Va notato invece che essi sostengono una parità di trattamento per l’infedeltà dell’uomo e della donna, contro il costume antico che era più tollerante verso l’uomo che verso la donna.

La Chiesa antica

Ma che cosa si intendeva nella Chiesa antica per «indissolubilità»? Nei primi secoli essa contrapponeva alla legge civile, che considerava legittimo il ripudio e il divorzio, l’esigenza evangelica di non infrangere il matrimonio e di osservare il precetto del Signore «di non dividere ciò che Dio ha unito». Tuttavia anche al cristiano poteva accadere di fallire nel proprio matrimonio e di passare a una nuova unione; questo peccato, come ogni peccato, non era escluso dalla misericordia di Dio, e la Chiesa aveva e rivendicava il potere di assolverlo. Si trattava proprio dell’applicazione della misericordia e della condiscendenza pastorale, che tiene conto della fragilità e peccaminosità dell’uomo. Tale misericordia è rimasta nella tradizione orientale sotto il nome di oikonomia (43): pur riconoscendo l’indissolubilità del matrimonio proclamata dal Signore, in quanto icona dell’unione di Cristo con la Chiesa, sua sposa, la prassi pastorale viene incontro ai problemi degli sposi che vivono situazioni matrimoniali irrecuperabili. Dopo un discernimento da parte del vescovo e dopo una penitenza, si possono riconciliare i fedeli, dichiarare valide le nuove nozze e riammetterli alla comunione (44).
Forse potrebbe aver contribuito a una tradizione così tollerante l’interpretazione del comando del Signore sulla indissolubilità (Mt 19,4-6), intesa come una norma etica ideale verso cui il cristiano deve continuamente tendere e non come una norma giuridica (45). Del resto nella Chiesa dei primi secoli, che considerava l’adulterio uno dei peccati più gravi insieme all’apostasia e all’omicidio, i vescovi avevano il potere di assolvere tutti i peccati, anche quelli relativi all’infedeltà coniugale e alla conclusione di una nuova unione (46).
La Chiesa sembra non essere mai intervenuta esplicitamente contro la prassi degli orientali. In verità, nel Concilio di Firenze, la questione venne sollevata dal Papa Eugenio IV, dopo che, il 6 luglio 1439, era stato firmato il decreto di unione con gli orientali. Egli voleva precisare con i vescovi che non erano ancora andati via alcuni punti, uno dei quali riguardava la prassi dello scioglimento del matrimonio e delle nuove nozze. I padri orientali si dichiararono incompetenti a rispondere e non autorizzati a precisare alcunché, senza prima aver consultato l’imperatore e gli altri vescovi. Per quel che concerneva la loro opinione, tali quesiti erano in quel momento inopportuni, perciò essi avrebbero continuato a fare ciò che era giusto, poiché non si dirimevano matrimoni senza una valida ragione (47).

Conclusione

La pagina del Concilio di Trento che si è illustrata sembra essere stata dimenticata dalla storia. Di solito non viene menzionata. Ed è eloquente, nei diari del Concilio pubblicati accanto agli Acta, il silenzio degli stessi segretari, sempre presenti, scrupolosi, rigorosi nel documentare ogni episodio. Questa pagina tuttavia manca. Una damnatio memoriae? Oggi appare singolare che al Concilio in cui si afferma l’indissolubilità del matrimonio non si condannino le nuove nozze per i cattolici della tradizione orientale. Eppure questa è la storia: una pagina di misericordia evangelica per quei cristiani che vivono con sofferenza un rapporto coniugale fallito che non si può più ricomporre; ma anche una vicenda storica che ha palesi implicazioni ecumeniche.

