mercoledì 4 marzo 2015

50 anni da quando il Papa B.Paolo VI, celebrò per la prima volta la Messa nella nuova forma, NOI questo evento lo vogliamo ricordare così!


"Pensa che è lo stesso Rito".



http://ilsismografo.blogspot.it/2015/01/italia-7-marzo-1965-testo-completo.html
7 Marzo: la prima Messa in lingua italiana (Messale del 62 Ibrido tradotto) celebrata nella Parrocchia romana di Ognissanti.


Superata se vogliamo la giusta indignazione, se c'è, (magari a qualcuno je sta bene pure una liturgia celebrata in questo modo, a me no!), è opportuno riflettere senza scandalizzarci. Dobbiamo trovare in colpevole? Ma tutto nasce con il Beato Paolo VI? Io non credo!
Vi propongo la lettura di un interessante articolo del Rev.do don Ricossa, pur non condividendo alcune sue visioni ecclesiologiche ritengo interessanti le sue puntualizzazioni liturgiche.



12 commenti:

Ἰουστινιανός ha detto...

Caro Reverendo,

purtroppo ci saranno tanti che crederanno che tutto cominciò allora - o peggio: che sapranno che non è così ma faranno finta d'ignorare quanto danno causarono Papi come Pacelli.

Se vogliamo Messe versus populum, le troviamo già negli anni '20

http://www.stift-klosterneuburg.at/resources/images/2012/4/25/3206/st-gertrudc-stift-klosterneuburg_1024_1024_scale_73a355d66c8efb69b8957b7746ed9403.jpg

mentre la nuova Settimana Santa prevedeva interi riti celebrati in questo stesso orientamento. Vogliamo Messe in volgare? I "preti operai" francesi, ed alcuni altri celebravano l'intera Liturgia in francese già dagli anni '40.

E poi, il cuore dell'Ufficio Divino, il Salterio, era stato distrotto da san Pio X 50 anni prima - ne abbiamo parlato qui.

Quanto vediamo non è che la logica conseguenza di quanto succedeva nel "preconcilio".

K. e.

Ἰουστινιανός ha detto...

L'immagine di sopra, rappresenta una celebrazione "nouus ordo" solenne?

Ἰουστινιανός ha detto...

Infine - spero di non occupare ormai troppo spazio -, c'è da commentare lo stile delle celebrazioni.

Non molto spesso si fa riferimento alla "mentalità di Messa letta" che vigeva fra noi latini negli ultimi secoli: la Messa letta era la forma normativa della Liturgia, e le celebrazioni solenni erano assai rare. La nuova liturgia, infatti, è stata composta seguendo questo stile minimalistico, che non apprezza la natura solenne delle celebrazioni liturgiche - questa mentalità, inserita nelle rubriche e pure nella mente di tanti preti, si trova all'origine di queste "cerimonie" come quella che vediamo nell'ultima fotografia. E che, purtroppo, si trova anche così spesso fra noi "tradizionalisti"...

don Camillo ha detto...

L'immagine di sopra, rappresenta una celebrazione "nouus ordo" solenne?

E' liturgia Romana (no Novus Ordo).

E sì carissimo hai ragione! Quando se ne accorgeranno i novatori che P12 fa parte di loro, non mancheranno di farlo Santo!

Paolo ha detto...

Articolo interessante.
Per saperne di più sul breviario monastico? I benedettini usano lo stesso ciclo santorale?

Grazi e buona giornata!

Giovanni ha detto...

Caro Don, sono un giovane ragazzo che ha scoperto la Tradizione da qualche anno.
Dopo aver letto attentamente mi chiedo quindi, come è accaduto che questa minoranza poco ortodossa sia poi diventata maggioranza schiacciante?

don Camillo ha detto...

Dopo aver letto attentamente mi chiedo quindi, come è accaduto che questa minoranza poco ortodossa sia poi diventata maggioranza schiacciante?

Giovanni, tutta questione di cordate... San Pio x si lamentava che aveva la curia piena di modernisti, e siamo in un tempo indicato dai conservatori come il periodo d'oro del cattolicesimo, dove si dice che non c'era "nessun pericolo per la fede"!

