mercoledì 25 settembre 2013

Rituale Romano del 1952, liberalizzato da Benedetti XVI, e tradotto per usi liturgico dalla Conferenza Episcopale nel 1966.

Ecco per completare i libri liturgici di Trento e tradotti in Italiano. Saranno adottati solo per 5 anni. Questo ci aiuta a capire come da parte dei Padri Conciliari c'era quel desiderio (legittimo o illegittimo) di rendere più comprensibile e quindi più utile il Rito.
E' un libretto tanto piccolo quanto prezioso. Ci sono infatti i Riti per i Sacramenti e Sacramentali del Rituale del 1952, liberalizzato da Benedetto XVI e tradotto per uso liturgico dalla Conferenza Episcopale Italiana. Io Personalmente oltre ad averlo reso fruibile già da 6 anni sul sito Maranatha, lo utilizzo sovente.

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25 commenti:

Louis Martin ha detto...

Don Camillo, definirei la sua linea liturgica "rosminiana": curare la "piaga della mano sinistra della santa Chiesa" senza pregiudizio per la Tradizione e la lingua sacra.

So che alla Tradizione appartiene anche la benedizione paterna impartita ai figli, in particolare nel primo giorno dell'anno. So che che vecchi benedizionali ne prevedevano addirittura il rito. Ma non sono riuscito a trovare granché al riguardo. Le ha qualche informazione in più?

Ἰουστινιανός ha detto...

Ho sentito che questo rituale era già stato "manomesso" dai novatori. C'è qualcosa di vero in questo, oppure è una menzogna?

Kyrie eleison

don Camillo ha detto...

Linea rosminiana?! interessante! ma ti dico che Rosmini non è tra i miei autori preferiti, circa la piaga sinistra, non mi pare che ora, che c'è stata tutta questa apertura e novità, le cose siano molto cambiate... ma non essendo vissuto ai tempi di Rosmini, non potrei fare il paragone.

Per il Rituale in italiano, ti dico che lo utilizzo solo per i malati e le estreme unzioni, mi pare più campassionevole e certamente più completo e pratico.

Per i Battesimi, meglio in latino, tre quattro esorcismi imprecatori in italiano, fatti davanti la faccia del bambino, hanno suscitato sì, tanta devozione, ma solo ai genitori che erano già preparati...

Louis Martin ha detto...

Per curare quella piaga non ci sono soluzioni astratte, credo.
Un buon prete la cura, uno cattivo no.
Se poi i fedeli sono in mala fede, non può nulla neppure un buon prete.

Louis Martin ha detto...

In quel capitolo comunque Rosmini tocca espressamente il problema del latino liturgico.

Lo segnalo, se a qualcuno può interessare.

http://www.rosmini.it/Resource/5piaghe01Cap.pdf

don Camillo ha detto...

Ho sentito che questo rituale era già stato "manomesso" dai novatori. C'è qualcosa di vero in questo, oppure è una menzogna?

Guarda, non vorrei essere superficiale, ma mi sembra che la traduzione sia buona, solo su una cosa non va: i salmi! Nel 1952, PXII inserisce ma opzionali i Salmi cosiddetti di Bea, quelli ri-tradotti, la CEI, traduce a muzzo quelli di Bea, non sono proprio dettagli, ad ogni modo, almeno come libro di approfondimento e di studio va molto bene!

Ἰουστινιανός ha detto...

Non mi riferivo alla traduzione in italiano, ma all'edizione stessa del 1952. Qualche mese fa, nei commenti di un blog spagnolo, sorse l'argomento delle preghiere leonine ed un lettore disse qualcosa di una manomissione operata ad esse proprio già nel 1952. Non ho nessun Rituale, quindi non lo ho potuto ricercare io stesso: è per questo che Le lo chiedo. Ma probabilmente non ci sarà niente di importante.

Kyrie eleison

don Camillo ha detto...

In quel capitolo comunque Rosmini tocca espressamente il problema del latino liturgico.

Capisco ora perchè è stato messo all'Indice!

Ad ogni modo, a parte la trattazione lunga, anche troppo, le sue premesse sono erronee, che cosa dice? siccome che una volta grazie agli antichi Romani si parlava in Latino in tutto l'Impero (secondo Rosmini), la liturgia era compresa dal volgo. Dopo la caduta dell'Impero Romano, c'è stata la babilonia delle lingue, per colpa dei Barbari quindi il volgo non comprendeva più, per cui, siccome la nostra liturgia è nata perchè i cristiani la vivessero in modo pieno e comunionale (a differenza del culto ebraico) è auspicabile che il popolo ritorni ad impossessarsi della conoscenza della lettera e nella sua lingua, così come era una volta.