Note

1 Cfr W. Kasper, Il vangelo della famiglia, Brescia, Queriniana, 2014; A. Grillo, Indissolubile? Contributo al dibattito dei divorziati risposati, Assisi, Cittadella, 2014; Congregazione per la dottrina della fede, Sulla pastorale dei divorziati risposati, Città del Vaticano, Libr. Ed. Vaticana, 1998; P. Fransen, «Divorzio in seguito ad adulterio nel Concilio di Trento (1563)», in Concilium 5 (1970) 113-125.   
2 Omelia di Giovanni XXIII, il 13 novembre 1960, nella basilica di San Pietro, nella solenne liturgia in rito bizantino-slavo, in onore di san Giovanni Crisostomo.
3 J. Gill, Il Concilio di Firenze, Firenze, Sansoni, 1967, 353 s.
4 Concilii Tridentini (= CT) diariorum, actorum, etc. VI, Friburgi Br., Herder & Co., 1950, 534.
5 An qui aliam duxerit dimissa fornicaria meccetur (CT VI, cit., 534); cfr A. C. Jemolo, Il matrimonio nel diritto canonico. Dal Concilio di Trento al Codice del 1917, Bologna, il Mulino, 1993 (or. 1941), 48.
6 Patres non convenerunt ob varios intellectus cap 19,9 Matthei, quia, licet omnes assererunt matrimonii vinculum non dissolvi, tamen, an qui aliam duxerit dimissa fornicaria meccetur, patres fuerunt varii propter verba Christi in supradicto loco et multas doctorum auctoritates. Res indecisa relinquitur (CT VI, cit., 534). Nel dibattito del 7 novembre si nominano esplicitamente il rito dei Greci, degli Armeni e le opinioni di alcuni Padri, qui propter dictas causas etc. permissive enim intelliguntur at per consequens non videntur anathemate feriendi, cum non dicant ea esse licita, sed permissa (ivi, 537 s).
7 CT I, Friburgi Br., B. Herder, 1901, 710.
8 CT IX, Friburgi Br., Herder & Co., 1924, 640.
9 Si tratta in realtà dell’Ambrosiaster, il commento all’epistolario paolino, una volta attribuito ad Ambrogio; da Erasmo in poi se ne è scoperta la falsa attribuzione.
10 CT IX, cit., 644; 650; 652; 656 s; 665; CT III/1, Acta del cardinal G. Paleotti, Freiburgi Br., Herder & Co., 1931, 696 s.
11 CT IX, cit., 675: Agostino, s., De fide et operibus 19. Ma l’arcivescovo di Rossano ha mostrato che il passo di Agostino si può interpretare anche in modo opposto sulla base di altre opere (ivi, 646).  
12 CT IX, cit., 645 s; 651; 656 s; 664; CT III/1, cit., 696 s; 702.
13 CT IX, cit., 686.
14 PG 72, 380D: Non enim repudii libellus apud Deum matrimonium solvit, sed mala agendi ratio; cfr B. Petrà, Divorzio e nuove nozze nella tradizione greca. Un’altra via, Assisi, Cittadella, 2014, 113-115.
15 PG 61, 154 s; cfr H. Crouzel, L’église primitive face au divorce. Du premier au cinquième siècle, Paris, Beauchesne, 1971, 195-201.
16 PG  32, 727 e 732: Ep. 2 ad Anfilochio, cap. 35 e 48; il termine è syngn?m? [dignus venia], perché possa comunicarsi nella Chiesa; cfr C. Vogel, «La législation actuelle sur le fiançailles, le mariage et le divorce dans le royaume de Grèce», in Istina 7 (1961-1962) 174, nota 148, per il quale il passo di Basilio non è così chiaro da fondare una ragione di divorzio.
17 «Se qualcuno dirà che la sacrosanta romana Chiesa cattolica e apostolica, che è maestra di tutte le altre, ha sbagliato o sbaglia quando ha insegnato e insegna che il vincolo del matrimonio non può essere sciolto per l’adulterio dell’altro coniuge, e che l’uno e l’altro coniuge, o almeno quello innocente, che non ha causato l’adulterio, non possa contrarre un nuovo matrimonio, vivente l’altro coniuge, e che commette adulterio chi, dopo il ripudio dell’adultera, sposi un’altra, e così pure la donna che, dopo il ripudio del marito adultero, sposi un altro, sia anatema» (CT IX, cit., 686).
18 Ivi; S. Ehses, nell’edizione critica, nota che nei diari del Massarelli, il meticoloso segretario del Concilio, non si fa parola della petizione e, a suo parere, intenzionalmente (ivi, nota 3).
19 Cfr A. Palmieri, Il rito per le seconde nozze nella Chiesa Greco-Ortodossa, Bari, Ecumenica, 2007.
20 CT IX, cit., 687.
21 Ivi, 790.
22 Ivi, 688.
23 Ivi, 689: nell’edizione critica si danno in nota i testi dei Padri.
24 Ivi, 709.
25 Ivi, 721 s.
26 Ivi, 731: absque occultatione veritatis.
27 Ivi: falsa, in quanto si tratta dell’Ambrosiaster.
28 Ivi, 721.
29 H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, IV/2, Il terzo periodo e la conclusione. Superamento della crisi per opera del Morone, chiusura e conferma, Brescia, Morcelliana, 20102, 160.
30 CT IX, cit., 747; cfr A. C. Jemolo, Il matrimonio nel diritto canonico, cit., 50.
31 CT IX, cit., 973: Petentes humiliter, quod eis liceret, in suis ritibus, fidei non contrariis, permanere. 
32 Cfr C. Marucci, Parole di Gesù sul divorzio. Ricerche scritturistiche previe ad un ripensamento teologico, canonistico e pastorale della dottrina cattolica della indissolubilità del matrimonio, Brescia, Morcelliana, 1982.
33 CT IX, cit., 409 s.
34 F. Hauck - S. Schulz, πóρνη, in Grande Lessico del Nuovo Testamento, X, Brescia, Paideia, 1447-1488.
35 Cfr Tb 8,7: «Non per prostituzione io prendo questa mia sorella, ma secondo verità»; si veda il commento del testo in A. Tosato, «Su di una norma matrimoniale 4QD», in Id., Matrimonio e famiglia nell’antico Israele e nella Chiesa primitiva, Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, 2013, 203 s. La porneia che Tobia dice di evitare non è una generica «lussuria», ma l’insieme delle trasgressioni della legge matrimoniale. Perciò egli dice di sposarla «secondo verità», e non per «prostituzione  [= z?nût/porneia]». 
36 A. Tosato, «Su di una norma matrimoniale 4QD», cit., 206, nota 39.
37 La traduzione Cei del 2008 riporta in modo preciso l’eccezione sia in Mt 5,32 sia in 19,9: «... eccetto in caso di unione illegittima».
38 CT IX, cit., 409. Cfr Origene, In Matth 19,23: Iam vero contra Scripturae legem, mulieri vivente viro nubere quidam Ecclesiae rectores permiserunt, agentes contra id, quod scriptum est: «Mulier alligata est» etc. [1 Cor 7,39] (PG 13,1246).
39 Corsivo nostro.
40 CT IX, cit., 760; H. Denzinger - P. Hünermann, Enchiridion Symbolorum, Bologna, Edb, 200940, 738; si veda in loco la nota 1 al n. 1807. Vi allude Pio XI nell’enciclica Casti Connubii del 31 dicembre 1930.
41 Lutero sosteneva che né il Papa né i vescovi erano competenti in materia di matrimonio: cfr De captivitate Babylonica Ecclesiae praeludium, Weimar, Hermann Böhlau, 1888, 550-560.
42 In Oriente, in linea di principio, le seconde nozze sono concesse dal vescovo solo al coniuge che non è responsabile del fallimento del matrimonio, dopo un processo canonico o civile e un lasso di tempo di almeno un anno. Va detto che il rito per le seconde e terze nozze è più un rito penitenziale che una benedizione, ma consente in seguito di ricevere l’Eucaristia. Occorre ricordare che la Chiesa ortodossa è sempre stata severissima nei confronti delle quarte nozze. La condanna si basa su un’omelia di san Gregorio di Nazianzo, che dichiara lecite le prime nozze, tollerate le seconde, illegali le terze, «costume da porci» le altre (cfr PG 36,292). 
43 Per oikonomia si intende l’ordine salvifico di Dio, il Padre che ha a cuore i suoi figli, e insieme una pastorale che si modelli sulla lode resa all’amministratore (oikonomos) della Chiesa pieno di misericordia (cfr Lc 16,8), che incarna lo spirito del vero Pastore, il quale conosce e chiama ciascuno per nome e, se una pecora si smarrisce, lascia le novantanove nell’ovile in cerca dell’unica pecora smarrita, finché non la ritrovi (Mt 18,12-13; Lc 15,4-6). Cfr B. Häring, Pastorale dei divorziati, Bologna, Edb, 2013 (or. 1989), 51-63.
44 Cfr B. Petrà, Divorzio e nuove nozze nella tradizione greca. Un’altra via, cit., 129-135.
45 Cfr N. Van Der Wal, «Aspetti dell’evoluzione storica nel diritto e nella dottrina. L’influenza del diritto profano sulla concezione ecclesiastica del matrimonio nell’oriente», in Concilium 6 (1970) 869-875, in particolare 874.
46 Cfr G. Cereti, Divorzio, nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva, Roma, Aracne, 2013 (or. 1977), 265-361.
47 Cfr I. Gill, Concilium Florentinum. Documenta et Scriptores, V/2, Roma, PIO, 1953, 468-471.

© Civiltà Cattolica pag.19-32




Pubblicato sul quotidiano Il Foglio del 7 ottobre 2014



Le avventure dell’anatema che impedisce la chiesa del divorzio.  Una puntuta risposta al gesuita causidico  di Roberto de Mattei



Lo strappo nella morale Tradizionale non ha basi storiche e teologiche.
I gesuiti cercano le radici nella Chiesa orientale, ma non va bene nemmeno il divorzio greco.