Poi arrivò B15, e la visione del Bonaiuti, che la Chiesa si deve riformare dalla TESTA" si concretizzerà in modo spaventoso...da lì il diluvio.... mi verrebbe da dire, "l'abisso, chiama l'abisso" come dice la Scrittura!

Comunque non ci perdiamo d'animo, tutto sembra perduto.. SEMBRA!

Leggi se vuoi

http://lepaginedidoncamillo.blogspot.it/p/il-novus-ordo-e-stato-imposto.html

e


http://lepaginedidoncamillo.blogspot.it/p/introduzione-al-compendio-di-san-pio-x.html

Giovanni ha detto...

grazie 1000 Don!

Anonimo ha detto...

Caro Don Camillo,
mi domando.. questo articolo non lo commentate?
https://veritacommissariamentoffi.wordpress.com/2015/03/11/la-finanza-nel-convento-francescano-da-il-mattino-cronaca-di-avellino/

don Camillo ha detto...

mi domando.. questo articolo non lo commentate?

Ma un po' capzioso, sono controlli della finanza ma mi sembra che non vengano attribuiti addebiti, se non nella fantasia giornalistica del pennivendolo di turno.

Per il resto, se ci saranno irregolarità, verranno sanzionate come ogni altra attività, non vedo quale sia il problema.

Peregrino Tuc ha detto...

Chissà che il dialogo ecumenico prima o poi non porti qualche buon frutto liturgico.
Un contributo all'approfondimento.
Saluti a tutti!

LA LITURGIA

La liturgia eucaristica o, come viene piuttosto chiamata, la “divina Liturgia”, ha conservato anche qui lo schema binario originale, comune pure all’occidente cristiano, di una liturgia della Parola prima, seguita dalla liturgia del Sacramento, accentuando anzi il parallelismo tra le due parti.
Esse sono infatti introdotte da due ingressi solenni, in cui vengono portati processionalmente attraverso la chiesa sino all’altare, con ceri e incenso, prima il Vangelo, poi i doni da consacrare. È importantissimo e significativo che in entrambi i momenti si evochino gli angeli. Al “piccolo ingresso”, quello del Vangelo, il sacerdote prega:

“Sovrano Signore, Dio nostro, che hai stabilito nei cieli schiere ed eserciti di angeli, fa’ che, assieme a noi, facciano il loro ingresso anche i santi angeli che, assieme a noi, celebrino la liturgia e glorifichino la tua bontà”

E al “grande ingresso”, quello dei Doni, mentre il popolo si segna e si prostra in adorazione, il coro canta con tono plagale, cioè lentissimo, il Cheruvicon:

“Noi che misticamente rappresentiamo i Cherubini e alla vivificante Trinità cantiamo l’inno «Santo, Santo, Santo», deponiamo ogni sollecitudine mondana per accogliere il Re dell’universo, scortato invisibilmente dalle schiere degli Angeli”

Dunque, gli angeli con noi, nel primo testo; gli angeli siamo noi misticamente, cioè nel mistero, nel secondo testo. La tradizione figurativa di queste parole si dispiega, sulle pareti delle absidi, nell’affresco della “divina Liturgia”: il Cristo Signore, in abito vescovile, accoglie all’altare i santi Doni e gli altri oggetti per il sacrificio, recatigli sulla testa da angeli, riconoscibili dalle ampie ali, vestiti da preti e da diaconi, proprio nel momento del “grande ingresso”.
Per cogliere quanto questo simbolismo sia serio e impegnativo, basta fare un passo indietro e andare al “rito della preparazione”, che si svolge, prima dell’inizio della liturgia vera e propria, all’interno del santuario, nascosto agli occhi dei fedeli. Qui il simbolismo è ispirato ad un realismo tremendo: il sacerdote capovolge sul discos l’agnello, cioè la particola da consacrare; il diacono gli dice: “immola, o signore” e il prete lo incide con un coltello liturgico che si chiama lancia. Il diacono incalza: “trafiggi, o signore” e il prete lo trafigge recitando il versetto giovanneo “uno dei soldato con la lancia gli trafisse il costato e subito ne uscì sangue ed acqua” (Giov. 19,34) e versa vino ed acqua nel calice. Ma quel pane e quel vino diventeranno il corpo e il sangue di Cristo, i “divini e tremendi misteri” come li chiama la liturgia: dunque il realismo simbolico a cui questi gesti si ispirano si rivela essere un simbolismo reale, quanto mai reale, che realizza ciò che esprime.