Poi ripara il danno dicendo che la traduzione in tutte le lingue sarebbe una cura peggiore della malattia. Ma oramai, il messaggio, già di matrice giansenista l'ha veicolato! Che il Rito è veramente più utile se è compreso! Anzi se è compreso rende gli uomini più cristiani... Mi piacerebbe sapere con le nostre Chiese irriconoscibili per la bruttezza e semi deserte per la frequenza se oggi sarebbe dello stesso avviso.



La conclusione è però assolutamente condivisibile, che riporto nel post successivo.

don Camillo ha detto...

Non solo la Chiesa Latina, ma la Greca e le Orientali mantennero costantemente le Liturgie nelle lingue antiche in cui furono scritte, e una divina sapienza assiste la Chiesa Cattolica come nelle sue decisioni dogmatiche e morali, così nelle sue disposizioni disciplinari. Alla qual sapienza, aderendo noi pienamente, riconosciamo che lo svantaggio d’una lingua non intesa dal popolo nelle sacre funzioni è compensato da alcuni vantaggi, e che volendo ridurre i Sacri Riti nelle lingue volgari, si andrebbe incontro a maggiori incomodi, e si apporrebbe un rimedio peggiore del male.

I vantaggi che si hanno conservando le lingue antiche sono principalmente: il rappresentare che fanno le antiche Liturgie l'immutabilità della fede; l’unire molti popoli cristiani in un solo rito, con un medesimo sacro linguaggio, facendo sentir loro così sempre meglio l’unità e la grandezza della Chiesa e la loro comune fraternità; l’avere qualche cosa di venerabile e di misterioso una lingua antica e sacra quasi linguaggio sovrumano e celeste - motivo per cui presso gli stessi gentili le lingue antiche divennero sacre e divine e costantemente mantenute nelle loro cerimonie religiose e solenni preghiere; l’infondersi un tal sentimento di fiducia in chi sa di pregare Iddio colle stesse parole, colle quali lo pregarono per tanti secoli innumerevoli uomini santi e padri nostri in Cristo; l’essere le antiche lingue ormai adeguate, per opera dei Santi, ad esprimere convenientemente tutti i divini misteri.

Poi oltre alla perdita dei vantaggi sopraccennati, gli incomodi che s’incontrerebbero nel tradurre la Liturgia e le preghiere della Chiesa nelle lingue moderne, principalmente sono: le innumerevoli lingue moderne, quindi oltre al dover affrontare un’opera immensa, s’introdurrebbe grandissima divisione nel popolo, diminuendo quell’unità e concordia che noi tanto desideriamo, e intendiamo inculcare con questo libretto. Le lingue moderne sono variabili ed instabili, perciò si pretenderebbe in seguito un cambiamento costante nelle cose sacre, il cui carattere è la stabilità. Non potendosi operare continuamente e ponderare a sufficienza tanti cambiamenti, essi metterebbero in pericolo la stessa fede. Il popolo, gelosissimo dell'uniformità e stabilità del culto sacro a cui fu avvezzo fin da fanciullo, s’adombrerebbe del cambiamento, e gli parrebbe col cambiar della lingua che gli fosse cambiata la religione.

Le lingue moderne non si troverebbero sempre convenientemente adeguate per esprimere tutto ciò che di religioso esprimono le lingue antiche modificate a ciò dallo spirito del Cristianesimo per opera dei Santi.
Non ho qui enumerati tutti i vantaggi delle lingue antiche, né tutti gli svantaggi delle moderne; ma quelli che ho accennato bastano a dimostrar pienamente che ad ovviare il danno della separazione additata del clero dal popolo nelle sacre funzioni non si può applicare il rimedio d’introdurre nelle Chiese lingue diverse da quelle che vi si usano consacrate dall’uso dei secoli, che anzi questo rimedio, come noi dicevamo, sarebbe peggiore del male.


continua

don Camillo ha detto...

Esclusa questa via, non rimangono che due espedienti, l’uno di sostenere il più che si possa lo studio della lingua latina, diffondendolo al maggior numero possibile di fedeli, a ciò potrà grandemente contribuire il miglioramento dei metodi, i quali ne rendano più agevole e breve l’insegnamento; l’altro di dare al popolo cristiano una diligente spiegazione delle funzioni sacre introducendo altresì la consuetudine che i fedeli che sanno leggere (e tutti dovrebbero saperlo) assistano agli uffici ecclesiastici con libri appositi, nei quali vi sia, tradotto in volgare, l’equivalente di quello che nella Chiesa si recita in latino.