Il Sinodo che si è aperto non entrerà nella storia per i suoi documenti ma per il significato che viene attribuito all’evento: quello di uno “strappo” nella morale tradizionale, riassunto dalla formula del primato della prassi pastorale sulla dottrina.
La tesi viene suffragata da interventi storici e teologici deliberatamente fuorvianti, come l’articolo del gesuita Giancarlo Pani apparso, alla vigilia del Sinodo, sulla “ Civiltà Cattolica”, con il titolo Matrimonio e seconde nozze al Concilio di Trento (Quaderno n. 3943 del 4 ottobre 2014). In questo saggio l’autore rievoca la storia di «uno dei decreti più innovativi del Concilio di Trento: quello sul matrimonio, detto “Tametsi”», affermando che nel canone settimo del documento, la Chiesa, mentre condanna la dottrina di Lutero e dei riformatori, «lascia impregiudicate le tradizioni dei greci che, nel caso specifico, tollerano le nuove nozze».

I Padri conciliari avrebbero infatti addolcito il testo, evitando di portare anatema contro la prassi vigente in alcune colonie veneziane dove si ammetteva la possibilità di divorzio e di nuove nozze in caso di adulterio, secondo il costume invalso nella chiesa scismatica greca.

Padre Pani, che giustifica questa prassi, scrive che anche al cristiano «poteva accadere di fallire nel proprio matrimonio e di passare a una nuova unione; questo peccato, come ogni peccato, non era escluso dalla misericordia di Dio, e la Chiesa aveva e rivendicava il potere di assolverlo. Si trattava proprio dell’applicazione della misericordia e della condiscendenza pastorale, che tiene conto della fragilità e peccaminosità dell’uomo. Tale misericordia è rimasta nella tradizione orientale sotto il nome di oikonomia: pur riconoscendo l’indissolubilità del matrimonio proclamata dal Signore, in quanto icona dell’unione di Cristo con la Chiesa, sua sposa, la prassi pastorale viene incontro ai problemi degli sposi che vivono situazioni matrimoniali irrecuperabili. Dopo un discernimento da parte del vescovo e dopo una penitenza, si possono riconciliare i fedeli, dichiarare valide le nuove nozze e riammetterli alla comunione».

Questa è per padre Pani, la lezione di misericordia che proviene dal Concilio di Trento. «Oggi - conclude - appare singolare che al Concilio in cui si afferma l’indissolubilità del matrimonio non si condannino le nuove nozze per i cattolici della tradizione orientale. Eppure questa è la storia: una pagina di misericordia evangelica per quei cristiani che vivono con sofferenza un rapporto coniugale fallito che non si può più ricomporre; ma anche una vicenda storica che ha palesi implicazioni ecumeniche».

Ma qual è la verità dei fatti?
Il Concilio di Trento fu convocato, come è noto, per far fronte al protestantesimo. Lutero e Calvino avevano negato o svuotato del loro significato i sacramenti della Chiesa, tra cui il matrimonio.
Il Concilio volle dunque ribadire solennemente, anche su questo punto, la retta dottrina. L’11 novembre 1563, nella sessione XXIV, fu promulgato un decreto sul Sacramento del matrimonio che comprendeva dodici canoni.
Il testo del settimo è il seguente: «Se qualcuno dirà che la Chiesa sbaglia quando ha insegnato e insegna che, secondo la dottrina del Vangelo e degli apostoli, il vincolo del matrimonio non può essere sciolto per l’adulterio di uno dei coniugi; e che nessuno dei due, nemmeno l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio, può contrarre un altro matrimonio, vivente l’altro coniuge; e che commette adulterio il marito che, cacciata l’adultera, ne sposi un’altra, e la moglie che, cacciato l’adultero, ne sposi un altro, sia anatema».
Gli ambasciatori della Repubblica di Venezia avevano chiesto e ottenuto dai Padri conciliari che il canone, pur ribadendo l’indissolubilità del matrimonio, evitasse di scomunicare esplicitamente chi diceva che il matrimonio si può sciogliere per l’adulterio dell’altro coniuge.
La richiesta nasceva dalla preoccupazione di non creare divisioni nelle isole greche soggette alla Serenissima , dove molti cristiani seguivano i riti orientali pur essendo guidati da vescovi latini. Il significato di questo canone, nella sua formulazione finale, tuttavia non ammette alcun dubbio. Esso costituisce una definizione dogmatica dell’indissolubilità del matrimonio.

In quel momento il nemico da combattere erano i protestanti e non i greci e il Concilio anatemizza le affermazioni dei protestanti che negavano l’indissolubilità intrinseca del matrimonio. Il fatto che non si condannasse esplicitamente la prassi degli orientali non significava in alcun modo un’accettazione del loro divorzio.
Il canone tridentino, benché direttamente anatemizzasse solo i protestanti, perché accusavano la Chiesa di errare, condannava indirettamente anche coloro che vi opponevano sul piano del comportamento.

A Trento, inoltre, i Padri conciliari mostravano di credere che i greci dissolvessero il matrimonio solo in caso di adulterio, mentre da oltre un secolo la pratica del divorzio andava dilagando. Già prima della caduta di Costantinopoli (1453) il Sinodo patriarcale concedeva il divorzio per cause come le seguenti:
1) seria malattia di una delle due parti;
2) completa incompatibilità di carattere:
3) diserzione di una delle parti per un periodo di tre anni, o anche meno;
4) delitto da parte di uno dei coniugi seguito da sentenza comportante notevole disonore;
5) mutuo consenso in casi speciali approvati dal Patriarca per ragioni di cui egli si dichiarava l’unico giudice.
Il matrimonio aveva dunque perduto il carattere di indissolubilità e si poteva sciogliere a volontà, come ancora oggi accade. Gran parte dei casi praticati dai greci cadevano poi direttamente sotto l’anatema del canone 5 del Concilio di Trento, che stabilisce: «Se qualcuno dirà che il vincolo matrimoniale può essere sciolto per eresia, per incompatibilità di carattere o per l’assenza intenzionale da parte di un coniuge, sia anatema».
Gli altri casi vi cadevano indirettamente.