-segue -

Peregrino Tuc ha detto...

- segue -

Dunque anche gli angeli sono presenti davvero, anche i concelebranti e i ministri sono davvero angeli; dunque le liturgie terrene sono immagini di quella celeste, l’unica grande ed eterna liturgia celebrata da Cristo, con l’offerta del suo corpo e del suo sangue, davanti alla Maestà divina. Non riflesso, pallida rappresentazione, anche solo copia conforme, ma immagine perfettamente consostanziale al prototipo, perché ne costituisce la riattualizzazione dall’oggi eterno di Dio nei tanti giorni dell’uomo. Dunque la liturgia è il punto fisico di contatto tra creato e increato: qui l’eterno si mescola al temporaneo, il secolo presente è frammisto al secolo futuro. Se è il cielo in terra – così disse l’inviato di Vladimir di Russia al suo khan che lo aveva mandato a visitare le capitali delle diverse fedi religiose, dopo essere stato in Santa Sofia -, qui i terrestri sono trasportati in cielo. Scrive un monaco teologo contemporaneo, Basilio, attuale superiore del monastero di Iviron al Monte Athos:

“Quando siamo là entriamo nell’escatologia. Cominciamo ad accogliere il Signore «invisibilmente scortato dalle angeliche schiere». Così chi partecipa alla liturgia acquista sensi nuovi. Vede la storia non dal lato ingannevole che è il creato e il transitorio, ma dal lato vero, eterno e luminoso, che è il secolo futuro. E allora gioisce anche di questo mondo, poiché il credente vive la relazione che questo mondo ha con quello eterno e indistruttibile”.


Una simili visione, non solo insegnata, ma soprattutto testimoniata dall’esperienza di fede del clero e dei fedeli di questa Chiesa, che cosa può trasmettere alla cristianità occidentale di oggi? Le fornisce anzitutto una non secondaria indicazione di ordine pratico, che cioè la liturgia non è uno spazio libero all’improvvisazione (sarebbe così se fosse solamente opera dell’uomo), ma comporta piuttosto un inserimento dell’uomo, nell’obbedienza integrale, in un’opera che, sia pure per il tramite umano di chi l’ha composta, è l’attualizzazione in ogni tempo dell’opera salvifica di Dio. Ma soprattutto le offre, su un piano generale, dei contenuti di pensiero oggi di grande attualità. In un momento culturale in cui il secolarismo dilagante non solo restringe sempre di più l’ambito del sacro, ma persino in una concezione religiosa del mondo delimita sempre più rigorosamente lo spazio del sacro da quello profano, essa rappresenta una prospettiva radicalmente alternativa a quella della secolarizzazione. Essa comporta infatti che, con l’ingresso del Verbo nel mondo, tutto è stato sacralizzato ed è proprio la dimensione profana delle cose a trovarsi, con il principe di questo mondo, cacciata fuori: tutto è sacro, niente più è profano. Il senso autentico delle cose, anche delle più comuni, è quello di essere diventate elementi trasfigurati per trasfondere la grazia increata nelle creature: l’acqua, ancor più che per dissetare, è stata creata come materia della rigenerazione battesimale, il pane e il vino per trasformarsi nel divino mistero del corpo e del sangue del Signore, l’olio per conferire, nell’unzione cresimale, il sigillo dello Spirito. In questa trasfigurazione del creato, l’uomo redento esercita il suo sacerdozio assumendo il mondo ed offrendolo a Dio trasformato in virtù della potenza divina: “le cose tue dalle tue noi ti offriamo” è l’espressione che il sacerdote pronunzia la momento dell’elevazione. Proprio questo è quell’uso liturgico del mondo che rappresenta lo specifico del cristiano in rapporto al secolo presente.

(Tratto da E. MORINI, La Chiesa ortodossa, ESD 1996)