Ma chi, noi domandavamo, applicherà questi rimedi salutari? Il Clero. Il solo Clero cattolico è quello che prima può prepararne e poi ottenere la guarigione della piaga da noi additata. Al Clero è deputato l’esercizio di ogni industriosa carità: sulle sue labbra sta la paro- la di vita; Cristo ve l’ha posta a salvezza dell’umanità; esso è il sale, esso la luce, esso il medico universale. Che impedisce dunque che la medicina non si prepari sollecitamente e non si applichi?

Nasce ciò da un’altra piaga della Chiesa, che non manda men vivo sangue della prima, cioè della insufficiente istruzione dello stesso Clero.

don Camillo ha detto...

Qualcosa di una manomissione operata ad esse proprio già nel 1952

Ad occhi i salmi, in due colonne a scelta, vulgata e Bea. Ma mi pare che le orazioni siano state inviolate, ma controllerò.

Louis Martin ha detto...

E' proprio a quei passi che mi riferivo.
E' possibile sfruttare, con letture in bonam partem, alcuni atteggiamenti, anche conciliari, come fece ad esempi p. Zoffoli.
La liturgia deve rimanere alla sua precisa altezza. Il clero deve tentare di innalzarvi il più possibile i fedeli. Questi debbono collaborare, secondo il loro preciso dover di istruirsi, per quel che gli è possibile, nelle cose di Dio.
I guai veri sono invece nati quando si è voluta abbassare la liturgia per raggiungere il mitico "popolo di Dio".
P. Zoffoli lo diceva chiaramente: istruiamo come vuole il Concilio (si tratta ovviamente di una strategia retorica) i fedeli alla partecipazione alla Messa, diamogli insegnamenti seri di dottrina e liturgia. Ma poi - aggiungeva - non vi lamentate se vedendo una liturgia neocatecumenale vanno a protestare dal Vescovo!

Quanto all'indice, non so quali opere precise di Rosmini vi finirono. Ne ho lette in passato alcune. Ho trovato le cinque piaghe tra le meno preoccupanti. Ho trovato invece nelle opere filosofiche e teologiche un po' di temerarietà filosofica e teologica per un religioso. Credo però non del tutto fondata l'accusa di liberalismo, al di là di tanti chiacchieroni democristiani che vanno in cerca di padri nobili per giustificare i loro tradimenti. Ad ogni modo, non mi hanno colpito granché. E' tutto.

Buona giornata don Camillo, exurge Christe adiuva nos (anche se detto all'ora Terza è un po' tardino ...)

don Camillo ha detto...

P. Zoffoli lo diceva chiaramente: istruiamo come vuole il Concilio (si tratta ovviamente di una strategia retorica) i fedeli alla partecipazione alla Messa, diamogli insegnamenti seri di dottrina e liturgia. Ma poi - aggiungeva - non vi lamentate se vedendo una liturgia neocatecumenale vanno a protestare dal Vescovo!

E' una linea più che condivisa intra muros, infatti è quello che il Venerando padre Zoffoli ha previsto, un putiferio santo a motivo della corretta istruzione dei fedeli, della serie, hanno voluto, grazie al Concilio, istruire il popolo, ecco che contro di loro si è scatenato il putiferio!

Ma il meglio, secondo me, deve ancora venire!

Circa a Rosmini, proprio le 5 Piaghe sono stato motivo dell'Indice per lui. Tutta la filippica sulla "partecipazione del popolo", i novatori l'hanno praticamente utilizzata TUTTA (una bombetta ben confezionata) ma accuratamente hanno tagliato la sua disanima conclusiva! Troppo intelligente, Rosmini, per non pensare a questo! Ma forse sono solo prevenuto con contro di lui!

buona giornata a te, e grazie!

Andrea Carradori ha detto...

Bellissima ed edificante " conversazione " a margine di un post stupendo !
( Per favore Don potrei avere una traduzione credibile e valida liturgicamente delle preci leonine da far recitare ai fedeli ? Grazie ! )

don Camillo ha detto...

Grazie per i complimenti, in effetti una chiacchierata davvero di livello!