Va ricordato infine che se prima della promulgazione del decreto tridentino la prassi greca poteva essere scusata, dopo il Concilio fu considerata grave colpa, condannata da numerosi pronunciamenti della Chiesa.
Nel 1593 papa Clemente VIII (1592-1605) emanò un’istruzione sui riti degli italo-greci in cui stabilisce espressamente che i vescovi non dovevano, per nessun motivo, tollerare il divorzio e che se qualcuno era stato approvato doveva essere dichiarato nullo e invalido.
Urbano VIII (1623-1644) compilò una professione di fede da imporsi ai membri della chiesa greca scismatica che venivano ricevuti nella Chiesa cattolica. Questo documento contiene una dichiarazione che, sebbene l’adulterio possa giustificare una separazione, non rende assolutamente lecito contrarre un nuovo matrimonio.
Benedetto XIV (1740-1758), nella sua istruzione per gli italo-greci (1742), ripete, parola per parola, il decreto di Clemente VIII. Di fronte alla rilassatezza di costumi che si andava diffondendo in materia matrimoniale tra i polacchi, lo stesso Benedetto XIV, con il decreto Dei miseratione del 3 novembre 1741 ordinò che in ogni diocesi venisse nominato un defensor vinculi, il cui compito doveva essere quello di impugnare ogni mozione per decreto di nullità; e in caso che il decreto venisse accordato, di fare appello ad un tribunale superiore.

Il principio della doppia sentenza conforme, consacrato dal Codice di Diritto canonico del 1917, è stato recepito nella codificazione promulgata da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Sacrae Disciplinae Leges del 25 gennaio 1983, ma oggi viene messo in discussione dal partito kasperiano.

L’articolista della “Civiltà Cattolica” mostra di ignorare come proprio all’interno della Compagnia di Gesù, canonisti come i padri Franz Xaver Wernz (1842-1914) e Pedro Vidal (1867-1938) e teologi come il padre Giovanni Perrone (1794-1876), hanno già affrontato il problema che egli ritiene inedito, dimostrando come le nozze more graeco ricadano sotto la condanna della Chiesa. Il padre Perrone, uno dei più illustri esponenti della scuola teologica romana nel XIX secolo, trattando “de Graecorum more ac praxi” nella sua opera fondamentale sul matrimonio, spiega come l’errore dei greci proviene dalla prassi e non dalla dottrina, ma non è per questo meno grave e il Concilio Tridentino in nessun modo tollera o può tollerare (nullo modo tolerat imo nec tolerare potest) una prassi contraria alla dottrina della Chiesa (De matrimonio cristiano, Dessain, Leodii 1861, vol. III, pp. 359-361).

La posizione di chi nega l’indissolubilità del matrimonio è formalmente eretica. La posizione di chi pur accettando in tesi l’indissolubilità del matrimonio la ammette nella prassi viene definita dal padre Perrone “prossima all’eresia”.
Tale è la censura che secondo i teologi e i canonisti più sicuri cade sulla posizione del cardinale Kasper e di coloro che la condividono.


38 commenti:

Peregrino Tuc ha detto...

Alcune considerazioni a caldo, sulla scorta di qualche nozione pregressa. Mi scuserà don Camillo per le imprecisioni e la prospettiva personale da cui guardo.

"Eppure questa è la storia: una pagina di misericordia evangelica per quei cristiani che vivono con sofferenza un rapporto coniugale fallito che non si può più ricomporre; ma anche una vicenda storica che ha palesi implicazioni ecumeniche"

Conclusione assai discutibile:
- un'eccezione è l'esatto contrario di un principio generale;
- è oltretutto un’eccezione implicita: appare più come un silenzio;
- la materia è comunque di diritto divino, dunque non disponibile;
- l'eccezione evangelica è interpretata in ambito cattolico non come adulterio ma come impedimento al sorgere del vincolo (impedimento da vincolo di sangue – zenut, proibito da Lv 18, 6-18);
- la vicenda è essenzialmente politica, non se ne debbono trarre conseguenza dottrinali;
- a questo punto, tanto valeva concedere la nullità ad Enrico VIII;
- e poi un papa ha avuto il coraggio di scomunicare Federico II perché riteneva inopportuna una guerra!

Anonimo ha detto...

Don Camillo,
il prof. De Mattei ha pubblicato un articolo in cui confuta gli asserti di Civiltà Cattolica. Lo si trova sul sito una vox, intitolato "la storia dell'anatema ..."

Anonimo ha detto...

L'articolo di De Mattei é questo.

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV972_De-Mattei_Una_puntuta_risposta_al_gesuita.html

don Camillo ha detto...

de Mattei non mi convice sulla questione delle isole veneziane

Anonimo ha detto...

De Mattei non mi convince MAI. Troppo ideologico.

curioso ha detto...

Non si può negare che in questo caso de Mattei contesta in maniera convincente le scorciatoie ideologiche e le ambiguità di pensiero dei contorsionisti della fumoseria sinodale.
Sarei molto interessato a capire cos'è che non convince il don.

don Camillo ha detto...

Mi dovete scusare ma vado di fretta, io vorrei porre l'attenzione su queste parole del Signore, relazionate con la permissione data alle isole greco-veneziale:

"Ma io vi dico che chiunque ripudia sua moglie, quando non sia per motivo di πορνεία, e ne sposa un'altra, commette adulterio", Matteo 19,9

Dove la parola πορνεία viene tradotta in molti modi differenti (concubinato, prostituzione, relazione illegale.., ect)

Se i Padri di Trento diedero il permesso, suppongo che si basarono sopratutto su queste Parole!?

Luciana Cuppo ha detto...

Chiedo venia a don Camillo per quest'OT, ma ho postato nel thread "Ma che dobbiamo fare?" (2 ottobre u.s.) alcune citazioni sul "soggetto-Chiesa" tratte da "Il Vaticano II. Alle radici d'un equivoco" di mons. Brunero Gherardini, in risposta alla richiesta fatta da Mic in quello stesso thread.
Lo segnalo qui perche' questo e' il thread corrente e forse l'altro non legge piu'.

una sola fede ha detto...

Intanto notizie dal Sinodo in corso...

"Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller, si è espresso CONTRO LA CENSURA imposta agli interventi dei partecipanti al Sinodo. Un vescovo: la proposta di Kasper è un rimedio peggiore della malattia"

Fonte dell'articolo:

http://www.lastampa.it/2014/10/10/blogs/san-pietro-e-dintorni/sinodo-mller-la-censura-B317izcUqpwcJJWCnma8LK/pagina.html


...eh, questo sport sempre in auge d'esercitar cesoia....persino in tempi di "misericordia"...

Anonimo ha detto...

Ma De Mattei chi, quello del terremoto? Dài, siamo seri. Non ne bastano dieci per fare mezzo Fellay! Piuttosto riportate qualche illuminante voce della FSPPX, gente che la Tradizione non l'ha scoperta ieri come le Siccardi e i De mattei!

Anonimo ha detto...

Ecco Brunero Gherardini, quello sì che vale!

una sola fede ha detto...

Notizia ultim'ora, piuttosto importante perchè in moltissimi si aspettavano il Nobel per la pace a PF, e invece...

Nobel per la Pace a Malala e Satyarthi

Da Televideo
Lei è la giovane pakistana che fu ferita dai talebani e rischiò la vita perché voleva andare a scuola anche se è femmina; lui è un attivista indiano che lotta per i diritti dei bambini.

Anonimo ha detto...

Ottimo, chiaro e convincente de mattei, fumoso l'intervento della civiltà cattolica e sospetto nelle sue tempistiche pre sinodali. Contro l'articolo di cc segnalo anche l'intervento dello storico luca pignataro, autore di un doppio volune sulle isole del dodecanneso, e christian brugger, filosofo morale che per anni ha studiato la questione
John

don Camillo ha detto...

Ma De Mattei chi, quello del terremoto?

LO sapete anche a me piace fare del sarcasmo, ma mi piacerebbe oltre le battute argomentare di più! Ovviamente de Mattei riporta delle argomentazioni non banali, tuttavia non entrano nello specifico del caso veneziano.

Ugoccione ha detto...

" [.]Qui appare una correzione importante rispetto alla precedente stesura: non si dice «il matrimonio», ma «il vincolo del matrimonio».[.]"

Caro don Camillo, qui mi pare che si speculi sui termini insiti nella stesura del testo Tridentino.

Matrimonio e Vincolo sono la medesima cosa, tant'è vero che anche civilmente chi contrae matrimonio contrae i vincoli.

L’instaurazione del vincolo matrimoniale:

Una volta che si sono accertati tutti questi elementi, dei nubendi quali

a) la libertà di stato, in virtù della quale non può contrarre nuovo matrimonio chi è legato da un vincolo precedente, a meno che questo non sia stato annullato, oppure il rapporto si sia sciolto (es. morte dell’altro coniuge o divorzio);

b) l’età minima

c) l’interdetto e l’incapace naturale; infine,

d) l’inesistenza di commixtio sanguinis cioè stretta parentela.

accertati questi 4 punti è possibile procedere alla instaurazione del vincolo matrimoniale civile. Mi sfugge quindi la speculazione sui termini inseriti nei Canoni, ma ancor di più la mancanza delle annottazioni dei segretari presenti al Concilio riguardo l'argomento.

Vorrei conoscere da quando questi sono mancanti e se risultassero spariti, ( guarda il caso) sono propenso a credere che anche questa volta è colpa di Bergoglio...

E se la sparizione riguardasse il lungo periodo dei suoi predecessori?

Mi auguro davvero che Pp Francesco vigili e non si lasci abbindolare dai mostri che lavorano in Vaticano da più di mezzo secolo, responsabili di molte longa manus ....

Anonimo ha detto...

Uguccione, francesco vigila benissimo, non si preoccupi, è persona assai furba e astuta, temo però che non vigilerà nel senso in cui spera lei (e anch'io)

don Camillo ha detto...

Anonimo, Perchè no?

Tosati stesso da notizia che dentro l'aula c'è gente, di buon senso, e in ogni caso, io ritengo giusto che il Papa non scriva un intervento conclusivo perchè si riserverà di redigerlo alla fine del sinodo ordinario!

E poi per il resto, la breccia di Porta Pia è stata fatta, non siamo più un paese confessionale, a tutti è andato bene così (a me no ovviamente) ora perché si stracciano le vesti se ci sono i riconoscimenti laici per i cittadini italiani?!

Si arriverà come negli Stati Uniti che uomini si sposano con i cani, ma a noi cattolici, dopo che abbiamo ammonito, che ce frega?!

Molto giusto Ugoccione, e Pellegrino Tuc!

Sì Luciana hai fatto bene

Peregrino Tuc ha detto...

OT

Metto il link a questo discorso.
Vedrete che a breve dovremmo ricordarlo a tanti, non necessariamente progressisti.

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/papa-francesco-orrore-per-aborto-e-bimbi-soldato/152483/150990

Come questo:

http://www.aigoc.it/index.php/articoli/72-papa-francesco,-no-ad-aborto-ed-eutanasia-%E2%80%9Cla-vita-umana-%C3%A8-sempre-sacra%E2%80%9D.html#.VDkUVWPSbIU

e questo:

http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/marcia-per-la-vita-a-ottawa-papa-Francesco-rispettare-diritto-inviolabile-alla-vita.aspx

Anonimo ha detto...

Peregrino, ci mancherebbe altro, è il minimo sindacale. Se dovessimo ricordare cos'hanno fatto e detto o due papi precedenti al riguardo non basterebbe lo spazio. Woytila ha scritto pure l'evangelium vitae...più di così...

Peregrino Tuc ha detto...

Anonimo, lo so bene e sono d'accordo con te.
Ma credi che molti già non pensino o non vogliano dare a credere che abbia intenzioni di apertura anche su questo (a tu per tu, molti mi hanno già detto di pensarla così...)?

Comunque era solo un OT, a futura memoria ...

Turiferario ha detto...

Non sono affatto d'accordo. Ma mi adeguo.

Peregrino Tuc ha detto...

Turiferaio,
la moderazione non è attiva e don Camillo fino ad ora non ha censurato nessuno (neppure qualche tesi borderline del sottoscritto ...).
Credo sia sempre possibile dissentire motivatamente.
Resta il fatto che è un OT, e mi scuso con don Camillo se ho spostato l'attenzione dal thread.

Ugoccione ha detto...

E poi per il resto, la breccia di Porta Pia è stata fatta, non siamo più un paese confessionale, a tutti è andato bene così (a me no ovviamente) ora perché si stracciano le vesti se ci sono i riconoscimenti laici per i cittadini italiani?

Concordo. Si a tutti è andato bene e ora cosa vogliono questi? Come mai si muovono solo ora che i buoi oltre ad essere scappati si sono pure volatilizzati?

Fanno il diavolo scatenato contro Pp Francesco ma prima questi "bravi" cattolici scopertisi amanti della tradizione dov'erano? Dov'erano quando chi puntava il dito contro il cv2 e il suo post, contro lo scempio della S. Messa della dottrina e del Sacerdozio e mettevano in allarme il popolo cattolico che saremmo arrivati a questo punto?

Cos'è colpa di Pp Francesco che i normalisti postconciliari (ora sedevacantisti cripto) chiamano con spregio VdR?

Massì dai, colpa di Bergoglio così la pensa chi è affetto da superbia e sonno della ragione.

una sola fede ha detto...

"a prima questi "bravi" cattolici scopertisi amanti della tradizione dov'erano? Dov'erano quando chi puntava il dito contro il cv2 e il suo post,"

come sai Ugoccione, questo ho sempre provato a dirlo pure io, con risultati in termini di risposta prossimi allo zero spaccato, perchè non si può scoprire improvvisamente che tutto (o quasi tutto) il guasto si è creato in una manciata di mesi...se i tetti fossero stati scoperchiati con la stessa energia da parte di coloro che ne avevano mezzi e possibilità, a quest'ora magari qualcosa era cambiato, eppure ancora oggi si dimenticano quegli aspetti allucinanti di precedenti protagonisti che pure hanno aperto strade impensabili facendole poi diventare normali, e senza le quali oggi forse non staremmo a vivere questo tempo con tanta apprensione.