Come sai le Preci dette di Leone XIII, sono state omesse nel Messale del 1965, pertanto non le troverai. A mio avviso puoi utilizzare tranquillamente quelle che trovi nei Messalini bilingue purchè abbiano il nullaosta della Curia (giusto per una maggiore sicurezza liturgica) li hanno quasi tutti.

Andrea Carradori ha detto...

Buona domenica caro Don !
" puoi utilizzare tranquillamente quelle che trovi nei Messalini bilingue " sono illeggibili e impronunciabili da un fedele dei tempi nostri allora è meglio in latino , tanto incomprensibilità x incomprensibilità ...

Andrea Carradori ha detto...

Per fortuna ci ha pensato la buona Mic :
San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro le malvagità e le insidie del diavolo, sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi ! E Tu, Principe della milizia celeste con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime.
Amen

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/09/oggi-la-chiesa-ricorda-gli-arcangeli.html

don Camillo ha detto...

Sì, credo che la via migliore sia quella della recita in latino, io faccio così anche perchè alla fine quelle preghiere le recito solo io, perchè sono riservate.

Louis Martin ha detto...

Gentile Andrea,
la ringrazio a mia volta, anche se il merito è tutto di don Camillo. E complimenti a lei per l'ottimo blog Traditio Catholica.

Don Camillo, riprendendo un attimo il discorso (Rosmini a parte che non è ciò che mi interessa) mi ha fatto riflettere l'associazione "comprensione della liturgia-giansenismo".

Questa associazione è effettivamente pericolosissima se generalizzata e considerata astrattamente.

E' pero vero che, in concreto, tante anime hanno bisogno di una migliore comprensione anche solo di alcune parti della liturgia (non si può neppure dire in astratto quali) proprio perché sono "anime liturgiche".

Parlo da persona che ha avuto la grazia di scoprirsi un'anima benedettina.
La liturgia è diversa da ogni devozione personale. La tradizione benedettina, come ben saprà, non conosce forme particolari di devozione né "tecniche" (che già definirle tali come si fa oggi è una mostruosità) di preghiera.

Il principio da cui parte è semplice: noi non sappiamo pregare, la Santa Chiesa sì. Dunque ci si unisce alla preghiera liturgica della Chiesa, nella Messa e nell'Opus Dei. Molte parti di queste (penso ad esempio alla preghiera di colletta, a molti versetti, agli inni ...) vengono fatti propri e plasmano nel tempo l'anima e la vita, facendone una prosecuzione delle liturgia.

In breve, si tratta di "interiorizzare" la preghiera della Chiesa: cioè farne la propria devozione.

Certo, poi non manca neppure la devozione. Non manca mai il rosario,ad esempio, e l'assoluta libertà della preghiera del cuore.

Per intendersi: credo che quando il ministrante le dice "Spera in Deo, quóniam adhuc confitébor illi" la sua anima sacerdotale sia spinta a lasciarsi alle spalle ogni turbamento ...

don Camillo ha detto...

Molto vero!
L'approccio benedettino che lo amo molto - infatti tra i miei più alti desideri è quello di rifugiarmi presto o tardi all'Abbazia di Bellaigue - è comunque molto curioso.

Ti racconto un episodio, sono stato qualche giorno in ritiro in un monastero benedettino: preghiera del vespro, l'Abate al termine dice "ed ora preghiamo per il nostro fratello gravemente ammalatalo", tutti in ginocchio a recitare una Ave Maria... ed io dentro di me mi son detto: "ma fino ad ora che abbiamo fatto, secondo loro?"

Ecco.

Louis Martin ha detto...

Bellismo! Spero che non sia andato a dirlo all'Abate!

Santa domenica e lei don Camillo e a tutti.

Andrea Carradori ha detto...

Grazie esimio Louis Martin ! Confido sulle Sue preghiere !

Louis Martin ha detto...

Carissimo Andrea,
sa bene che se me lo chiede mi vincola nell'obbligo della fraternità cristiana.
La ricorderò questa sera stessa al modo monastico, concludendo i Vespri.
L'Ufficio benedettino si conclude con la preghiera per i fratelli presenti e lontani:

V. Divínum auxílium maneat semper nobíscum.
R. Et cum frátribus nostris absentibus.

La obbligo però a ricambiare!

In Maria

Andrea Carradori ha detto...

Obbligato carissimo Louis !!!
In unitate orationis !

Andrea Carradori ha detto...

Chiedo scusa don ma il rito del battesimo con l'antico rituale IN ITALIANO si può fare ? Il testo lo prendiamo da Maranatha ?