D'altronde più che postare a camionate di dichiarazioni, documenti foto video ecc dei passati governi ecclesiali (insieme ai documenti conciliari), per far vedere come e perchè probabilmente siamo arrivati a questo punto; e più che allertare sul fatto che non è che è coltivando la speranza di un vago cambio al vertice che si può veramente pensare di tornare a qualcosa di più accettabile anche per la Tradizione, bensì coltivando la speranza (con tanta preghiera, scritti a getto continuo in questo senso specie da parte di chi ha maggior credito e visibilità ecc) di un reale cambio di rotta, di una virata vera e propria.

Cosa che pare impossibile, lo sappiamo bene, dopo più di mezzo secolo di annichilimento sistematico della dottrina, ma, dice il Signore (Ger 32,27): «Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa è forse impossibile per me?», cui fa eco Nostro Signore Gesù Cristo quando afferma (Mc 10,27) «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio», o l'Angelo Gabriele nel momento dell'Annunciazione a Maria Santissima (Lc 1,37): "nulla è impossibile a Dio".

Perciò speriamo, preghiamo e insistiamo con le nostre ragioni.

Anonimo ha detto...

"Cos'è colpa di Pp Francesco che i normalisti postconciliari (ora sedevacantisti cripto) chiamano con spregio VdR? "

Non si assegnano colpe. Si fanno valutazione motivate. E sarebbe ora di finirla con l'accusare di sedevacantismo chiunque critichi il papa quando rilascia interviste o parla a ruota libera...
Chi tira fuori superbia e sonno della ragione dovrebbe dimostrare l'inconsistenza di motivazioni precise fondate sul Magistero. C'è chi le stesse obiezioni le muoveva, quando era il caso, anche ai pontefici precedenti, senza peraltro essere sommerso da una cronaca quotidiana di magistero mediatico liberal-progressista, pressappochista e superficiale, ma non solo e non sempre per l'errata interpretazione dei media.

una sola fede ha detto...

Leggo ora un intervento su CePC (lo segnalo Reverendo perchè a mio modesto avviso vale la pena davvero, in mezzo a tanto dire senza voler perder troppo tempo nel cercar le cause profonde) da parte dell'amico @Amicus (scusate il bisticcio di parole) che ho sempre davvero apprezzato per la limpidezza, l'onestà intellettuale e la lucidità d'analisi. Egli afferma, ma più volte già lo aveva fatto, quanto anche noi qua (e non solo qua) più volte stiamo dicendo, magari parlando dell'importanza di debellare il bacillo mortifero della peste, anzichè impegnare ogni energia e concentrazione su bubboni ultimi o penultimi, perchè se il bacillo infetta da più di mezzo secolo l'organismo ecclesiale, rientrato l'allarme per un bubbone potrebbe uscirne un altro e un altro ancora, fino a...

Trovo che parlare spesso della origine primaria di tutto questo è cosa buona. Le COSE MOLTO BUONE RIPETUTE NON HANNO MAI FATTO MALE e di solito più siamo a dirle, maggiori possibilità abbiamo di essere presi sul serio...

SEMMAI SONO QUELLE CATTIVE (CIOE' NON VERE O SOLO MOLTO PARZIALMENTE VERE) dette anche una volta sola che possono recar danno!

Scrive Amicus dunque in un suo intervento odierno, partendo da una frase di Socci:

""In assemblea si cercano ormai le strade per coniugare verità e misericordia, e ai dubbiosi viene ricordato che la soluzione c’è già ed è a portata di mano: basta riprendere in mano gli schemi conciliari usati per mettere insieme la verità con la libertà religiosa."

Ecco, con tutto il rispetto che ho per Socci e per il suo coraggio nel pubblicare il suo ultimo libro (qualunque cosa si pensi circa il fatto del conclave) io lo inviterei a meditare su queste parole.
'Francesco' non è una specie di gigantesco e minaccioso Poseidone armato di tridente, emerso improvvisamente dalle profondità degli oceani, bensì un prodotto del Vaticano II, dove tutto ebbe inizio (almeno a livello di documenti ufficiali).

Fu proprio in quella sede che ebbe infatti inizio il 'grande inciucio' tra verità ed errore, tra bene e male, nella smania di adattare la Chiesa alle esigenze mondane.
E Dignitatis humanae non è il solo documento tirato in ballo dai 'padri sinodali' per appoggiare la loro rivoluzione sessuale in salsa clericale, ma anche - ad esempio - Unitatis redintegratio (da Kasper, pochi giorni fa).

Riflettere sul collegamento Vaticano II- crisi attuale non è un esercizio meramente intellettuale: perché finché non si individuerà esattamente il focolaio batterico mortale per neutralizzarlo, le cose continueranno a precipitare, più o meno velocemente, ma sempre verso il baratro.
Sbagliare diagnosi ha conseguenze incalcolabili."

Bravo, anzi, arcibravo, fratello Amicus!

Anonimo ha detto...

Per correttezza dovrebbe aggiungere che quelle ipotesi sono riconosciute anche dai gestori del blog.
La differenza è che qui non si vuol riconoscere alcuna deriva da parte di Bergoglio...

E non è corretto riportare spezzoni da un blog all'altro, perchè uno spezzone non dà l'idea dell'intero.

una sola fede ha detto...

Beh, se si vuol parlare a vanvera, si faccia pure, vista la liberalità di don Camillo, ma quanto ad appoggiare le derive di cui lei parla caro anonimo (o anonima?), la invito a leggere bene anche ciò che io scrivo ad esempio, sia in questo thread che in quello sotto, e lo scambio di opinioni (molte delle quali da me appoggiate) con John, conosciuto proprio in quei lidi...

E poi quale scorrettezza avrei commesso non l'ho capito, visto che ho riportato INTEGRALMENTE ciò che ha scritto uno dei miei amici che stimo maggiormente, cioè Amicus? E conosco la sua coerenza assoluta, senza tentennamenti e pencolamenti pro-ratzingeriani o pro-protagonisti similari.
Riguardo invece a ciò che pensa e scrive qualcun altro in quell'ambiente frequentato per molti mesi, non mi sento invece ahimè di esprimere lo stesso giudizio.

E non credo sia un peccato.

don Camillo ha detto...

Bensì un prodotto del Vaticano II, dove tutto ebbe inizio (almeno a livello di documenti ufficiali).

Ma siamo sicuri che tutto è incominciato con il VAT2 e non con la Breccia di Porta Pia?!
La legge sull'aborto e il divorzio l'hanno fatta e firmata presidenti ITALIANI e DEMOCRISTIANI!

Sono non 50 ma 97 anni di tenebre su Roma e sul Mondo! Chi doveva consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria affinchè si "evitasse una guerra peggiore della prima"? Paolo VI?! Non era il cattolicissimo Pio XI, con il suo segretario iper cattolicissimo PIO XII?! Il suo indugio costo MILIONI DI MORTI! Ma nessuno ne parla!

Ugoccione ha detto...

Per correttezza dovrebbe aggiungere che quelle ipotesi sono riconosciute anche dai gestori del blog.
La differenza è che qui non si vuol riconoscere alcuna deriva da parte di Bergoglio...

E non è corretto riportare spezzoni da un blog all'altro, perchè uno spezzone non dà l'idea dell'intero.


Questa è proprio bella da incorniciare direi...

Si da' il caso che proprio in quella sede "immaculata" chi la gestisce ha riportato uno stralcio di un commento di un anonimo qui e lo ha dato in pasto ai suoi fedeli seguaci, senza per'altro fornire la fonte. Bensi ha ribadito d'averlo ripreso da un blog anti Ratzinger, del quale Una Sola Fede aveva espresso il suo giusto disappunto.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/10/prime-schermaglie-sul-libro-di-antonio_7.html

Il primo addirittura un certo "romano" che ne spara a più non posso ha anatemizzato lo stralcio con termini quali superbia e non cattolicità. Da questo si evince il livello di comprendonio e l'ideologia di alcuni. Lo stralcio dice chiaramente che molti normalisti ante Bergoglio ora criptosedevacantisti possono usare il grimaldello FI per dar contro al papa che non gli piace in questo caso Pp Francesco. Guarda il caso però il commissariamento lo ordinò l'ex Pp Benedetto.

E come si fa a ragionare o fidarsi di persone che dicono a parole di appoggiare ciò che scrive Amicus ( che sono poi sulla linea di don Camillo e di alcuni di noi) e allo stesso tempo dare voce a tesi balenghe come quella di Socci (ovvero un criptosedevacantismo di fatto) che potrebbe dare l'inizio ad un pericolosissimo scisma, il tutto incorniciato da critiche sempre più ideologiche?

E poi con quale arroganza uno decide le voci da censurare e dopo aver fatto questo si precipita a scrivere nei luoghi in cui quelle stesse voci ripetono ciò che è stato loro impedito di esprimere? Pretendeva forse che le stesse se ne fossero state buone buone accettando gli strali del maestrino di turno?

E costoro criticano la supposta dittatura di Pp Francesco e sono i vedovi e orfani inconsolabili di B16 ...non c'è bisogno di aggiungere altro.

Riprendendo il passaggio del don, sono d'accordo su un fatto, i germi del cv2 iniziarono prima del 1962, Germi che andavano eliminati e di cui Pio XII sembra non aver voluto o saputo come affrontare, certo è che ai tempi di Pio XII poteva e doveva, ne aveva la facoltà e la fede era ancora salda e ne era molto facilitato, non lo ha fatto ed è una grave colpa!!

Poi arrivò G23 e li ha messi in incubatrice affinchè si prolificassero. Gli altri tre colleghi (P6-GP2-B16) li hanno usati sapientemente e ora si vorrebbe far le pulci al prodotto di quei germi sapientemente introdotti nei seminari luoghi dove vengono formati i futuri papi.....e in tutto questo, oggi quei che si ammantano di essere i veri tradizionalisti (normalisti o semi normalisti ante Bergoglio ovvero i vedovi e orfani B16 e Gp2)dimenticano di fare mea culpa nell'aver lasciato solo Mons. Lefebvre che quella battaglia l'ha condotta da solo e criticato da questi "veri tradizionalisti" normalisti ante Bergoglio.

All'anonima postconciliare che lamenta di smettere di accusare di sedevacantismo quando si "critica" il Pp voglio precisare che un conto è la critica un altro conto è l'accanimento che si è tramutato poi nero su bianco con la balenga tesi di Socci. Un plauso in questo senso va dato ad un commentatore un certo Latinista che pur dando ragione dell'inconsistenza e incompetenza della tesi di Socci è stato afggredito dai soliti noti.

Ha fatto bene il don a sottolineare che qualcuno deve farsi dare il 30% degli incassi di quell'infausto libro, poichè vi sono molte similitudini con "commenti spunti" ospitati in certa sede postconciliare.

Un caro saluto e buona domenica all'amico Una Sola Fede, Peregrino e naturalmente al caro don!!

una sola fede ha detto...

Scrivi caro Ugoccione in riferimento ad un certo "commento" di ieri sera:

"Questa è proprio bella da incorniciare direi...

Si da' il caso che proprio in quella sede "immaculata" chi la gestisce ha riportato uno stralcio di un commento di un anonimo qui e lo ha dato in pasto ai suoi fedeli seguaci, senza per'altro fornire la fonte. Bensi ha ribadito d'averlo ripreso da un blog anti Ratzinger, del quale Una Sola Fede aveva espresso il suo giusto disappunto.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2014/10/prime-schermaglie-sul-libro-di-antonio_7.html


Nel riportare questa tua parte, ti ringrazio caro amico, buona domenica anche a te (e naturalmente a tutti gli altri fratelli nella fede, sia quelli che sono d'accordo con il sottoscritto, sia quelli che non lo sono affatto, con qualunque modalità lo esprimano e che qua il Reverendo dà però ampia possibilità di espressione e di controbattere, di questo non dovrebbero però scordarsi...).

Prega per me.

Ugoccione ha detto...

Prega per me.

Carissimo Amico anche se non lo dico espressamente già sei nei miei pensieri e preghiere.

Un caro ed affettuoso saluto, ribadendo ancora ina volta la grande stima che nutro.

Peregrino Tuc ha detto...

Ricambio volentieri il saluto Uguccione.
Quanto alle critiche al Papa, talora possono essere anche legittime se non doverose, secondo quanto consente il diritto canonico.
Poi c'è l'accanimento: e questo non fa che rendere più debole ogni critica fondata.
Ma oggi purtroppo si registrano qua e là (e non sto parlando in particolare di C&PC) non pochi casi di critiche e accuse infondate e allusioni ai limiti della falsità.
A quell'altezza occorre davvero fermarsi e prendere le distanze.
Non notate una convulsa produzione di pentole senza coperchio?

una sola fede ha detto...

Caro @Ugoccione, grazie, questo mi solleva molto. E' sempre grande cosa la preghiera fatta col cuore da parte di un fratello! Stima assolutamente ricambiata da parte mia, lo sai.

@Peregrino, veramente hanno detto anche a me, per esempio, e non solo in questa sede, che ero io ad "accanirmi"...se poi uno vuol leggersi le mie critiche, ad esempio, tutte scritte e quindi verificabili, può vedere quanto si tratti di "accanimento" e quanto di fondata e legittima critica. Fatto sta poi, per riprendere ciò che ha benissimo descritto prima Ugoccione, che ad un bel momento (forse bello davvero!) mi è stato impedito di continuare ad "accanirmi", mentre, per certi altri versi da un anno e mezzo (senza soluzione di continuità) si produce e si consente proprio quell'accanimento di cui è stato accusato il sottoscritto, però verso l'oggetto prediletto di tale accanimento, accampando che in quel caso ci "sono ragioni oggettive e verificabili", facendo ovviamente pensare che nel caso delle mie critiche (pardon, rettifico: dei miei "accanimenti") queste ragioni ASSOLUTAMENTE non c'erano.
NOOOOOOO, macchè!!! sono ben noto per tirar fuori dal nulla, senza uno straccio di prova, di documento, di niente di niente, cioè che scrivo con il mio consueto, direi ormai proverbiale, "accanimento"!
E quanto sia vero basta chiederlo ad uno come John, ragazzo veramente in gamba che la pensa su certe posizioni la pensa all'opposto di me, ma che anche ieri ha potuto constatare che poi, forse, in fondo in fondo non sono quella bestia che a senso unico "e ringhia e azzanna e sbrana"!

Ma si sa, l'accanimento (supposto) da parte di quello che ormai scrive nel giardino accanto (dopo che è stato fatto sloggiare dal proprio) è sempre più accanito, appunto, di quello proprio!

Con l'aggravante (in senso letterale, cioè a mio avviso "molto grave") che IN OGNI ISTANTE QUA uno può venire sempre a "SBATTARCELO IN FACCIA" o a "FARCI LENZUOLATE" per muovere accuse e critiche di ogni tipo, tutti termini da vero fratello/sorella particolarmente cari da quelle parti, per sottolineare la contrarietà che suscita i ripetuti tentativi di postare ciò che si pensa in opposizione al pensiero unicizzato e indirizzato su certi temi - tentativi di opposizione ovviamente frustrati, ci mancherebbe, e che diamine!

"e basta!"

"e su, con queste lenzuolate!"

"e scrivi sempre le stesse cose!"

della serie: "Così parlò l'Originale, con la O maiuscola, il Paganini del blog cattolico, che non (si) ripeterebbe mai!!"...

...ma mi faccia il piacere, va'..direbbe Totò!...

Peregrino Tuc ha detto...

@Peregrino, veramente hanno detto anche a me, per esempio, e non solo in questa sede, che ero io ad "accanirmi"...

Caro Una sola Fede, posso immaginare quanti sforzi frustrati per cercare di riportare un minimo di oggettività.
Io ho orami difficoltà a tutti i livelli, anche con amici e sacerdoti con cui in precedenza c'era perfetta intesa.
E' sempre colpa di Bergoglio: ricordano la vecchia canzone di Francesco Baccini su Giulio Andreotti!

https://www.youtube.com/watch?v=RpVMUbQitDI

Ci credete che un commentatore su Ilfoglio lo chiama in causa anche per la diffusione di Ebola?

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/119620/rubriche/morire-di-ebola.htm

"Dicono che il papa abbia sul comodino una copia di " I Promessi Sposi"; è bene che rilegga i capitoli sulla peste a Milano. Saprà che fu portata dai Lazichenecchi, che in principio non fu tenuta in adeguata considerazione, che per stornare il pericolo furono indette processioni che aggravarono il contagio, che insieme a Don Rodrigo muore anche Cecilia e che la morte non fa distinzione tra giusti e ingiusti, colpisce tutti, ora come giustiziera del male fatto ora come dispensiera di gloria per quello patito dagli innocenti. Analogamente si potrebbe dire della nuova peste, che viene dall'Africa. Al contrario dell'Aids - che è nell'immaginario collettivo legato ad uno stigma sessuale contro il quale si pensa di poter proteggersi - questa confonde tutte le umane previsioni. In un tempo di viaggiatori nessuno è virtualmente protetto. Le preghiere non servono, come le processioni, a stornare l'epidemia, che è il male morale trasportato in fisica (Agostino). il papa a Lampedusa avrebbe dovuto dire questo, non invitare all'universale accoglienza; non basta essere acclamati tali per essere realmente buoni; non è scritto di essere candidi come le colombe e astuti come i serpenti? Se il male si diffonde il papa non è senza responsabilità indiretta, come furono Carlo e Federico Borromeo, di santa memoria, ma di imprudente giudizio. Non è necessario citare Pascal che molti vogliono apparire santi, mentre......."

Anonimo ha detto...

Il problema è che qui si negano, si bypassano gli sfasci bergogliani che sono sotto gli occhi di tutti, fa eccezione una sola fede

Anonimo ha detto...

Il problema è che qui si negano, si bypassano gli sfasci bergogliani che sono sotto gli occhi di tutti, fa eccezione una sola fede
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Falso! Il problema vero è che chi pensa come chi ha scritto cui sopra, ha il problema opposto, ovvero non riesce a darsi pace perchè al soglio vi è uno come Bergoglio anzichè uno come Ratzinger, che tradotto sono solo problemi di gusti e non di altro. Quello che faceva il primo lo ha fatto in maniera diversa anche il secondo. Una Sola Fede ( e non solo) lo ha dimostrato più volte. ma che ci vuole a capire che chi si straccia le vesti ora e non lo ha mai fatto prima non sono credibili?

una sola fede ha detto...

"Caro Una sola Fede, posso immaginare quanti sforzi frustrati per cercare di riportare un minimo di oggettività."

Carissimo @Peregrino Tuc intanto grazie di cuore per la tua preziosa condivisione, anche di ciò che un fratello può sentire dentro in certe penose situazioni..

E poi, rispondendo nello specifico: sì, effettivamente molti, troppi, e di questo una volta mesi fa, si parlava pure di là proprio con Amicus. Anche lui non se ne capacitava, perfino tra i suoi amici e soprattutto nell'ambiente cosiddetto "tradi", in cui, diceva ancora, interessava solo della situazione liturgica (ovviamente importantissima, lo sappiamo), ma poi se uno gli parlava di quanto male aveva fatto a tutta la Chiesa (di cui la Tradizione è fonte primaria insieme alla Scrittura) le megariunioni-festival assisani promosse dai due papi che hanno preceduto PF, o le promozioni di Lutero sul campo direttamente a casa sua, cioè a Erfurt, ad esempio da parte di BXVI: niente... a quel punto scrollavano le spalle e se ne andavano, come se non interessasse la cosa...come fosse elemento secondario!!